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Crisi bancaria: per JP Morgan durerà a lungo, ecco perché

Crisi bancaria: per JP Morgan durerà a lungo, ecco perché

Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan, ha preso posizione riguardo la crisi bancaria che ha tenuto con il fiato sospeso gli investitori. Nella sua lettera annuale agli azionisti, l’ad si è scagliato contro i regolatori, rei di aver incentivato le banche ad accumulare titoli di Stato, ritenuti liquidi e sicuri, senza considerare gli effetti che avrebbe avuto un aumento dei tassi di interesse.

Secondo Dimon, con l’aumento dei rendimenti sul mercato, le banche si sono ritrovate a gestire “perdite di carta” su una valanga di obbligazioni a medio-lungo termine: “Il fallimento del mese scorso della Silicon Valley Bank e l’acquisizione di Credit Suisse da parte del governo svizzero hanno spinto gli investitori a scontare un maggior rischio di recessione negli Stati Uniti”.

 

Crisi bancaria: le responsabilità della Fed per JP Morgan

Dimon ha contestato aspramente la Federal Reserve anche in merito agli stress test per valutare la capacità delle banche di resistere a gravi shock economici: “Gli stress test basati sullo scenario ideato dalla Fed non hanno mai incorporato tassi di interesse più alti. L’ad di JP Morgan ha posto l’accento su un tema molto discusso, l’adozione di normative più severe. Al riguardo vale la pena di osservare come Silicon Valley Bank,  ad esempio, non sia stata sottoposta alle misure di vigilanza più rigorose da parte della Fed essendo dotata di un ammontare di attività inferiore a 250 miliardi di dollari. “Non dovremmo mirare a un regime normativo che elimini tutti i fallimenti, ma a uno che riduca la possibilità di fallimento e le probabilità di contagio. Dovremmo studiare attentamente perché si è verificata questa particolare situazione ma senza reagire in modo eccessivo”, ha scritto Dimon.

Quanto a JP Morgan, il timoniere del più grande istituto finanziario del mondo ha osservato che la banca detiene oltre 2.000 miliardi di attività ed è preparata ad affrontare l’aumento dei tassi d’interesse in quanto l’inflazione potrebbe rimanere elevata più a lungo.

 

La crisi delle banche non è ancora finita

In conclusione, la crisi bancaria è terminata o sarà destinata a continuare? Dimon è convinto che non sia ancora finita e anzi “anche quando sarà alle nostre spalle, ci saranno ripercussioni per gli anni a venire”. A suo giudizio, le probabilità di una recessione sono aumentate: “La situazione non è come quella del 2008 ma non è chiaro quando questa crisi finirà. Ha provocato molte tensioni sul mercato e causerà un inasprimento delle condizioni finanziarie man mano che le banche e altri istituti di credito diventeranno più rigidi”. Tra l’altro Dimon ha sottolineato che tassi più elevati “si tradurranno in sofferenza per i mutuatari che devono rifinanziare i loro prestiti, il che esporrebbe ulteriormente l’economia statunitense a nuovi rischi come quelli provenienti dal mercato immobiliare”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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