Banche USA: è allarme riserve sui crediti immobiliari inesigibili - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Banche USA: è allarme riserve sui crediti immobiliari inesigibili

Banche USA: è allarme riserve sui crediti immobiliari inesigibili

Le autorità di regolamentazione statunitensi lanciano l’allarme sui crediti immobiliari commerciali delle banche USA: le riserve a copertura dei prestiti inesigibili non sono sufficienti. Secondo i documenti depositati presso la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), le riserve medie di JPMorgan Chase, Bank of America, Wells Fargo, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley sono passate nell’ultimo anno da 1,60 dollari a 90 centesimi per ogni dollaro di debito immobiliare commerciale in ritardo di pagamento da almeno 30 giorni. Ciò è avvenuto per effetto della crescita triplicata dei crediti commerciali insoluti per le sei big bank a 9,3 miliardi di dollari.

Allargando l’orizzonte a tutte le altre banche USA, i dati FDIC mostrano che per ogni dollaro di prestiti immobiliari commerciali insoluti, gli istituti di credito detengono 1,40 dollari di riserva, in netto calo rispetto ai 2,20 dollari dello scorso anno. In tale contesto, il valore del credito insoluto è più che raddoppiato nell’arco di un anno, passando da 11,2 a 24,3 miliardi di dollari.

 

Banche USA: il problema delle riserve

Quella delle riserve bancarie per coprire le eventuali future insolvenze dei prestiti immobiliari è diventata una questione molto spinosa nel settore finanziario. Gli accantonamenti infatti rischiano di deprimere gli utili. Ciò è quanto sta avvenendo, ad esempio, alla banca regionale in difficoltà New York Community Bancorp, che ha perso oltre la metà della sua capitalizzazione nel momento in cui ha reso nota l’entità degli accantonamenti.

In genere, sulla base degli accordi con le autorità di regolamentazione, le banche USA detengono riserve intorno al 10% sui prestiti non garantiti come quelli con carta di credito, e del 2-3% sui prestiti immobiliari commerciali che di norma hanno tassi di insolvenza più contenuti. Tuttavia, con una crisi immobiliare in atto, questo potrebbe essere un modus operandi rischioso.

In sostanza, le banche si affidano ai tassi di perdita storici per gli immobili commerciali e su questo basano l’entità delle proprie riserve, piuttosto che far riferimento ai tassi di insolvenza attuali. Secondo Richard Barkham, capo economista globale presso la società immobiliare commerciale CBRE, non considerare adeguatamente gli accantonamenti è “fondamentalmente un comportamento sbagliato”, alla luce del fatto che nei prossimi cinque anni “le banche potrebbero perdere fino a 60 miliardi di dollari sui prestiti immobiliari commerciali”. Tale cifra sarebbe praticamente il doppio rispetto alla perdita di 31 miliardi di dollari stimata da BankRegData, società che raccoglie e analizza i dati degli istituti di credito.

Le grandi banche USA tuttavia non sembrano troppo preoccupate. Bank of America alla fine dello scorso anno aveva individuato in 5 miliardi di dollari il debito immobiliare nei segmenti del mercato in cui i prezzi erano scesi. Questo importo si confronta con i quasi 30 miliardi di dollari di guadagni nel 2023 e gli oltre 3.200 miliardi di dollari di attivo, ha sottolineato la banca. Quindi l’entità del debito immobiliare rappresenta solo una parte esigua. A febbraio però BofA ha riportato che le insolvenze sui crediti immobiliari commerciali sono salite del 50% a 2,1 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre. Allo stesso tempo, le riserve attinenti a quei prestiti sono state tagliate di 50 milioni di dollari, portandole a meno di 1,3 miliardi di dollari.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *