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BCE: rialzo dei tassi già nel 2022?

BCE: il membro del Consiglio Direttivo Knot vede il primo rialzo dei tassi nel 2022

Il periodo della politica largamente accomodante della BCE che dura da 7 anni potrebbe essere giunto al termine. La scorsa settimana Christine Lagarde si è accostata a Jerome Powell nei toni verso l’inflazione e soprattutto il rialzo dei tassi d’interesse. La numero uno dell’Eurotower non esclude più un aumento dei tassi per quest’anno, come faceva convintamente fino a qualche settimana fa e questo cambia completamente tutto lo scenario.

La svolta da falco di Francoforte nella gestione della politica monetaria sembra inevitabile con un indice dei prezzi al consumo che ha raggiunto il 5,1%, ovvero un livello più del doppio rispetto all’obiettivo del 2% dichiarato dalla Banca Centrale Europea. La preoccupazione sale in considerazione del fatto che la crescita in Europa latita e si vorrebbero evitare fenomeni di stagflazione che sarebbero micidiali per i risparmi e i consumi dell’Eurozona.

 

BCE: per Knot rialzo tassi nel 2022

Uno dei membri all’interno del Consiglio Direttivo dell’istituto centrale europeo che spinge verso una stretta dei tassi già quest’anno è il Governatore della Banca d’Olanda, Klaas Knot. In un’intervista a Buitenhof, talk show politico olandese, il banchiere centrale ha detto di aspettarsi un primo rincaro del costo del denaro nel quarto trimestre 2022, con la possibilità di un secondo rialzo nella primavera del prossimo anno.

Tra i responsabili politici che guidano la svolta da falco di Francoforte, Knot è tra i più aggressivi, perché prevede che l’inflazione rimarrà oltre il 4% per gran parte dell’anno in corso. Tuttavia, ha sottolineato che vi è una differenza di fondo rispetto agli Stati Uniti. In Europa la maggiore componente dell’aumento dei prezzi deriva dall’estero, con una crisi energetica che rischia di accelerare se dovesse scoppiare il conflitto tra Russia e Ucraina.

Di fronte alle dinamiche esterne non è possibile fare molto al riguardo, secondo Knot. In USA l’inflazione è determinata internamente e questo lascia maggiore potere d’intervento alla Fed. In particolare il banchiere olandese è allarmato per il carovita nel suo Paese che ha raggiunto quota 7,6%, il punto più alto dal 1997.

 

Cosa pensano gli analisti sull’aumento dei tassi in Europa

Anche gli analisti sono convinti che la BCE finisca per alzare i tassi proprio quest’anno. Alla fine della scorsa settimana si sono espressi Goldman Sachs e Deutsche Bank al riguardo. La banca d’affari americana e quella tedesca pensano che vi saranno nei prossimi mesi aumenti per 2 quarti di punto, dopo il radicale cambiamento di Lagarde nella riunione della BCE di giovedì 3 febbraio.

Gli analisti di Goldman hanno affermato che tale meeting ha segnalato come il Consiglio Direttivo abbia poca tolleranza a guardare attraverso gli attuali livelli di inflazione, per questo l’istituto centrale cercherà un’uscita sostanzialmente anticipata dal sistema di tassi negativi, che non vedono un aumento dal 2011. Inoltre entrambe le banche prevedono una fine degli acquisti obbligazionari anticipata rispetto a quanto stabilito attualmente, con il termine che potrebbe arrivare nel mese di giugno.

Non è d’accordo Holger Schmieding, analista di Berenberg, che invece stima il primo aumento dei tassi a marzo del 2023. Ancora più nette le previsioni contrarian da parte di Nick Kounis e Aline Schuiling, analisti di ABN Amro, secondo i quali le probabilità che ci sia un rialzo del tasso ufficiale di sconto quest’anno sono aumentate, ma per ora non c’è la ferma convinzione che sia in atto alcuna variazione dell’orizzonte previsionale della BCE, che si estende fino alla fine del 2024.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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