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Caro energia, la BCE ai governi: spendere meglio le risorse

Caro energia, per la BCE soldi spesi male

Il sospetto che tutti i “bonus a pioggia” e gli interventi di emergenza che i governi europei, italiano compreso, hanno erogato negli ultimi mesi per affrontare il caro energia siano stati soldi spesi male è venuto anche alla Banca centrale europea. Uno studio appena pubblicato, elaborato da Cristina Checherita-Westphal, Maximilian Freier e Philip Muggenthaler, lo ribadisce con chiarezza nel momento in cui afferma che

 

“guardando avanti, se sarà necessario ulteriore supporto pubblico, le risorse utilizzate dovrebbero essere utilizzate con efficienza”.

 

In particolare, secondo l’analisi di Francoforte, bisognerebbe correggere il tiro e indirizzare le misure di compensazione per affrontare il caro-energia verso individui e famiglie più vulnerabili. Una cosa che non sembra essere stata fatta finora. Infatti, in termini di impatto, appena il 12% delle misure si rivolge a chi ha un reddito basso secondo criteri chiaramente stabiliti, contro il 54% degli interventi che ha rappresentato un sostegno non mirato alle famiglie mentre il restante 34% è costituito da trasferimenti alle imprese e altre misure non commisurate al reddito.

 

Il peso sull’indebitamento in Italia

Il messaggio non è diretto all’Italia ma dovrebbe essere preso in attenta considerazione dai responsabili politici, considerate le condizioni di elevato indebitamento del Paese. La maggiore spesa è infatti andata a incrementare il livello di indebitamento. Dall’1 gennaio al 29 luglio gli interventi contro il caro energia lo hanno aumentato di 28,8 miliardi di euro, secondo quanto riportato da una ricerca della Camera dei Deputati dal titolo “Effetti finanziari delle misure adottate nel 2022 contro il caro energia”. Il documento della Camera elenca tutte le spese effettuate.

 

Nella legge di Bilancio 2022 (234/2021):

  •  Riduzione aliquote oneri generali di sistema: 1,8 miliardi di euro per l’elettrico e 480 milioni per il gas;
  • Riduzione IVA al 5%: 608 milioni;
  • Agevolazioni per gli svantaggiati: 608 milioni.

 

Nel decreto legge “Sostegni-ter (4/2021):

  • Annullamento aliquota relative agli oneri generali del sistema elettrico: 1,2 miliardi di euro;
  • Crediti di imposta per imprese energivore: 540 milioni di euro.

 

Nel decreto legge “Energia”, relativo al secondo trimestre dell’anno (17/2022):

  • Riconoscimento crediti di imposta per le imprese: 1,28 miliardi di euro;
  • Riduzione IVA sul gas: 592 milioni di euro;
  • Agevolazioni tariffarie per gli svantaggiati: 400 milioni di euro.

 

Nel decreto legge Ucraina (21/2022):

  • Crediti di imposta per le imprese a parziale compensazione dei maggiori costi: 1,56 miliardi di euro;
  • Estensione agevolazioni tariffarie per gli svantaggiati: 103 milioni di euro;
  • Riduzione accise sui carburanti: 653 milioni di euro per il primo mese e 2,29 miliardi fino all’8 luglio.
  • Riduzione IVA gas naturale per autotrazione: 35,8 milioni di euro;
  • Esclusione del bonus carburante (limite 200 euro) dal reddito dei lavoratori dipendenti: 10 milioni di euro;
  • Credito di imposta acquisto carburanti in agricoltura e pesca: 140 milioni di euro.

 

Oltre a queste misure, il documento della Camera dei Deputati elenca 7,92 miliardi di euro stanziati per annullare gli oneri generali per il settore elettrico nei primi tre trimestri dell’anno.

 

La questione ambientale

L’invito a spendere meglio il proprio denaro è rivolto dalla BCE anche alla transizione energetica che sembra essere caduta nel dimenticatoio. Rileva lo studio che

 

“sulla base delle informazioni disponibili poco più dell’1% delle misure in termini di impatto di bilancio contribuiscano alla transizione energetica. Il 53% potrebbero essere classificate come supporto al consumo di combustibili fossili nel breve termine mentre il restante 46% per cento sono interventi neutrali”.

 

Secondo la BCE, gli incentivi dovrebbero essere direzionati alla riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili e alla riduzione della dipendenza dalle esportazioni di energia dalla Russia.

 

L’effetto delle misure adottate dai governi europei

Considerando, oltre gli interventi contro il caro-energia, i provvedimenti adottati dai governi europei per fronteggiare la crisi dei rifugiati ucraini e per incrementare le proprie difese da aggressioni esterne, la BCE stima un impatto sul PIL dell’area euro pari allo 0,4% e una riduzione dell’inflazione di poco meno dello 0,4% nel 2022. Nel corso del 2023 l’impatto sulla crescita si dissolverà mentre al contrario, la fine delle misure adottate avrà un effetto di incremento dell’inflazione. L’effetto cumulativo sul periodo 2022-2024, infine, ammonterebbe a +0,4% per la crescita e a +0,1% circa sull’inflazione.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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