Gilt, il Regno Unito torna a tremare: rendimenti ai massimi e governo in bilico

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

L’ultima volta che il Gilt trentennale rendeva quanto oggi erano gli anni in cui Tony Blair guidava il Regno Unito. L’ultima volta che il decennale si trovava a questi livelli, la crisi finanziaria globale stava per esplodere. Il trentennale ha toccato il 5,81%, massimo dal 1998; il decennale il 5,13%, vetta dal 2008. In meno di quattro anni, il mercato dei Gilt affronta la sua seconda crisi: la prima travolse il governo Truss nel 2022; questa si innesca su un intreccio più complesso, dove la crisi politica del Partito laburista e il rialzo dei prezzi energetici incidono su un mercato dei Gilt strutturalmente più fragile di allora.

 

In questo articolo:

 

  • Quando il Gilt rende più dell’azionario
  • Starmer verso le dimissioni: l’impatto sui conti pubblici del Regno Unito
  • Le fragilità strutturali del mercato dei Gilt del Regno Unito

 

Quando il Gilt rende più dell’azionario

Il trentennale segna un rialzo di 25 punti base dal voto di giovedì scorso, attestandosi al 5,81%, ai massimi dal 1998. Secondo Goldman Sachs, dalla fine di febbraio il rendimento decennale (ora al 5,13%) è salito di circa 80 punti base, con una traiettoria che ha seguito da vicino quella del biennale. La banca americana attribuisce la maggior parte della correzione a un riprezzamento delle attese di politica monetaria; nelle ultime settimane si è inserita anche una componente di premio per il rischio politico.

Dall’avvio della guerra in Iran, il decennale britannico ha guadagnato 85 punti base, contro i 44 del Bund tedesco, i 47 del Treasury statunitense e i 58 del Btp italiano. Sul fronte azionario, Ftse 100 e Ftse 250 hanno ceduto entrambi tra il 5% e il 6% dalla fine di febbraio, con il rapporto prezzo-utili dell’indice delle medie capitalizzazioni al di sotto del decimo percentile della propria serie storica. Il rendimento medio del comparto azionario londinese si attesta al 5,55%, valore inferiore a quello offerto dal Gilt trentennale.  Dietro i movimenti di mercato si profila una crisi politica che si è aggravata rapidamente e le cui implicazioni sui conti pubblici sono già quantificabili.

 

Starmer verso le dimissioni: l’impatto sui conti pubblici del Regno Unito

Lo scorso novembre Rachel Reeves, cancelliere dello Scacchiere, aveva scelto la strada dell’austerità fiscale, chiedendo un sacrificio ai lavoratori per ridurre il deficit del Paese, a scapito della crescita. L’Office for Budget Responsibility aveva dichiarato disponibili più del doppio dei fondi necessari a raggiungere gli obiettivi fiscali, e i mercati avevano risposto positivamente sui titoli di Stato britannici, crollati del 2,23%. Quella scelta aveva tuttavia messo in difficoltà il premier Keir Starmer, che aveva promesso agli elettori un impegno concreto per rilanciare l’economia. Oggi, i mercati di previsione assegnano una probabilità di circa il 65% a una sostituzione del primo ministro britannico, Keir Starmer entro fine anno. Secondo Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners, 70 deputati su 403 hanno chiesto pubblicamente le dimissioni del premier, mentre alcuni ministri sollecitano in via riservata un calendario per il passaggio di consegne; almeno sei membri dell’esecutivo sarebbero pronti a dimettersi per forzare l’uscita di Downing Street. “Per molti, a questo punto, il destino di Starmer è segnato; si tratta solo di capire quanto velocemente avverrà la sua uscita”, ha dichiarato Jordan Rochester, responsabile della strategia per reddito fisso, materie prime e valute di Mizuho.

Goldman Sachs stima che la combinazione di rendimenti più alti e crescita più debole possa ridurre il margine di manovra fiscale del governo di circa 12 miliardi di sterline, pari allo 0,3% del Pil. Nel dettaglio, circa 7 miliardi sono attribuiti al rialzo dei rendimenti dei Gilt e delle attese sul tasso ufficiale rispetto alle ipotesi della Spring Forecast dell’Obr; un’ulteriore quota deriva dalla revisione al ribasso del Pil potenziale per effetto dei prezzi energetici più elevati. L’impatto dell’inflazione importata sul fabbisogno appare più marcato nel breve termine e si attenua nell’orizzonte 2029/30 ipotizzando una trasmissione ai prezzi interni. Un eventuale ricambio alla guida del Partito Laburista introdurrebbe ulteriore incertezza sul percorso di consolidamento dei conti pubblici, anche alla luce del rischio di una revisione delle regole fiscali. L’elevato rapporto debito/Pil mantiene la finanza pubblica sensibile alle variazioni dei tassi e, secondo Goldman Sachs, ridimensiona lo spazio per modifiche di rilievo nella traiettoria del deficit, anche in caso di alternanza alla guida del governo.

 

Le fragilità strutturali del mercato dei Gilt del Regno Unito

L’inflazione britannica si attestava al 3,3% a marzo e rischia di accelerare per effetto della crisi energetica in corso. I mercati prezzano due o tre rialzi da 25 punti base entro fine anno da parte della Banca d’Inghilterra; una stretta maggioranza degli economisti interpellati da Reuters prevede tassi invariati. Goldman Sachs mantiene la previsione di un BoE in pausa per il 2026 e indica una soglia bassa per uno o due rialzi estivi qualora le pressioni sui prezzi dell’energia dovessero persistere o i dati sull’inflazione segnalassero una trasmissione più ampia ai prezzi domestici. Sull’eventuale risposta del Comitato di politica monetaria a un quadro politico più instabile, l’analisi storica della banca americana indica che il MPC non ha alzato il tasso ufficiale per contrastare il rischio politico, e ha invece tendenzialmente ridotto il Bank Rate per compensare un aumento del premio a termine, in presenza di aspettative di inflazione ancorate.

Catherine Mann, membro del Comitato di politica monetaria, in un intervento preparato per la London School of Economics ha richiamato l’attenzione sul ruolo crescente di hedge fund e investitori esteri nell’acquisto di debito pubblico britannico, in sostituzione dei fondi pensione nazionali. Secondo i dati ufficiali, la quota detenuta da investitori non residenti ha raggiunto una media record del 33% nell’anno chiuso al terzo trimestre del 2025. Per Mann, questa base di investitori più elastica al prezzo potrebbe ridurre i costi di finanziamento in fasi di calma e amplificare la volatilità in presenza di shock interni o globali, incorporando un premio di rischio persistente nei rendimenti dei Gilt; il deficit delle partite correnti e la dipendenza dai capitali esteri rafforzano questa esposizione, in particolare se uno shock dovesse coincidere con un deprezzamento della sterlina. Sul cambio, il modello GSBEER di Goldman Sachs evidenzia un ampliamento recente della componente di premio per il rischio politico nel Eur/Gbp, su livelli che restano inferiori a quelli registrati per buona parte del 2025; gli strategist valutari della banca segnalano rischi al ribasso asimmetrici per la sterlina nel breve termine, con maggiore probabilità di episodi di debolezza piuttosto che di una tendenza prolungata, mentre nel medio periodo individuano nella sopravvalutazione strutturale della divisa il fattore guida principale.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari