Chiara Scotti, la vice direttrice generale della Banca d’Italia, ha dichiarato che la Banca centrale europea e le varie Banche centrali stanno valutando la tokenizzazione della Sepa per migliorare l’ecosistema dei pagamenti e la finanza. Sarebbe una svolta epocale per la Single Euro Payments Area, l’area unica europea in cui cittadine e cittadini, enti ed imprese eseguono e ricevono pagamenti in euro tramite bonifici e addebiti diretti con la stessa facilità e sicurezza di un trasferimento nazionale.
Le parole di Scotti sono arrivate nel corso del workshop internazionale Digital Assets and Monetary Policy Transmission, organizzato a Roma da Bce, Bankitalia, Eabcn (Euro Area Business Cycle Network) e Cepr (Centre for Economic Policy Research). L’incontro ha focalizzato l’attenzione sui cambiamenti che dovrà affrontare il sistema dei pagamenti europeo, dalla decentralizzazione delle piattaforme Dlt (la tecnologia del registro distribuito e la blockchain) all’automazione dei processi e l’interoperabilità tra sistemi.
In questo articolo:
- Bce verso la tokenizzazione della Sepa?
- Cosa sono i depositi tokenizzati: le differenze con le stablecoin
- Il Regno Unito riscrive le regole della liquidità bancaria
Bce verso la tokenizzazione della Sepa?
Per tokenizzazione, si intende il processo di sostituzione di dati concreti o di beni del mondo reale con un equivalente digitale non sensibile o dematerializzato. Nel caso dei pagamenti, le cifre di una carta di credito o di un conto corrente sono convertite in un token univoco, che viene usato per le transazioni proteggendo il dato reale. Al centro di questo processo potrebbe finire presto l’area unica dei pagamenti in euro.
“Non ha molto senso confrontare Cbdc, stablecoin e depositi tokenizzati singolarmente, poiché l’efficacia del sistema dipende da come questi strumenti interagiscono tra loro per preservare la singolarità della moneta – ha sottolineato Scotti –. Un’estensione tokenizzata della Sepa potrebbe diventare un’importante area di riflessione, basandosi su un asset europeo distintivo. La vera questione non è quale strumento dovrebbe prevalere in astratto. Piuttosto, è quale combinazione di denaro pubblico, innovazione privata e garanzie istituzionali possa supportare al meglio l’efficienza senza sacrificare la fiducia, la resilienza e il controllo monetario”.
“La digitalizzazione e la tokenizzazione stanno trasformando i pagamenti e la finanza – ha spiegato al workshop Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce e responsabile di progetto dell’euro digitale –. Queste innovazioni hanno il potenziale per migliorare i servizi finanziari e ridurre i costi ma hanno anche importanti implicazioni che le Banche centrali devono considerare. I mercati basati sulla tokenizzazione e sulla Dlt necessitano della moneta della Banca centrale in forma tokenizzata come elemento centrale”.
Cosa sono i depositi tokenizzati: le differenze con le stablecoin
I depositi tokenizzati sono una rappresentazione digitale dei depositi bancari reali in valuta fiat detenuti presso le banche regolamentate. A differenza di criptovalute e stablecoin, sono un’evoluzione del sistema finanziario tradizionale e non uno strumento alternativo ad esso: rappresentano un passaggio verso un’architettura ibrida che fa convivere denaro pubblico e privato. Registrati su blockchain e gestiti tramite smart contract, sono comunque emessi e garantiti dai regolari istituti bancari.
Indicati perché non alterano la natura fondamentale del credito, le Banche centrali si stanno orientando sempre di più verso i depositi tokenizzati, preferendoli alle stablecoin, proprio perché sono emessi direttamente dagli istituti: uno status che riduce i rischi di corsa agli sportelli, garantendo liquidità ed evitando pressioni sul sistema bancario. Nel caso della Bce e dell’eurozona, questi strumenti sarebbero anche una leva importante contro la diffusione massiccia delle stablecoin ancorate al dollaro statunitense.
Grazie alla loro duttilità, i depositi tokenizzati permettono di ottenere pagamenti programmabili e trasparenti, automatici e veloci, riducendo tempi d’attesa e costi intermedi. I depositi tokenizzati sono particolarmente vantaggiosi per il commercio internazionale, i pagamenti transfrontalieri e i servizi integrati perché consentono di automatizzare processi complessi nelle catene di approvvigionamento e di diminuire i tempi di regolamento.
Il Regno Unito riscrive le regole della liquidità bancaria
Ad oggi, ci sono ancora pochi casi di depositi tokenizzati: una ricerca congiunta di Finzly e American Banker (Arizent) ha rivelato che solo una banca su quattro è tecnicamente pronta a supportare tokenized deposits. Precursore in tal senso è la Bank of England, che sta promuovendo lo sviluppo dei depositi tokenizzati con l’obiettivo di integrarli alle stablecoin private nel sistema finanziario inglese, unificando i movimenti di denaro, la contabilità e la gestione della liquidità in un’architettura unica.
La BoE e il Treasury (il Tesoro del Regno Unito) stanno riformando le regole sui pagamenti per lanciare un quadro normativo unico che copra sia le transazioni tradizionali che quelle tokenizzate, concentrandosi su digitalizzazione e moneta elettronica: stablecoin, depositi tokenizzati, piattaforme di trading, servizi di custodia e staking. Il piano, presentato durante la Fintech Week di Londra, punta a “sbloccare il pieno potenziale dell’open banking”.
In aggiunta, il Treasury britannico sta esaminando come applicare le rinnovate regole sui pagamenti quando le transazioni vengono effettuate per conto degli utenti, sia privati che imprese, da agenti di intelligenza artificiale. “L’intelligenza artificiale cambierà radicalmente il modo in cui le persone interagiscono con il denaro, trasformando i pagamenti da un’attività gestita attivamente dai consumatori a un processo gestito e ottimizzato in modo intelligente in background – ha dichiarato Philip Belamant, l’amministratore delegato di Zilch –. Con l’avvento di questa realtà, è fondamentale che la regolamentazione si evolva per supportare l’innovazione, garantendo al contempo una solida tutela dei consumatori”.









