Bce, giovedì la riunione: le quattro domande per Lagarde

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Sale l’attesa per la riunione della Banca centrale europea (Bce) di giovedì 11 settebre, non solo per la decisione che l’istituto guidato da Christine Lagarde dovrà prendere in tema di tassi di interesse, ma anche e soprattutto per le prospettive di politica monetaria nei prossimi mesi, alla luce delle numerose situazioni che possono condizionare l’economia dell’Eurozona. In questo articolo:

 

  • Bce: nella riunione di giovedì cosa farà con i tassi di interesse?
  • Le altre questioni da tenere in considerazione

 

Bce: nella riunione di giovedì cosa farà con i tassi di interesse?

Da giugno 2024, l’Eurotower ha tagliato per ben 8 volte i tassi di interesse, portandoli dal 4,50% al 2,15%. Nell’ultima riunione ha lasciato tutto invariato e le aspettative per la riunione di questa settimana sono per una conferma, la seconda consecutiva del costo del denaro. L’inflazione europea di agosto si è attestata al 2,1%, leggermente al di sopra dell’obiettivo di lungo termine del 2% dell’autorità monetaria. Contestualmente, la crescita del Pil nel primo trimestre è stata doppia rispetto alle attese della Bce, mentre l’accordo commerciale tra Bruxelles e Washington ha ridotto l’incertezza generale. Ne consegue che il board ha poche ragioni per tagliare ancora i tassi di riferimento.

Il punto è se effettivamente in questo ciclo di accomodamento le riduzioni siano terminate o ci sia ancora spazio per un’altra sforbiciata. In verità, i responsabili politici all’interno del Consiglio direttivo sono divisi sulla direzione dell’inflazione e alcuni non hanno escluso un’ulteriore mossa. In generale gli economisti sono convinti che la Bce abbia finito con i tagli, mentre il 70% dei trader sconta la possibilità di un altro intervento entro la prossima estate.

I sostenitori di altri tagli ritengono che lo stress del mercato obbligazionario e la forza dell’euro rispetto al dollaro – con la Federal Reserve che si appresta a riprendere il ciclo dei tagli – nonché l’inflazione ancora bassa, siano motivi sufficienti per una Bce ancora accomodante. Al contrario, coloro che propendono per la fine del ciclo di riduzioni, sono convinti che gli stimoli fiscali tedeschi e la mancanza di vere ragioni per sostenere l’economia frenino Lagarde dall’attuare ulteriori misure espansive. Analisti e investitori presteranno attenzione alle parole della presidente Bce in conferenza stampa per capire le intenzioni future di Francoforte.

 

Le altre questioni da tenere in considerazione

Il tema dei tassi di interesse sarà indubbiamente il focus dell’appuntamento di giovedì, ma il mercato si concentrerà anche su tre altri aspetti cruciali. Il primo è la questione francese. Le turbolenze politiche nella seconda economia del Vecchio continente sono una grossa fonte di incertezza. Oggi il governo transalpino sarà sottoposto al voto di fiducia in Parlamento e le probabilità di una sconfitta sono alte.

Una debacle del primo ministro François Bayrou rischierebbe di stressare i mercati obbligazionari, con la conseguenza che la Bce potrebbe mettere in moto il suo strumento di protezione per i Paesi il cui debito è sotto pressione senza che ne siano direttamente responsabili. Il caso francese non rientrerebbe nelle casistiche previste. Lagarde potrebbe chiarire meglio la situazione davanti ai giornalisti giovedì.

La seconda questione è la prospettiva economica dell’Europa dopo l’accordo del 15% sui dazi con gli Stati Uniti. Lagarde ha già affermato che l’intesa non è molto distante dall’aspettativa di base del 10% della Bce. Tuttavia, alcuni economisti ritengono che le tariffe potrebbero impattare sull’economia in maniera negativa, soprattutto se ci dovesse essere una qualche forma di escalation. “Sarei un po’ più critico o scettico riguardo all’accordo di quanto probabilmente lo sarà la Bce nella sua riunione”, ha detto Carsten Brzeski, responsabile globale della macro di Ing.

Infine, il mercato vorrà comprendere la posizione di Lagarde in merito al tema dell’indipendenza della Fed dopo le aggressioni da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha cercato di licenziare la governatrice Lisa Cook. L’ex-Fmi ha affermato che l’atteggiamento di Trump rappresenta un “pericolo molto serio per l’economia globale”, in quanto il cedimento della Fed a richieste di tassi più bassi potrebbe alimentare l’inflazione e condizioni di finanziamento più restrittive che si riverserebbero sulla zona euro. “Si tratta di stabilità finanziaria. Questo è ciò che sarebbe a rischio senza una Fed indipendente”, ha detto Guy Miller, chief market strategist di Zurich Insurance Group.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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