Il risiko bancario è una questione europea e si è arricchito oggi di una nuova puntata. Dopo l’assalto di Mps a Mediobanca e l’avanzata di Unicredit su Commerzbank, oggi Bbva ha fatto la sua mossa sul Banco Sabadell. Come si legge in una nota ufficiale, l’istituto ha dato ufficialmente il via a un’offerta pubblica di acquisto ostile da 14,8 miliardi di euro nei confronti di Banco Sabadell.
In questo articolo:
- Bbva-Banco Sabadell: uno scenario già visto in Italia
- Cosa succederebbe in termini numerici
- Intanto in Olanda
Bbva-Banco Sabadell: uno scenario già visto in Italia
L’assalto di Bbva, che mira a dar vita alla seconda banca spagnola per attivi (subito dietro Caixabank), rievoca inevitabilmente uno scenario già visto in Italia. Stiamo parlando della battaglia, a colpi di rilanci, tra Mps e Mediobanca. Anche in quel caso, infatti, l’opa fu vista come ostile e l’offerta percepita come troppo bassa dagli azionisti della banca bersaglio. Aspetto, quest’ultimo, che con ogni probabilità tenderà ad aprire un braccio di ferro fatto di resistenze, rilanci, controfferte e negoziati anche in Spagna.
Nel dettaglio, l’offerta presentata da Bbva prevede la consegna di un’azione ordinaria della banca acquirente più 0,70 euro in contanti per ogni 5,5483 azioni di Sabadell. L’accoglienza, almeno in questa prima fase, non è stata positiva. Tutt’altro. In una nota ufficiale, Josep Oliu, presidente di Banco Sabadell, l’ha ritenuta “addirittura peggiore di quella respinta nel maggio del 2024”, aggiungendo che Banco Sabadell si è apprezzata di più e ha remunerato i suoi azionisti più di Bbva negli ultimi 16 mesi.
Inoltre, ha tenuto a precisare che se gli azionisti del Banco Sabadell accettano l’offerta “perdono più dell’8% del loro investimento, non percepiscono più il dividendo straordinario di 50 centesimi che verrà pagato all’inizio del 2026 quando si chiuderà la vendita di TSB, devono pagare le tasse sulla plusvalenza al momento dello scambio delle loro azioni e nella stragrande maggioranza dei casi riceveranno meno liquidità di quella che dovranno versare al Tesoro”. Un quadro affatto positivo.
Sulla stessa scia anche l’a.d. del Banco Sabadell, César González-Bueno. “Sono state riscontrate ancora più carenze e omissioni nei numeri e nelle ipotesi rispetto alla versione precedente”. Peraltro, ha aggiunto, “sembra un’offerta scadente, carica di ipotesi irrealistiche, ma sarà necessario analizzarla in dettaglio prima di poter fare una valutazione completa”, ha affermato l’amministratore delegato del Banco Sabadell.
È qui che il parallelo con l’operazione Mps-Mediobanca diventa più evidente. Anche in quel caso la prima proposta venne respinta, e dopo il rilancio, il Cda di Piazzetta Cuccia votò di nuovo no. Voto inutile visto poi come è finita l’opas. La storia insegna che il meccanismo del “rilancio sì, rilancio no” è parte integrante delle opa ostili: la prima offerta serve a posizionarsi, a lanciare un segnale al mercato e ad aprire il confronto, ma difficilmente rappresenta la proposta finale. Non è quindi da escludere che nei prossimi giorni Bbva sia costretta a mettere sul tavolo condizioni più allettanti, soprattutto perché il titolo Sabadell ha già superato il prezzo implicito dell’offerta, rafforzando la convinzione che il mercato si aspetti un rilancio.
Cosa succederebbe in termini di numeri
Le dimensioni dell’operazione sono tali da ridisegnare il mercato bancario spagnolo e, in parte, quello europeo. Attualmente Bbva è la terza banca della Spagna per attivi, mentre Sabadell occupa il quarto posto. Insieme supererebbero la soglia simbolica dei 1.000 miliardi di euro in attivi, consolidando la posizione sul mercato domestico e collocandosi immediatamente dietro Caixabank.
Tuttavia, la prospettiva è più sfumata se si tiene conto delle mosse collaterali previste: la vendita della controllata britannica TSB e la distribuzione di un maxi-dividendo straordinario da 2,5 miliardi di euro ridurrebbero il totale degli attivi a circa 981 miliardi, mantenendo il gruppo al di sotto della barriera del trilione che distingue colossi europei come Bnp Paribas, Hsbc o Santander. Si tratterebbe dunque di una “quasi megabanca”.
Il governo spagnolo gioca in questa vicenda un ruolo non secondario. Secondo quanto riportato dal Financial Times, Madrid avrebbe comunicato a Bbva che non le sarà consentito fondersi con Sabadell per almeno tre anni. Ciò significa che anche se l’operazione dovesse andare a buon fine, i due istituti di credito potrebbero operare in parallelo all’interno dello stesso gruppo societario. Peraltro, il governo spagnolo ha indicato che potrebbe estendere il divieto fino a cinque anni o anche di più. Attenzione: la Spagna potrebbe avere un governo diverso entro quella data. Le prossime elezioni sono previste per il 2027 e il primo ministro Pedro Sánchez è sotto pressione per indire elezioni anticipate.
Una situazione complessa che non è affatto nuova. Sono diverse infatti le banche europee che stanno incontrando difficoltà nel tentativo di consolidamento, a causa della resistenza dei governi nazionali, nonostante la Commissione europea abbia avvertito che interverrà contro le “restrizioni ingiustificate” al mercato unico imposte dagli Stati membri. Ne è un esempio, in questa direzione, il golden power applicato dal governo italiano all’opa lanciata da Unicredit su Banco Bpm, che ha costretto l’a.d. di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, a ritirare l’offerta mentre ha tirato dritto nei confronti di Commerzbank. Operazione non affatto apprezzata dal governo tedesco.
Intanto Carlos Torres Vila, presidente di Bbva, ha dichiarato che l’istituto potrebbe iniziare a beneficiare delle sinergie anche prima di una fusione, stimando che varranno 175 milioni di euro nel 2027 e 235 milioni di euro nel 2028. Inoltre, supponendo che la fusione avvenga alla fine del 2028 o nel 2029, Bbva ha affermato che le sinergie saliranno a 900 milioni di euro nel 2029, di cui 510 milioni di euro di risparmi sulle spese operative, 325 milioni di euro di risparmi derivanti dai tagli di posti di lavoro e 65 milioni di euro di “sinergie di finanziamento”.
Bbva, dal canto suo, non si limita alla mera offerta. La banca ha annunciato una campagna di incontri con gli azionisti di Sabadell, sia in presenza che virtuali, con l’obiettivo di illustrare i termini dell’offerta e convincerli dei vantaggi dell’operazione. Nei materiali ufficiali diffusi si sottolinea che, accettando l’opa, gli azionisti Sabadell diventerebbero titolari di una quota del 13,6% del nuovo gruppo, con la possibilità di beneficiare di un potenziale di crescita ben superiore rispetto a quello di un Sabadell isolato. È una strategia di comunicazione chiara, che punta a bypassare la rigidità del board e a conquistare direttamente il consenso della base azionaria.
Intanto in Olanda
In questo scenario spagnolo si inserisce, quasi come un contrappunto, la notizia proveniente dall’Olanda. Il governo di Amsterdam ha infatti venduto un ulteriore 10% di Abn Amro, incassando 1,55 miliardi di euro e riducendo la propria partecipazione al 20%. Si tratta di un passaggio importante nel percorso di progressiva privatizzazione della banca, iniziato dopo la nazionalizzazione durante la crisi del 2008.
Se da un lato non ha la portata rivoluzionaria di un’opa ostile, dall’altro questa operazione mostra chiaramente come in tutta Europa il settore bancario stia attraversando una fase di consolidamento e di ridisegno degli assetti proprietari. L’interesse di fondi e investitori istituzionali internazionali per Abn Amro testimonia che le banche europee restano un asset strategico, capaci di attrarre capitali in un contesto in cui la dimensione e la solidità diventano fattori sempre più decisivi per competere.









