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Banche italiane: tassa su extraprofitti pesa in Borsa

Banche italiane: tassa su extraprofitti pesa in Borsa

Il Governo Meloni ha stupito il mercato introducendo una tassa sugli extraprofitti per le banche italiane e quelle estere attive nel Bel Paese. La mossa, inaspettata, ha portato a violente vendite a Piazza Affari su tutti gli istituti di credito. Il trend rialzista che aveva caratterizzato l’andamento del FTSE Mib nei mesi scorsi ha subito una brusca battuta d’arresto, con il comparto finanziario che è uno dei più rappresentativi della Borsa italiana. Cosa aspettarsi ora? Quali potranno essere le ricadute economiche per le banche?  Ecco la view settimanale contenuta nella Weekly Note di Vontobel (QUI per iscriversi gratuitamente).

 

A inizio agosto il Governo italiano ha deciso di introdurre una tassa una tantum sugli utili delle banche. Denominata tassa sugli extraprofitti, ha avuto un effetto immediato sulle quotazioni di tutte le banche: il 9 agosto le banche quotate a Piazza Affari hanno bruciato circa 10 miliardi di capitalizzazione. Secondo il modello finora approvato dal Consiglio dei Ministri con il Decreto Omnibus, l’imposta straordinaria sarà pari al 40% e si applicherà al maggior valore tra margine di interesse relativo all’esercizio 2022 che eccede per almeno il 5% il margine di interesse nell’esercizio 2021 e l’ammontare dello stesso valore relativo all’esercizio 2023 che eccede per almeno il 10% il margine di interesse nell’esercizio 2021. L’imposta prevede un tetto massimo dello 0,1% del totale attivo.

Secondo fonti governative, le entrate fiscali possono essere quantificate in circa 2 miliardi di euro. Per gli analisti di Bank of America, il costo di questa tassa ridurrebbe gli utili delle banche italiane tra il 2 e il 9%. Secondo Morningstar, l’impatto sui profitti 2023 sarà del 10% per Intesa Sanpaolo e del 6% per Unicredit, i due istituti più impattati dal Decreto. Meno rilevanti le ricadute per le banche estere attive in Italia: per gli analisti di Morningstar l’impatto per BNP Paribas e Credit Agricole dovrebbe essere inferiore al 2%. Il condizionale è tuttavia d’obbligo. Nel corso delle prossime settimane è infatti attesa una discussione parlamentare che potrebbe portare a significative modifiche della norma. Potrebbero essere escluse dalla tassa le banche più piccole e quelle popolari, così come la discussione verterà sulla possibilità di portare in deduzione dall’imponibile quanto verrà pagato.

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