BCE: 3 punti chiave da osservare nella riunione di giovedì

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Questa settimana la Banca centrale europea (BCE) si riunirà per la prima volta nel 2025 per decidere sulla politica monetaria. L’incontro è in agenda il giorno dopo quello della Federal Reserve. Nel 2024 l’Eurotower ha tagliato i tassi di interesse per quattro volte. Si tratterà del primo incontro da quando Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, il che avrà una valenza importante per capire il contesto in cui opererà l’istituto guidato da Christine Lagarde.

 

BCE: ecco cosa aspettarsi giovedì

La riunione di questo giovedì metterà in luce diversi aspetti su cui investitori e analisti potranno concentrare la loro attenzione. Il primo sono ovviamente ai tassi di interesse. Il mercato ha già scontato un taglio di un quarto di punto, con il tasso di rifinanziamento delle operazioni principali che dovrebbe scendere al 2,90%, il tasso sui depositi al 2,75% e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 3,15%.

Gli investitori guarderanno soprattutto alle indicazioni della BCE sul percorso futuro, ovvero su quanti tagli potrebbe fare quest’anno l’istituto centrale. Le aspettative del mercato sono di quattro sforbiciate, con il costo del denaro che dovrebbe attestarsi intorno al 2%, un livello che viene considerato neutrale, ossia che non stimola né fa contrarre l’economia.

Tuttavia le posizioni in seno al Consiglio direttivo sono varie. Ad esempio, l’economista falco Isabel Schnabel è contraria a mettere in campo troppi tagli e invita la BCE a una profonda riflessione su quanto rapidamente agire. La governatrice della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha dichiarato la scorsa settimana che il livello neutro è compreso tra l’1,75% e il 2,25%. Tra l’altro, nella sua guidance di dicembre, la BCE ha rimosso dal linguaggio l’impegno a mantenere i tassi restrittivi. “I trader si aspettano che Lagarde apra la porta a ulteriori tagli dei tassi”, ha commentato Bruno Cavalier, capo economista della società finanziaria tedesca Oddo BHF.

Molto però dipenderà dall’economia dell’eurozona, ovvero se si riprenderà o meno dalla fase attuale di debolezza. “Una volta che i tassi raggiungeranno il 2,5%, i responsabili politici della BCE dovranno riflettere un po’ di più per decidere dove andare, ma data un’economia debole, il rischio è sbilanciato verso un calo dei tassi all’1,75%”, ha detto Konstantin Veit, gestore di portafoglio di Pimco.

Un altro elemento da considerare è cosa intenda fare la Fed. In sostanza, se la Banca centrale americana smettesse di tagliare i tassi di interesse a fronte di un’economia USA forte e di un’inflazione che rialza la testa, la BCE potrebbe rallentare il ritmo delle riduzioni. “Se negli Stati Uniti non tagliano perché l’economia è forte è  una buona notizia anche per l’Europa. la BCE potrebbe effettivamente essere tentata di tagliare un po’ meno”, ha detto Frederik Ducrozet, responsabile della ricerca macroeconomica di Pictet Wealth Management. Diverso è il discorso se il minore accomodamento derivasse da uno scenario di stagflazione. In quel caso, “non credo che faccia differenza per la BCE”, ha aggiunto.

Il secondo aspetto chiave nel meeting della BCE è l’inflazione. L’ultima lettura di dicembre ha riportato un indice dei prezzi al consumo al 2,4%, massimo da luglio. L’incremento è stato guidato dai prezzi dell’energia e dei servizi, che rappresentano attualmente una spina nel fianco per l’autorità monetaria. Tuttavia, l’inflazione si sta muovendo in linea con le aspettative della BCE e il capo economista Philip Lane è ottimista sul fatto che il rallentamento della crescita dei salari ridurrà a breve l’inflazione nei servizi. In tale contesto, l’esponente di spicco della Banca centrale ha avvertito che se i tassi resteranno alti troppo a lungo, il carovita potrebbe scivolare al di sotto dell’obiettivo del 2%. Guardare solo l’inflazione trascurando la crescita potrebbe essere un problema per Piet Christiansen, capo analista di Danske Bank. “Sebbene la BCE miri solo all’inflazione, che si avvicina al 2%, non si può vedere tutto come dal punto di vista di un unico mandato, perché la crescita è importante per capire dove andrà l’inflazione”.

Il terzo aspetto cruciale è osservare il pensiero della BCE in merito alle eventuali tariffe di Trump. Da quando è tornato alla Casa Bianca, il presidente USA ha annunciato dazi su Canada e Messico, tenendo sulla linea del fuoco Cina ed Europa. Al World economic forum di Davos, il magnate ha affertmato che le imprese europee devono produrre negli Stati Uniti, altrimenti imporrà dei dazi. Per la BCE si tratta di capire come questi impatteranno sull’inflazione dell’eurozona, nel senso di quanto l’eventuale aumento dei prezzi negli Stati Uniti sarà esportato nel Vecchio continente. Nelle sue dichiarazioni della scorsa settimana, Lagarde ha detto di non ritenersi preoccupata, ma secondo gli economisti di ABN Amro tali dichiarazioni segnalano che la BCE si aspetta conseguenze negative per la crescita.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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