Commerzbank sfida Unicredit: anno record e maxi-dividendi agli azionisti

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Prima i numeri. Poi la strategia. Commerzbank sceglie di parlare con i fatti nel momento più delicato della sua storia recente. I risultati 2025, pubblicati oggi, segnano il miglior risultato operativo di sempre e arrivano mentre Unicredit si trova al 26% del capitale con la possibilità, dichiarata, di spingersi fino al 29,9%. 

 

In questo articolo:

 

  • Commerzbank: record storico di utile operativo
  • Efficienza in miglioramento e ritorno a doppia cifra sul capitale
  • Commerzbank, dividendi e buyback
  • La posizione di Orlopp: UniCredit è “un investitore”
  • Le parole di Orcel a settembre: “Possiamo salire al 29,9%”
  • Commerzbank-Unicredit: le mosse

 

Commerzbank: record storico di utile operativo

Il 2025 per Commerzbank si è chiuso con un risultato operativo di 4,5 miliardi di euro, in crescita del 18% rispetto ai 3,8 miliardi del 2024. È il livello più alto mai registrato dall’istituto. L’utile netto si è attestato a 2,6 miliardi, superando l’obiettivo di 2,5 miliardi nonostante 562 milioni di costi di ristrutturazione legati al piano di trasformazione. Se si escludono queste componenti straordinarie, l’utile netto avrebbe raggiunto circa 3 miliardi, in aumento del 13% su base annua, anch’esso massimo storico.

I ricavi sono saliti del 10% a 12,17 miliardi. Le commissioni nette hanno centrato il target di crescita del 7%, attestandosi a 4,029 miliardi, mentre il margine di interesse è rimasto sostanzialmente stabile a 8,2 miliardi nonostante la normalizzazione dei tassi. È un passaggio chiave: la banca dimostra di saper mantenere redditività anche in un contesto meno favorevole rispetto al picco del ciclo monetario. Anche il risultato di rischio si è mantenuto sotto controllo a -722 milioni, con un Npe ratio dell’1,1%, segnale di qualità del credito stabile. Il CET1 ratio è salito al 14,7%, oltre 430 punti base sopra il requisito regolamentare.

“Non solo abbiamo raggiunto i nostri ambiziosi obiettivi di crescita per il 2025, ma li abbiamo anche superati in molti ambiti. Inoltre, il prezzo delle nostre azioni è più che raddoppiato. Questo dimostra che oggi Commerzbank opera in una dimensione completamente diversa. Siamo convinti di poter realizzare un ulteriore potenziale significativo nei prossimi anni”, ha dichiarato con fierezza Bettina Orlopp, ad dell’istituto tedesco.

 

Efficienza in miglioramento e ritorno a doppia cifra sul capitale

Sul fronte dei costi, la dinamica è stata influenzata da due fattori straordinari: maggiore remunerazione variabile legata al forte apprezzamento del titolo e ammortamenti accelerati di attività immateriali. Al netto di queste componenti, l’aumento dei costi sarebbe stato contenuto intorno al 3%. Il cost/income ratio è sceso al 57%, in miglioramento di due punti percentuali, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere il 54% entro il 2026. Il Net RoTE si è attestato all’8,7%, che diventa 10% escludendo i costi di ristrutturazione: il livello più elevato dalla crisi finanziaria.

In altre parole, Commerzbank torna a generare un ritorno sul capitale compatibile con la creazione strutturale di valore, non più soltanto con la sopravvivenza. Nel segmento Corporate Clients il volume medio dei prestiti è cresciuto del 10% nel quarto trimestre, raggiungendo 115 miliardi, con buona dinamica nei finanziamenti sindacati e nelle garanzie. Nel retail tedesco le commissioni sono aumentate del 7%, sostenute dall’11% di crescita dell’attività titoli. Particolarmente rilevante il contributo di mBank, la controllata polacca, che ha registrato un incremento dei ricavi del 37% e ha contribuito all’utile operativo per 1,05 miliardi (+75% su base annua), grazie anche alla riduzione degli accantonamenti sui mutui in valuta estera.

 

Commerzbank, dividendi e buyback

È però sulla politica di remunerazione che la banca lancia il segnale più forte. Il consiglio proporrà un dividendo di 1,10 euro per azione, quasi il doppio rispetto agli 0,65 euro precedenti. Dopo un buyback da un miliardo già completato, è stato approvato un ulteriore riacquisto fino a 540 milioni. Complessivamente, il ritorno agli azionisti per il 2025 sarà di circa 2,7 miliardi, pari al 100% dell’utile netto prima dei costi di ristrutturazione 

Dal 2022 al 2025, Commerzbank avrà restituito ai soci circa 5,8 miliardi di euro. Formalmente, queste scelte rientrano nella strategia “Momentum” e nell’obiettivo di posizionare Commerzbank come titolo a forte rendimento. Ma nel pieno della scalata di UniCredit assumono anche una dimensione ulteriore. Restituire capitale in misura così significativa significa: rafforzare il legame con gli azionisti, sostenere il prezzo del titolo, aumentare l’utile per azione e ridurre l’attrattività finanziaria di un’operazione esterna. Non è una dichiarazione di guerra. Ma è una mossa di posizionamento. In una fase di contendibilità, la politica dei dividendi diventa anche politica dell’indipendenza.

 

La posizione di Orlopp: Unicredit è “un investitore”

L’ad di Commerzbank, Bettina Orlopp, in un’intervista al Corriere della Sera dello scorso gennaio aveva già espresso una linea chiara sulla scalata dell’istituto di Piazza Gae Aulenti: Unicredit è “un investitore”, non un partner industriale con cui sia aperto un tavolo di fusione. “Con loro abbiamo normali interlocuzioni da investitori. Abbiamo una strategia stand alone molto solida, che si chiama Momentum, e la stiamo attuando con grande successo

Dichiarazioni che erano state accompagnate appunto dalle metriche. “Se si guardano i nostri numeri, siamo chiaramente su un percorso molto positivo e intendiamo continuare su questa strada”, aveva sottolineato la numero uno della banca tedesca, spiegando che “gli investitori sono molto soddisfatti” e che “il successo e la creazione di valore sono sempre la migliore difesa”. Il messaggio al mercato è netto: Commerzbank non si considera un target debole, ma un istituto che ha ritrovato massa critica, redditività e capacità di generare capitale.

 

Le parole di Orcel a settembre: “Possiamo salire al 29,9%”

Pronto al suo nuovo mandato, Andrea Orcel sulla questione Commerzbank era stato molto chiaro. A settembre, intervenendo al Bankengipfel dell’Handelsblatt, aveva dichiarato che Unicredit sarebbe potuta arrivare al 29,9% del capitale di Commerzbank, un passo sotto la soglia che farebbe scattare l’Opa obbligatoria. “Abbiamo un piano, abbiamo tutte le autorizzazioni”, aveva affermato. “Se ci sarà un’offerta, lo decideranno gli azionisti”.

Una dichiarazione che aveva trasformato un investimento finanziario in una potenziale operazione industriale paneuropea. Con una precisazione importante: il governo tedesco, azionista con il 12,1%, aveva espresso contrarietà a un’operazione percepita come ostile. Da quel momento la partita non è più stata solo bancaria. È diventata politica e simbolica: integrazione europea contro presidio nazionale.

 

Commerzbank-Unicredit: le mosse

La sequenza temporale è rilevante. Prima l’apertura strategica di Orcel. Poi la risposta industriale di Francoforte, culminata oggi nei conti record. Una Commerzbank fragile avrebbe potuto rappresentare un target naturale. Una Commerzbank che genera 3 miliardi di utile normalizzato, distribuisce integralmente il capitale in eccesso e punta a un cost/income al 54% cambia radicalmente l’equilibrio negoziale.

Per Unicredit, l’operazione diventerebbe più costosa. Per gli azionisti di Commerzbank, la domanda diventa più complessa: accettare un premio industriale in nome della creazione di un campione paneuropeo o restare investiti in una banca che ha appena dimostrato di poter crescere da sola? La partita quindi si sposta sul valore. Non si gioca più sulla sopravvivenza. Si gioca sulla valorizzazione.

Dopo i conti 2025, la banca di Francoforte non appare più come un’istituzione in cerca di salvezza, ma come un gruppo che rivendica autonomia sulla base dei risultati. Se ci sarà un’offerta, come ha detto Orcel, decideranno gli azionisti. Ma oggi quegli azionisti si trovano davanti a una realtà diversa rispetto a settembre. 

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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