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BCE: dopo il tono da falco di Lagarde, gli analisti diventano pessimisti sui tassi

BCE: dopo il tono da falco di Lagarde, gli analisti diventano pessimisti sui tassi

La riunione della BCE della scorsa settimana ha sferrato un colpo micidiale ai mercati azionari, che hanno chiuso l’ottava con pesanti perdite diffuse. Gli investitori sono rimasti molto delusi dal tono particolarmente aggressivo utilizzato dal Governatore Christine Lagarde in conferenza stampa, che ha sbandierato un atteggiamento molto severo dell’Eurotower per combattere l’inflazione che in questo momento è sempre di cinque volte il suo obiettivo del 2%. In sostanza, il messaggio che ha voluto trasferire l’ex-FMI è stato quello di scordarsi qualsivoglia svolta accomodante nel prossimo anno.

Questo per il mercato ha l’effetto di un coltello di ghiaccio, dal momento che l’Europa affronta sempre una gravissima crisi energetica che verosimilmente preparerà il terreno a una recessione abbastanza profonda. Le preoccupazioni montano soprattutto nel mercato obbligazionario, con Paesi altamente indebitati come l’Italia che rischiano che un’ondata speculativa colpisca i propri titoli facendo salire i rendimenti a livelli pericolosi.

 

BCE: le banche d’affari ora sono più pessimiste sui tassi

La comunicazione di Lagarde, non nuova ad esternazioni dagli effetti catastrofici, non è proprio piaciuta agli investitori e alimenta il pessimismo tra gli analisti delle banche d’affari internazionali su quello che può essere l’andamento dei tassi nel 2023.

A giudizio di Goldman Sachs, la Banca Centrale Europea alzerà i tassi di 50 punti base a febbraio e marzo, mentre in precedenza la banca d’affari statunitense aveva pronosticato una stretta nei due mesi di 25 punti base. Goldman indica un ostacolo più elevato per rallentare il ritmo della stretta, soprattutto perché “le nostre previsioni di inflazione superano quelle dello staff nei prossimi mesi”, hanno affermato gli analisti della banca.

Dello stesso avviso risulta essere Morgan Stanley, secondo cui “il Presidente Lagarde ha suggerito che la BCE dovrà effettuare ulteriori rialzi per riportare i prezzi al target”. Quindi, “pensiamo che la BCE aumenterà di altri 50 punti base nel marzo 2023 e rallenterà il ritmo nel maggio 2023-25”, scrivono gli esperti dell’istituto finanziario americano.

Gli analisti di UBS hanno osservato come la BCE abbia aumentato “la retorica da falco dopo aver raggiunto la parte superiore del suo intervallo neutrale”. La banca svizzera sottolinea come Francoforte sia stata una delle ultime Banche centrali a iniziare il ciclo dei rialzi dei tassi e quindi “ha più terreno da coprire”.

Particolarmente pessimisti sono gli analisti di Société Générale, che si aspettano una BCE molto aggressiva nel 1° semestre 2023, con due rialzi da 50 basis point, seguiti da tre strette di 0,25 punti percentuali. “Sulla base di questa sfida a lungo termine alla stabilità dei prezzi, non vediamo alcuna possibilità che la BCE metta in pausa o lasci una posizione politica restrittiva fino a quando non ritiene che l’inflazione core, a circa un anno di anticipo, sia al sicuro intorno all’obiettivo. Non ci aspettiamo che ciò accada prima della fine del 2024”, ha sottolineato l’istituto francese.

Gli opinionisti di Danske Bank manifestano una certa delusione dal linguaggio da falco di Lagarde. “Mentre ci aspettavamo una formulazione infinita di ulteriori rialzi dei tassi a venire, siamo rimasti sorpresi dalla significativa guida da falco fornita ieri da Lagarde” hanno riferito, aggiungendo poi di aver già sottolineato “il rischio per le previsioni per un periodo più lungo/superiore allo scenario di base” Quindi, a seguito della riunione di ieri, “abbiamo rivisto la nostra chiamata alla BCE”, hanno affermato dalla banca danese.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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