Salute finanziaria e conoscenze finanziarie viaggiano su binari paralleli. Ovvero, non si incontrano. Ciò genera risultati come quelli evidenziati nella ricerca presentata da Emanuele Carluccio, presidente dei Efpa Europe, in occasione delle celebrazioni per il 25° anniversario l’organizzazione non governativa europea che si occupa di fissare standard professionali di elevata qualità per la formazione, gli esami e l’etica dei consulenti finanziari. Secondo lo studio, realizzato in collaborazione con Better Finance e che ha coinvolto 14.318 cittadini di 12 Paesi europei, se da un lato la salute finanziaria viene considerata una questione centrale e il 74% ritiene di dover ampliare le proprie conoscenze finanziarie, solo l’11% degli conosce con precisione il proprio reddito e appena il 9% tiene una contabilità dettagliata delle spese. Insomma, il problema parte dalla base della gestione del denaro, come se ci fosse un’idiosincrasia psicologica nei confronti di tutto ciò che riguarda la finanza e il risparmio.
In questo articolo:
- Le lacune dell’educazione finanziaria nei Paesi europei
- Consulenti finanziari: l’anello di congiunzione tra salute e conoscenza finanziaria
Le lacune dell’educazione finanziaria nei Paesi europei
“La salute finanziaria dei cittadini dell’Ue – Uno studio quantitativo”. Questo il titolo della ricerca presentata da Efpa Europe, evidenzia che nove europei su dieci considerano il benessere economico personale un aspetto fondamentale della vita mentre 3 su 4 sanno di dover aumentare le conoscenze finanziarie. Sanno anche che la salute finanziaria di cui godono non è ai massimi livelli, anche se si riscontrano diverse sensazioni in diversi Paesi.
Per esempio, in una scala da 1 a 7, i cittadini di Polonia, Regno Unito e Germania danno alla loro salute finanziaria il voto rispettivamente di 4,6, 4,5 e 4,4, mentre l’Italia (4,1) e l’Ungheria (3,9) mostrano maggiore vulnerabilità.
A fronte di queste “consapevolezze” manca ancora il legame capace di unire l’aumento della conoscenza finanziaria a quello della salute finanziaria. È sempre lo studio a mettere in evidenza che l’11% degli intervistati conosce con precisione il proprio reddito e appena il 9% tiene una contabilità dettagliata delle spese. Inoltre, l’orientamento verso strumenti a basso rischio è predominante: il 51% conserva i risparmi in contanti o su conti correnti, mentre solo il 36% risparmia regolarmente. Gli investimenti in azioni, fondi o Etf coinvolgono appena il 22% dei cittadini, mentre il 10% si avventura in asset digitali e il 6% nel settore immobiliare. “Questo rapporto dimostra chiaramente che la salute finanziaria non è solo una questione di reddito, ma di abitudini, pianificazione e accesso a una consulenza di qualità” ha commentato Emanuele Carluccio.
Consulenti finanziari: l’anello di congiunzione tra salute e conoscenza finanziaria
In un contesto europeo caratterizzato da disomogeneità, il rafforzamento di una cultura finanziaria consapevole diventa essenziale per promuovere fiducia, protezione e benessere economico a lungo termine. In tale ambito i consulenti finanziari svolgono un ruolo fondamentale, come ricorda Carluccio quando afferma che “il nostro impegno, in Efpa, è continuare a promuovere una cultura finanziaria più solida e accessibile in tutta Europa, perché avere le giuste conoscenze e il giusto supporto non solo migliora la gestione del denaro, ma porta anche serenità, fiducia e benessere a lungo termine”.
Ma quanti si rivolgono ai consulenti finanziari per gestire il proprio risparmio? E quali sono i modelli di riferimento adottati nei vari Paesi coinvolti nello studio?
La maggioranza degli europei continua a rivolgersi a banche, compagnie assicurative o reti di consulenti a provvigione, con il modello più diffuso in Italia (68%) e Francia (69%). Al contrario, i consulenti indipendenti, che combinano parcelle e commissioni o operano a parcella (fee-only), rappresentano rispettivamente il 21% e il 17% del mercato, con la Repubblica Ceca in testa per la scelta di professionisti indipendenti (34%) e la Germania in evidenza per l’utilizzo di piattaforme digitali (31%).
L’indagine Efpa mostra dunque come la consulenza indipendente e digitale possa contribuire a migliorare la gestione finanziaria dei cittadini, offrendo maggiore trasparenza e riducendo la dipendenza dai modelli tradizionali a provvigione. “La disparità tra i Paesi evidenzia che, quando i cittadini hanno più strumenti educativi e un solido quadro di pianificazione, i risultati migliorano in modo significativo” è la conclusione del presidente di Efpa Europe.









