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Cina in deflazione, quale impatto sull’economia?

Cina in deflazione, quale impatto sull'economia?

In Cina è tornata la deflazione. I dati del National Bureau of Statistics mostrano un indice dei prezzi al consumo relativo al mese di ottobre in calo dello 0,2% su base annua, oltre la contrazione dello 0,1% prevista dagli analisti. Allo stesso tempo l’indice dei prezzi alla produzione è scivolato per il tredicesimo mese consecutivo con una riduzione del 2,6% anno su anno, contro un calo del 2,7% stimato dal consensus.

A determinare questi risultati è stato in particolare il crollo del 17,9% del prezzo del bestiame e della carne, mentre i prezzi dei prodotti non alimentari sono cresciuti dello 0,7%. Anche l’inflazione core, che esclude i prezzi di cibo e carburante, ha rallentato a +0,6% a ottobre da +0,8% di settembre, mettendo in pericolo l’obiettivo di inflazione complessiva del governo per l’intero anno, fissato intorno al 3%.

 

Cina: cosa significa la deflazione per l’economia

I numeri sull’inflazione sono un segnale allarmante per l’economia cinese in quanto mettono in dubbio l’obiettivo ufficiale del governo sulla crescita del PIL 2023 al 5%. Il Fondo Monetario Internazionale questa settimana ha aggiornato le previsioni sul PIL cinese al 5,4% per il 2023 grazie al sostegno monetario attivato dalla People’s Bank of China e all’allentamento delle restrizioni sul mercato immobiliare e dei mutui. Il settore tiene con il fiato sospeso gli investitori dopo le vicende di Evergrande e Country Garden.

Recentemente altri dati hanno dipinto un quadro con luci e ombre per l’economia di Pechino. Le esportazioni sono diminuite del 6,4% su base annua a ottobre, ben oltre il 3% previsto dagli analisti e segnando il sesto mese consecutivo di calo. Dalle importazioni è invece arrivato un segnale positivo, con un aumento del 3% su base annua, il primo incremento dal mese di febbraio.

 

Il commento degli analisti

Gli analisti si interrogano sulle motivazioni per cui il Dragone fatica a riprendersi. Secondo Elliot Hentov, responsabile Macro Policy Research di State Street Global Advisors, la Cina dovrà ricorrere ad ampie riforme strutturali o continuare a dipendere dal suo attuale modello di surplus di esportazioni per mantenere la sua traiettoria di crescita. In questo secondo caso, il Paese dovrebbe affrontare le tensioni geopolitiche che si fanno sempre più forti. “In ogni caso, il percorso che la Cina sceglierà per la sua crescita futura avrà profonde implicazioni non solo per gli investitori ma anche per le relazioni internazionali”, ha scritto l’esperto in un report.

Goldman Sachs ha dichiarato in una nota degli analisti che l’indice dei prezzi al consumo principale della Cina dovrebbe aumentare gradualmente nei prossimi mesi, anche se “è probabile che la persistente deflazione dei prezzi della carne suina rallenti il ritmo”. Mentre Zhiwei Zhang, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management, ritiene che “con l’aumento del deficit di bilancio e gli sviluppatori immobiliari che potrebbero ottenere il sostegno del governo, la domanda interna probabilmente migliorerà l’anno prossimo”. Infine Rob Carnell, economista di ING, contesta il fatto che la Cina soffra di deflazione, che definisce non solo come un calo dei prezzi al consumo ma anche dei prezzi di attività reali e finanziarie e dei salari. “Quello che stiamo vedendo oggi è principalmente il risultato di un eccesso di offerta, piuttosto che di un crollo della domanda”, ha detto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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