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Cina: 2 grandi shock freneranno la crescita del Paese

Cina: 2 grandi shock freneranno la crescita del Paese

Le stime della Cina sulla crescita sono troppo ambiziose perché l’economia sarà fortemente messa sotto pressione da 2 grandi shock: l’inflazione e il riemergere del Covid-19. E’ quanto sostengono gli economisti di Goldman Sachs, che prevedono per quest’anno un aumento del PIL del 4,5%, al di sotto di un punto percentuale rispetto a quanto indicato da Pechino la scorsa settimana. Per la banca d’affari americana il solo aumento dei prezzi del petrolio equivale a una perdita di mezzo punto percentuale della produzione interna.

L’inflazione sarebbe spinta in alto dal greggio, dal gas naturale e dalle altre materie prime per via di un rally ancora sostenuto. Ciò vuol dire una rinnovata pressione sui produttori, che vedono ridursi i profitti e a loro volta ridimensionano gli investimenti. Le ultime rilevazioni dell’indice dei prezzi alla produzione in Cina hanno segnato un aumento dell’8,8% su base annua e questo è un dato molto allarmante, perché l’incremento non incorpora completamente l’ultimo balzo delle materie prime.

La pressione sui costi delle fabbriche quindi è molto alta, sebbene non si sia ancora riflessa sui consumatori, visto che l’indice dei prezzi al consumo è rimasto invariato allo 0,9%. Il Dragone in questo spera che le tensioni geopolitiche vengano isolate e non si riflettano sulla spesa della persone.

Quanto al Coronavirus, Pechino deve fare i conti con la più alta diffusione del contagio degli ultimi anni, con la variante Omicron che finisce per rappresentare una grave minaccia per i consumi, sostiene Goldman Sachs. I casi di infezione oggi hanno superato quota 500 per il terzo giorno consecutivo e l’aumento si registra in maniera preoccupante nelle principali città della Nazione come Pechino e Shangai. E inoltre vi sono focolai di Covid-19 nella provincia meridionale del Guangdong.

La politica governativa di zero contagi fa fatica a essere attuata e in una situazione del genere prevedrebbe chiusure di attività commerciali per diverso tempo. La maggior parte delle città però ha evitato un lockdown generalizzato, limitandosi a restrizioni mirate. Questo però non impedisce di arrecare un danno rilevante alle fabbriche, che finisce per pesare poi sulla crescita del Paese. Secondo Goldman Sachs, Pechino dovrà accelerare riguardo l’allentamento delle politiche monetarie e fiscali per evitare che questi 2 shock facciano scivolare la crescita ulteriormente.

 

 

Cina: per gli analisti i prezzi alla produzione saranno alle stelle

Gli altri osservatori di mercato sembrano concordare con l’analisi fatta dalla banca d’affari americana. Liu Peiqian, capo economista cinese presso NatWest Group Plc, sostiene che i dati sull’inflazione PPI di febbraio non tengano conto dell’aumento recente dei prezzi delle materie prime e dell’energia, pertanto nei prossimi mesi l’indice è previsto ulteriormente al rialzo.

Inoltre l’esperto sottolinea come la diffusione del Covid-19 abbia indebolito la spesa dei consumatori, mantenendo bassa l’inflazione al consumo. In aggiunta a tutto questo vi sono le sanzioni che colpiscono la finanza globale, l’energia, i trasporti e le catene di approvvigionamento, danneggiando l’economia globale già di suo depressa dalla pandemia.

A giudizio di Eric Zhu, economista di Bloomberg, la contenuta crescita dei prezzi al consumo lascia una finestra aperta alla Banca Centrale cinese per allentare la sua politica monetaria. Il problema è che l’aumento dello 0,5% su base mensile dei prezzi alla produzione indica pressioni al rialzo e si intensificherà con la guerra Russia-Ucraina che farà volare i prezzi delle materie prime.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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