Nell’anno di Donald Trump – perché nessuno come il presidente Usa ha avuto più impatto sui mercati finanziari e sull’economia globale – le Borse europee e statunitensi potrebbero chiudere il 2025 con rialzi in doppia cifra. Chi se lo sarebbe aspettato a inizio anno, o ad aprile dopo il “Liberation day” dei dazi? April LaRusse, head of Investment Specialists, Insight Investment di Bny Investments ha deciso di analizzare perché ciò che ci si aspettava succedesse non è successo e per capire di che pasta sarà fatto il 2026.
Dall’analisi di LaRusse emerge un’economia internazionale in grado di mantenere una resilienza superiore alle attese, nonostante dazi, inasprimenti dei tassi di interesse e tensioni geopolitiche. “Il quadro che emerge è complesso ma ricco di opportunità” ha spiegato la manager.
In questo articolo:
- Dazi e politiche commerciali: come si è trasformato lo scenario della crescita
- Debito, investimenti, margini aziendali: la triade che guiderà il 2026
- I nodi critici del 2026: intelligenza artificiale e credito
- Dove sono le opportunità di investimento secondo Bny Investments
Dazi e politiche commerciali: come si è trasformato lo scenario della crescita
C’è una differenza, secondo LaRusse, tra ciò che è e ciò che viene percepito, un po’ come accade per le temperature delle previsioni meteo. Quest’anno, in termini di economia e mercati, la temperatura percepita dagli investitori è stata inferiore rispetto a quella reale. L’analisi del manager inizia proprio dal fattore più controverso del 2025: i dazi. “Nonostante le aspettative negative sull’impatto sul commercio globale, la crescita economica delle economie avanzate è risultata migliore delle previsioni – spiega LaRusse -. Questo perché, non si può avere una guerra se combatte solo una delle due parti. A parte la Cina, infatti, gli altri paesi hanno siglato accordi con gli Stati Uniti”. La conseguenza? I dazi non sono in media così elevati rispetto agli annunci iniziali di Donald Trump. Se nel giorno del “Liberation day” si attestavano in media al 25%, oggi si parla di 9%. Molto meno e l’economia globale si è adattata. “Inoltre l’applicazione dei dazi non è stata immediata, ma preceduta da periodi di negoziati che hanno consentito alle aziende di accumulare scorte, riducendone l’impatto. Oggi tuttavia molte grandi aziende stanno esaurendo quelle scorte e c ne accorgiamo dalle loro dichiarazioni sull’intenzione di alzare i prezzi”. In tutto questo, il ciclo economico non ha ancora mostrato cedimenti e per Bny Investments, è un segnale importante per il 2026, in quanto indica che l’economia globale ha già assorbito parte degli shock.
Debito, investimenti, margini aziendali: la triade che guiderà il 2026
Il sostegno fiscale ha giocato un ruolo fondamentale nel sostenere la crescita dell’anno in corso. Nello stesso tempo, i costi dell’indebitamento rappresentano oggi un vincolo, in quanto il margine per ulteriori politiche espansive si assottiglia. L’aumento del debito pubblico, sottolinea LaRusse, non ha avuto un grande impatto sugli spread creditizi che “restano compressi. Il mercato è ricco di emissioni, ma il premio per il rischio non si è ampliato”. Inoltre i margini di profitto delle aziende sono rimasti elevati nonostante salari in aumento, l’aumento dei costi delle materie prime e i dazi.
“Il fattore più dinamico nella crescita statunitense è il boom degli investimenti in intelligenza artificiale” spiega il manager di Bny Investments. Le stime per il 2026 parlano di oltre 600 miliardi di dollari negli Usa. “Un flusso imponente che sostiene domanda, produttività e occupazione, pur coinvolgendo direttamente solo 2 milioni di lavoratori sugli oltre 160 milioni della forza lavoro statunitense”.
I nodi critici del 2026: intelligenza artificiale e credito
L’intelligenza artificiale è una moneta a due facce: da un lato stimola la crescita, dall’altro introduce rischi finanziari. “Molte aziende tech tradizionalmente poco indebitate – riprende il manager – hanno iniziato a emettere obbligazioni per finanziare la corsa all’intelligenza artificiale. Nel caso di società come Oracle, per esempio, i livelli di debito sono aumentati al punto da rendere negativo il cash flow”. Per Bny Investment, la chiave del 2026 sarà identificare quali segmenti dell’IA genereranno ricavi sostenibili e quali invece rischiano di gonfiare valutazioni insostenibili.
Un altro elemento da monitorare è il mercato del credito privato, che negli Stati Uniti ha raggiunto le dimensioni del segmento high yield. Nato dopo la crisi finanziaria per compensare la minore capacità di prestito delle banche, il settore soffre di scarsa trasparenza. Si percepisce tensione nei pochi dati disponibili, ma non un rischio sistemico e per Bny Investment l’assenza di un’ondata di downgrade nelle collateralized loan obligation conferma che, al momento, non vi sono minacce strutturali per l’economia globale. Tuttavia, LaRusse sottolinea che “molte aziende costruite per un mondo a tassi zero stanno affrontando uno scenario completamente diverso”. Secondo la manager i default nel segmento high yield aumenteranno, ma resteranno nella fascia del 4-5% annuo, molto lontani dai livelli della crisi finanziaria globale (13-14%). Ciò grazie alla solidità dell’economia e ai margini aziendali ancora elevati.
Dove sono le opportunità di investimento secondo Bny Investments
Secondo April LaRusse diverse aree offriranno valore agli investitori nel 2026. In particolare, il rischio tasso d’interesse potrebbe favorire le strategie obbligazionarie basate sulla duration, con Stati Uniti ed Europa meridionale — inclusa l’Italia — caratterizzate da un potenziale significativo.
Un’altra area da monitorare sono i titoli indicizzati all’inflazione, particolarmente negli Stati Uniti, mentre sul fronte del credito Bny Investment mantiene una visione costruttiva sulle obbligazioni societarie, pur suggerendo un approccio prudente e selettivo.
Per quanto riguarda le azioni sarà necessario muoversi con maggiore cautela. Ci sono sicuramente opportunità, con le azioni value e quelle capaci di generare reddito che rimangono interessanti, così come quelle delle società globali. Se si vuole proseguire a puntare sull’AI è una buona idea diversificare nei nomi asiatici. Il portafoglio andrebbe poi completato con gli asset reali e con i metalli preziosi, con l’oro che è destinato a proseguire il suo cammino.









