La mossa di UniCredit di acquistare il 9% di Commerzbank ha creato subbuglio all’interno della banca tedesca. Secondo alcune indiscrezioni, il consiglio di amministrazione dell’istituto con sede a Francoforte si è riunito in fretta e furia per elaborare una strategia di difesa in vista di una scalata della seconda banca italiana. In questo momento UniCredit è il secondo azionista di Commerzbank, con davanti a sé solo il governo tedesco che detiene una partecipazione del 12%. Lo Stato però ha intenzione di uscire dal capitale della banca, a conclusione di una lunga operazione partita con il salvataggio del 2008 dopo la grande crisi e culminata con la rimessa in sesto dell’istituto dal punto di vista finanziario.
Ciò ha aperto i varchi per l’azienda guidata da Andrea Orcel, che dispone di un tesoretto di 10 miliardi di euro da destinare alle acquisizioni. Soprattutto, Gae Aulenti ha dato seguito alla mossa a sorpresa annunciando che, nel caso fosse necessario, chiederebbe l’autorizzazione per superare la quota fatidica del 9,9%. Il mercato si aspetta che sarà pronta a una nuova offensiva per appropriarsi di Commerzbank e rafforzare la sua strategia in Germania dopo aver acquisito negli anni scorsi l’altra grande banca HypoVereinsbank.
Commerzbank potrebbe chiedere il soccorso della Francia
I movimenti di UniCredit stanno facendo venire il mal di pancia negli uffici di Commerzabank, con i rappresentanti sindacali preoccupati per i posti di lavoro in caso di “un’invasione italiana”. Il secondo istituto di credito tedesco si sta appoggiando a Goldman Sachs come consulente per la difesa, mentre i rappresentanti dei lavoratori concertano un sostegno politico per rigettare l’attacco del rivale italiano.
Nel contempo Berlino deve rispettare il blocco di 90 giorni per ulteriori cessioni di quote, come prevedono le regole del mercato azionario. In questo periodo, in attesa che le acque si calmino, valuterà se la banca può o meno rimanere indipendente. Nel caso ciò non fosse possibile i sindacati, nella voce di Stefan Wittmann che siede nel consiglio di sorveglianza di Commerzabank, suggeriscono di impegnarsi in colloqui con una banca francese piuttosto che concedersi a UniCredit. “Ci capiamo meglio con i francesi in termini di politica industriale e su come gestire una banca, che con i milanesi”, ha dichiarato Wittmann alla carta stampata.
UniCredit però di solito punta dritto all’obiettivo, forte della fama di grande dealmaker che ha mostrato nelle sue precedenti acquisizioni. Tuttavia, l’operazione non sarà facile. Anche se le autorità europee spingono verso un consolidamento nel settore bancario per tenere testa ai grandi colossi americani, in genere gli ostacoli normativi e politici esercitano il loro peso in tema di fusioni bancarie.
Cosa farà ora il governo?
L’operazione shock di UniCredit ha colto di sorpresa il governo tedesco perché arrivata senza preavviso. In pratica, il Tesoro tedesco ha collocato le azioni – corrispondenti al 4,5% del capitale di Commerzbank, mentre la quota rimanente è stata acquistata da UniCredit direttamente sul mercato – per la vendita attraverso il procedimento dell’accelerated book building, con JPMorgan e Goldman Sachs che hanno iniziato a prendere ordini nel primo pomeriggio di martedì 10 settembre. Il governo sperava che la platea degli investitori fosse ampia e diversificata, ma nelle prime ore di mercoledì è risultato chiaro che tutte le azioni erano finite nelle mani di un solo acquirente che ha sborsato la cifra di 700 milioni di euro. Il prezzo per azione di 13,2 euro, superiore del 4,8% a quello di mercato, è stato significativamente più alto di quello offerto dagli altri contendenti.
Nadine Kalwey, ha detto mercoledì che il governo non ha ricevuto alcuna offerta da UniCredit prima della vendita di martedì. Al contrario, secondo indiscrezioni filtrate da Palazzo Chigi, la banca italiana avrebbe informato il primo ministro Giorgia Meloni sull’operazione che stava per compiere. Tuttavia, l’iniziativa di UniCredit non è da considerarsi del tutto inaspettata, viste le chiare intenzioni espresse in precedenza circa la possibilità di comprare quote di Commerzbank. Una prospettiva che però Berlino aveva respinto con forza.
Il punto è ora cosa farà il governo tedesco, perché tutto ciò complica gli sforzi di tenere gli impegni di lunga data di cedere l’intera partecipazione nella banca. L’obiettivo era quello di sbarazzarsene prima delle elezioni in Germania che si terranno tra un anno, ma la situazione è cambiata e i conflitti interni alla maggioranza di governo aumentano rischiando di esacerbare le tensioni. Il ministro delle Finanze Christian Lindner propende per la vendita del rimanente 12%, ma il cancelliere Olaf Scholz frena, anche perché potrebbe subire la pressione dei sindacati con risvolti di natura elettorale.









