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Cigno nero, ecco cosa potrebbe andare storto nel 2023

Una serie di cigni di colore nero

Nella valanga di previsioni economiche per il 2023 rilasciate da economisti e gestori di fondi di investimento si può scorgere uno scenario centrale che mette quasi tutti d’accordo. Ciò che non si può scorgere è il cosiddetto “cigno nero”, l’evento inaspettato che stravolge tutte le attese. Pur non potendoli prevedere, Colin Graham, responsabile delle strategie Multi-Asset di Robeco, ne ha ipotizzati 10.

 

Cigno nero: cosa può andar bene

I cigni neri sono eventi rari ma non è detto che siano sempre negativi. Nella sua analisi Colin Graham ne individua anche di positivi, come la rivincita di “Riccioli d’oro”. Ecco i tre cigni neri che tutti vorrebbero incontrare:

 

  • Il ritorno di Riccioli d’oro
  • Il dividendo della pace
  • II super-fondo per la transizione energetica

 

Nello scenario “Goldilocks” (Riccioli d’oro) l’economia si muove nella direzione giusta e al giusto passo. In questa ipotesi l’economia Usa eviterebbe la recessione mentre l’inflazione, dopo aver toccato il picco, proseguirebbe la discesa. La Federal Reserve rimarrebbe pronta a intervenire ma uscirebbe dalla fase di emergenza durante la quale ha dovuto inseguire l’inflazione a colpi di rialzi di tassi di interesse.

Un secondo cigno nero che molti invocano è la fine della guerra Russia-Ucraina. Per ora le speranze che i due paesi si siedano allo stesso tavolo per cercare una soluzione sono molto basse. Ma un riavvicinamento potrebbe generare un “dividendo di pace” per i mercati e permetterebbe di riprendere i flussi di grano, petrolio e gas. L’economia europea, in particolare, ne beneficerebbe in termini di costi energetici.

Infine è da annoverare tra gli eventi positivi auspicabili nel 2023 la creazione di un “super-fondo” multinazionale per agevolare la transizione verso le emissioni zero, sostenuto da diversi governi. Il trend della transizione energetica, dopo essere stato messo in difficoltà quando è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina, ha accelerato ma gli investimenti da fare sono ingenti. La creazione di un fondo sovranazionale, come per esempio il RePower Eu darebbe una spinta importante.

 

Cosa potrebbe andare male

I cigni neri negativi sono purtroppo più numerosi. Colin Graham ne ipotizza 7 ma alcuni riguardano solo determinati settori del mercato, per quanto importanti. Eccoli:

 

  • Inflazione strutturalmente più elevata
  • Il ritorno della deflazione
  • Da greenwashing a impact washing
  • Premi per il rischio indifferenziati
  • Giro di vite sui social media
  • Cambi di governo
  • Fragilità dei sistemi finanziari

 

Il primo cigno nero che tutti vorrebbero evitare riguarda l’inflazione. Pur non essendo prevedibili al momento nuovi picchi rispetto a quanto già visto nel 2022, almeno per ciò che concerne gli Stati Uniti, lo scenario potrebbe essere strutturalmente diverso rispetto a quello vissuto a partire dalla crisi finanziaria globale. In particolare, la Federal Reserve potrebbe giungere alla conclusione che per evitare un crollo dell’economia e il ritorno della deflazione, sarebbe necessario rivedere al rialzo il proprio obiettivo sui prezzi al consumo, ora al 2%. Secondo Graham ne seguirebbe il panico sulle obbligazioni denominate in dollari Usa. Non è detto poi che la deflazione possa essere evitata. È il secondo cigno nero indesiderato. I consumatori tornerebbero a frenare i consumi in attesa di prezzi più bassi. La recessione, in questo caso, farebbe davvero male.

Il fenomeno del greenwashing, l’ecologismo di facciata, si è diffuso di pari passo con l’impact washing. In questo secondo caso le aziende o gli investitori dichiarano di generare un impatto positivo sull’ambiente che tuttavia è difficilmente dimostrabile o misurabile. Per contrastare questi fenomeni le autorità di regolamentazione potrebbero varare controlli più severi mettendo in difficoltà le grandi istituzioni finanziarie. Lo sforzo richiesto per dimostrare caratteristiche di sostenibilità in tutti gli aspetti delle loro attività sarebbe immane.

Il quarto cigno nero negativo ha a che fare con il premio per il rischio. Negli anni passati la differenziazione tra investimenti prudenti, bilanciati e aggressivi – caratterizzati da una crescente presenza di azioni a scapito delle obbligazioni – è stata quasi inesistente. Colin Graham ha osservato che lo scarto di performance tra i profili degli investitori multi-asset prudenti, bilanciati e aggressivi non superava i venti punti base a fine dicembre, in euro. “Se ciò dovesse ripetersi nel 2023 – spiega Graham – avremmo un secondo anno di rendimenti negativi per i fondi bilanciati, analogamente a quanto accaduto allo scoppio della bolla tecnologica del 2001-2002”.

La battaglia tra growth e value è destinata a continuare. E le azioni growth, ossia quelle più innovative e tecnologiche, potrebbero subire le conseguenze di normative più restrittive sulla protezione e sulla gestione dei dati degli utenti. In particolare il giro di vite potrebbe abbattersi sui social media, già sotto la lente dei regolamentatori negli anni passati. Scrive Graham: ““Ciò cambierebbe la leadership del mercato azionario: le società value con un’attenta gestione del capitale e la capacità di generare utili di qualità ne otterrebbero i maggiori benefici su base relativa”.

I mercati difficilmente capiscono la politica e temono l’incertezza. Ecco perché gli ultimi due cigni neri elencati da Colin Graham legati alla politica: i cambi di governo improvvisi e inattesi e lo stravolgimento di ogni piano. Quanto accaduto nel 2022 con l’avvicendamento, nel giro di due settimane, dei governi Truss e Sunak nel Regno Unito è un chiaro esempio. L’instabilità politica è poi strettamente legata ai cambi in corsa di piani strutturali. Anche in questo caso l’esempio del Regno Unito fa scuola. L’apertura improvvisa a una politica fiscale ultra-espansiva da parte di Liz Truss ha innescato una fuga di investitori che ha rischiato di stravolgere il sistema finanziario britannico. Le conseguenze non sarebbero state limitate alla sola Gran Bretagna.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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