Dopo la Federal Reserve e la Bank of Japan, oggi è il turno della Banca centrale europea (Bce) di decidere sulla politica monetaria nella riunione periodica. L’appuntamento arriva in un clima molto teso, con la guerra in Iran che non accenna a una de-escalation e il rischio di una crisi economica globale sempre più concreto.
In questo articolo:
Bce: come si comporterà dopo Fed e BoJ?
Le aspettative del mercato
Bce: come si comporterà dopo Fed e BoJ?
Sia la Fed che la BoJ hanno preferito lasciare tutto invariato, in attesa di valutare gli sviluppi economici derivanti dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. La Banca centrale americana ha mantenuto i tassi di interesse nell’intervallo 3,5%-3,75%, sottolineando la forte incertezza del quadro economico. Il presidente Jerome Powell ha evidenziato in conferenza stampa che l’inflazione resta sopra il target e potrebbe salire al 2,7% a causa dei prezzi energetici elevati e dei dazi. Ha inoltre escluso, per ora, scenari di stagflazione grave, pur ammettendo che i rischi sono aumentati.
Anche la Banca del Giappone non ha apportato modifiche al costo del denaro, che rimane allo 0,75%. Il presidente Kazuo Ueda ha confermato un approccio prudente, sottolineando una crescita economica moderata in un contesto di elevata incertezza. All’interno del board della BoJ, tuttavia, sono emerse divisioni: alcuni membri spingono per un rialzo dei tassi, mentre altri preferiscono una strategia attendista. Ueda ha ribadito di essere pronto ad alzare i tassi qualora l’inflazione diventasse più persistente.
Tenuto conto delle decisioni delle altre Banche centrali, è probabile che la Bce segua la stessa linea. L’impatto dell’aumento dei prezzi di gas e petrolio sull’inflazione resta incerto, sia perché i dati saranno disponibili solo nei prossimi mesi, sia per l’incertezza sulla durata della guerra. La sensazione generale è che il conflitto in Medio Oriente non si concluderà rapidamente, comunque non entro le 4-5 settimane ipotizzate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Va inoltre considerato che la Bce, così come la BoJ, potrebbe essere più esposta rispetto alla Fed agli effetti del rincaro di gas e petrolio, data la maggiore dipendenza energetica. Se prima del conflitto si ipotizzava la possibilità di ulteriori tagli dei tassi nel corso dell’anno, l’attuale contesto ha cambiato lo scenario: con i rischi inflazionistici in aumento, si torna a parlare di possibili strette monetarie.
Le aspettative del mercato
A breve saranno comunicate le decisioni sui tassi, ma il mercato non si attende cambiamenti in questa riunione. L’attenzione sarà invece rivolta alla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde, dalle cui parole si cercherà di delineare il quadro per le prossime mosse.
“Ci aspettiamo che la Bce mantenga il tasso sui depositi al 2% per la sesta riunione consecutiva”, ha dichiarato Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco. “A nostro avviso, le nuove proiezioni degli esperti della Bce mostreranno un temporaneo superamento del target d’inflazione, dovuto all’aumento dei prezzi dell’energia, prima di un ritorno al 2% il prossimo anno”. Per quanto riguarda il tono della comunicazione, l’esperto prevede che verrà sottolineata “l’accresciuta incertezza politica” e adottato “un approccio più restrittivo, senza modificare immediatamente la politica monetaria”.
Dello stesso avviso è Josefina Rodriguez, economista di Vanguard, secondo cui i tassi resteranno invariati mentre il Consiglio direttivo rimarrà in allerta per il forte aumento dei prezzi energetici. “Riteniamo che sia troppo presto perché la Bce segnali un cambiamento di orientamento: molto dipenderà dall’entità e dalla durata dello shock”, ha affermato. “Pur prevedendo una politica monetaria invariata fino al 2026, abbiamo rimosso il precedente orientamento al ribasso sui rischi relativi ai tassi”.
Secondo Henry Cook, economista senior di Global Markets Research, il messaggio centrale della riunione sarà “attendere e osservare”. Tuttavia, “i funzionari vorranno evitare che questa posizione venga interpretata come compiacenza”, ha aggiunto. “Ci aspettiamo una retorica relativamente restrittiva durante la conferenza stampa, con la Bce che enfatizzerà la necessità di vigilare sui rischi per l’inflazione nel medio termine”. Cook ritiene che rialzi dei tassi siano possibili nel corso dell’anno se i prezzi dell’energia dovessero rimanere elevati. Per giustificare una stretta, però, sarebbero necessarie prove concrete di una ripresa dell’inflazione di fondo, insieme a un’attività economica resiliente. “Qualora la Bce ritenesse necessario inasprire la politica monetaria, è difficile immaginare un intervento isolato. Ci aspetteremmo che il tasso sui depositi venga portato almeno al 2,50% per ancorare efficacemente le aspettative”, ha precisato.









