BCE: per le grandi banche dopo marzo frenerà sui tassi - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

BCE: per le grandi banche dopo marzo frenerà sui tassi

BCE: per le grandi banche dopo marzo ridurrà il ritmo dei rialzi dei tassi

La settimana passata ha lasciato il segno sui mercati finanziari in Europa, a seguito della riunione della Banca centrale europea. L’Eurotower ha alzato i tassi di riferimento e quelli sui depositi di mezzo punto percentuale portandoli rispettivamente al 3% e al 2,5%, come era ampiamente atteso dagli analisti. Le maggiori incertezze erano invece sul tono che il governatore Christine Lagarde avrebbe usato in conferenza stampa, dopo il rigido atteggiamento restrittivo mostrato in occasione del World Economic Forum a Davos. In quell’occasione Lagarde aveva promesso battaglia per sconfiggere l’inflazione con rialzi molto forti sui tassi d’interesse. Giovedì scorso, invece, la numero uno della BCE si è limitata a dire che il Consiglio direttivo “valuterà il successivo percorso della nostra politica monetaria”. Un commento che è stato ampiamente inteso come un segnale di moderazione dai mercati.

 

BCE: ecco cosa pensano le banche d’affari sul futuro dei tassi

Ovviamente le parole di Lagarde non dicono nulla in merito a quello che sarà il percorso dei tassi d’interesse, o meglio quando questi raggiungeranno il picco. Le grandi banche d’affari però sono convinte che la BCE rallenterà il ritmo dopo il meeting di marzo, per arrestare le strette a maggio.

Secondo Goldman Sachs, la BCE “manterrà la rotta con lo spostamento dei tassi in territorio sufficientemente restrittivo”. L’istituto americano prevede un terzo rialzo di 50 punti base a marzo, seguito da altre due strette di 25 punti base a maggio e giugno, con un tasso terminale sui depositi al 3,5%.

A giudizio di Morgan Stanley, l’aumento dello 0,5% di marzo è scontato, anche perché ci saranno pochissimi dati pubblicati fino alla prossima riunione della BCE. “Una serie di PMI piuttosto deboli, o una sostanziale sorpresa al ribasso sul lato dell’inflazione core, potrebbero potenzialmente spostare l’ago della bilancia, ma nessuno dei due è in linea con il nostro scenario di base”, hanno affermato dalla banca.

Gli analisti di Citigroup ritengono che dalla comunicazione dell’istituto centrale non emergano cambiamenti sostanziali nelle stime del tasso di riferimento massimo rispetto a quelle di dicembre. Questo sebbene “il numero e l’entità dei futuri rialzi dei tassi sia, legittimamente, una questione di discussione futura” hanno precisato.

A giudizio di Credit Suisse “né la guidance sui tassi della Banca centrale né gli andamenti dell’inflazione di fondo suggeriscono che la fine del ciclo di rialzi sia vicina”. Per questa ragione, gli analisti dell’istituto elvetico ritengono la reazione in senso accomodante dei mercati dopo la riunione quantomeno prematura.

Commerzbank ha affermato che all’interno del board della BCE le numerose colombe spingono per ridurre l’entità dei prossimi rialzi a 25 punti base, utilizzando come argomento il calo dell’inflazione. A quel puntoil tasso sui depositi arriverebbe al 3,25%. Questo però, sottolineano dalla banca tedesca, “non sarà sufficiente a spingere l’inflazione al 2% nel medio termine”. Invece, “continuiamo a credere che sia necessario un tasso di deposito di circa il 4%”, hanno aggiunto.

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *