Bitcoin: il nuovo target “impossibile” della criptovaluta

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Da quando è stato lanciato, il Bitcoin ha catturato una crescente attenzione da parte del mondo finanziario. Dopo le prime reazioni di rifiuto, la criptovaluta ha ricevuto la consacrazione lo scorso anno con l’autorizzazione data dalla Sec statunitense agli ETF su Bitcoin spot.

Una foto di Christian Miccoli, fondatore e a.d. di Conio
Christian Miccoli, Conio

Poi è arrivato Trump, con le sue promesse da campagna elettorale. Nelle ultime giornate la regina delle criptovalute si è un po’ spenta, ma rimane nei pressi di quota 90.000 dollari. Christian Miccoli, amministratore delegato e fondatore di Conio, ne ha approfittato per fare il punto con Borsa&Finanza rispondendo ad alcune domande.

 

Il 2024 è stato l’anno dell’”istituzionalizzazione” del Bitcoin, il 2025 potrebbe essere quello dell’ingresso nelle riserve della Fed?

“Il 2024 è stato un anno chiave per Bitcoin: gli investitori istituzionali hanno iniziato finalmente a prendere sul serio questo asset, abbandonando in buona parte gli scetticismi del passato, come dimostrato dal successo degli ETF spot. Tuttavia, questo potrebbe essere solo l’inizio: più che una svolta definitiva, il 2024 potrebbe rappresentare una fase di defrosting dopo l’inverno cripto. L’ingresso di Bitcoin nelle riserve della Fed rappresenterebbe una svolta storica, con impatti enormi sia sul mercato cripto che sul sistema finanziario globale”.

 

Quanto è realistica questa ipotesi e cosa serve perché si trasformi in realtà?

“La nuova amministrazione USA si è mostrata piuttosto decisa sull’argomento, mi aspetto quindi che lavorerà per renderlo possibile: ad esempio, una delle prime mosse è stata l’istituzione di un gruppo di lavoro guidato da David Sacks, al quale è stato assegnato il compito di valutare una riserva strategica di Bitcoin. Tuttavia, la Fed è un organismo indipendente e, per attuare questa strategia, Trump, o chi lo sta consigliando in questa direzione, dovrà influenzare le prossime nomine ai vertici. Inoltre, il Congresso dovrebbe modificare il Federal Reserve Act, che oggi consente alla Banca centrale di detenere solo titoli di Stato e asset considerati altamente sicuri. Qualora questo passaggio avvenisse, Bitcoin diventerebbe un asset di riserva ufficiale, segnando una svolta epocale. Questa idea non è più confinata agli Stati Uniti: il dibattito sta emergendo anche in Europa, tanto che Christine Lagarde ha recentemente preso posizione contro l’inclusione di Bitcoin nelle riserve della BCE e delle banche europee, subito dopo la proposta avanzata in Repubblica Ceca di allocare fino al 5% delle riserve statali in BTC”.

 

Inserendo il Bitcoin tra le riserve valutarie non si corre il rischio di indebolire il dollaro? Quali conseguenze economiche avrebbe la concorrenza tra Bitcoin e dollaro?

“La verità è che Bitcoin potrebbe persino rafforzare il dollaro, piuttosto che metterlo in difficoltà. Se la Fed lo adottasse come riserva strategica, il suo valore potrebbe aumentare significativamente, rendendo il bilancio della Banca centrale più solido e consentendo di sostenere livelli di debito più elevati, come affermato anche da Michael Saylor (a.d. di Strategy n.d.r.). La nuova amministrazione USA sembra puntare su questa strategia, cercando di cambiare la narrativa dominante: anziché vedere Bitcoin come un antagonista delle valute tradizionali, vuole trasformarlo in un alleato strategico. Oggi molte Banche centrali, soprattutto in Europa, vedono Bitcoin come una minaccia perché temono che possa diventare un rifugio contro l’inflazione. Se la fiducia nel dollaro calasse a favore di Bitcoin, la Fed sarebbe costretta a intervenire con politiche più restrittive. Ma il governo americano sembra voler giocare d’anticipo, integrandolo nelle riserve per ridurre il rischio percepito e trasformarlo in una risorsa per il sistema finanziario”.

 

Trump ha anche detto che vuole fare degli Stati Uniti il centro del mining di criptovalute. Ha parlato anche di un piano di investimenti da 500 miliardi di dollari per costruire infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Ciò significa data center, ciò significa energia consumata. Quanto è elevato il rischio che si riaccenda l’inflazione?

“A mio avviso, il rischio di un’impennata dell’inflazione legata al mining o all’IA è piuttosto basso. Il mining di Bitcoin è regolato dal mercato: se l’energia diventa troppo costosa, i miner riducono l’attività, spostandosi in aree più vantaggiose. Inoltre, il piano della nuova amministrazione americana prevede di abbassare i prezzi dell’energia attraverso una spinta sulle estrazioni di idrocarburi, si pensi al noto slogan “Drill, baby, drill!“: l’obiettivo è aumentare la produzione interna di energia”.

 

Il Bitcoin ha abituato ad andamenti ciclici e a un’elevata volatilità. Il 2025 sarà un altro anno di crescita e su quali basi o un anno di correzione?

“Le promesse di Trump, influenzate dai finanziatori della sua campagna elettorale, stanno generando forti aspettative nel mercato. La politica di deregolamentazione della nuova amministrazione renderà più semplice anche per le banche offrire Bitcoin ai propri clienti, aumentando l’adozione su larga scala. L’effetto potrebbe essere dirompente: Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, ha suggerito che i fondi sovrani dovrebbero allocare tra il 2% e il 5% in Bitcoin, il che potrebbe spingere il prezzo verso nuovi massimi, fino a 700.000 dollari”.

 

A che quota pensi possa arrivare il Bitcoin nel 2025?

“Nel 2024, il superamento della soglia dei 100.000 dollari ha segnato un traguardo che fino a pochi anni fa sembrava inimmaginabile. Ora si sta spostando l’asticella ancora più in alto: il nuovo target “impossibile” sembra essere 1.000.000 di dollari. Se la Fed iniziasse davvero ad accumulare Bitcoin, il prezzo potrebbe subire un’accelerazione senza precedenti. Molti analisti ritengono che l’ingresso massiccio di istituzioni e fondi sovrani possa creare una domanda tale da spingere Bitcoin a livelli mai visti prima. Raggiungere il milione di dollari potrebbe sembrare utopico oggi, ma lo stesso si diceva dei 100.000 pochi anni fa”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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