A quanto ammonta il debito pubblico italiano in mano a investitori stranieri

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Il debito pubblico italiano è sempre di più nelle mani degli investitori stranieri. Lo ha confermato il report diffuso dalla Banca d’Italia con i dati aggiornati alla fine di marzo 2025. Banche, assicurazioni e fondi di investimento con passaporto estero rappresentano la prima categoria di sottoscrittori tra Btp, Bot e altri titoli pubblici. A incoraggiare la crescita dell’interesse internazionale per i titoli tricolori è il clima di fiducia nella solvibilità dell’Italia, favorito dal consolidamento del merito di credito certificato dai rendimenti e dalle agenzie di rating.

“L’Italia offre oggi un mix interessante di stabilità politica, garanzie istituzionali e rendimento reale positivo. È il risultato diretto delle scelte del Tesoro che ha puntato in modo sistematico su nuove tipologie di emissioni rivolte al pubblico retail, come i Btp Futura e Btp Valore, offrendo cedole crescenti, premi fedeltà e condizioni fiscali vantaggiose”, spiega il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commentando i dati di Bankitalia. Non è da sottovalutare, tuttavia, il timore che la concentrazione in portafogli stranieri possa esporre al rischio di disinvestimenti qualora insorga qualche difficoltà sistemica, con la conseguente crescita dei tassi e dello spread.

 

In questo articolo:

 

  • Quanto debito pubblico italiano è detenuto da investitori stranieri
  • A quanto ammonta e chi controlla il resto del debito pubblico

 

Quanto debito pubblico italiano è detenuto da investitori stranieri

La percentuale di debito pubblico italiano in mano ai non residenti è salita a fine marzo 2025 al 32,4% del totale (dal 31,9% del mese precedente) per una cifra pari a 982,8 miliardi, con +18,2 miliardi. Il dato è impressionante tenendo conto del fatto che lo stock detenuto all’estero si è attestato nel 2024 al 31,1% del totale per un importo di 923,8 miliardi. Questi numeri si avvicinano ai massimi raggiunti prima del 2020, poco sotto la soglia dei 1.000 miliardi di euro. È probabile che il livello dei 1.000 miliardi verrà raggiunto con i dati relativi ad aprile o, al più tardi, a maggio.

La fetta straniera più sottile di debito pubblico italiano nel periodo post-pandemico si è toccata nel marzo 2023 con il 26,2% del totale, il punto minimo dal dicembre 1998. Alla fine di quell’anno, infatti, la quota di debito nazionale posseduta da soggetti esteri era appena il 4%. Ora, dopo tre anni di graduale disimpegno, un terzo del debito pubblico italiano è tornato in mano straniera. Il trend conferma che gli investitori esteri sono l’unica classe di detentori di titoli pubblici italiani che continua a crescere.

Gli stranieri che detengono il 32,4% del nostro debito sono principalmente Banche centrali e internazionali, assicurazioni, gestori patrimoniali e fondi (pensione, comuni, Etf), piccoli investitori privati e imprese. La maggior parte di questi titoli si trovano in portafogli all’interno dell’eurozona, in particolare in Francia, Germania, Lussemburgo, Spagna e Irlanda. Al di fuori dell’Unione europea, il debito pubblico italiano è sparso principalmente tra Giappone, Stati Uniti e Gran Bretagna.

 

A quanto ammonta e chi controlla il resto del debito pubblico

La Banca d’Italia (anche per conto della Bce) ha ridotto ulteriormente la propria esposizione sul debito pubblico italiano, passando dal 20,5% al 20,2%. Dopo la fine degli acquisti previsti dai piani di quantitative easing europei, culminata al 24,2% (695,5 miliardi) nel 2023 in piena fase espansiva della politica monetaria, Bankitalia detiene sempre meno titoli: il 20,2% del passivo italiano a fine marzo è il minimo dall’agosto 2020. Cala di poco pure la quota in possesso dei risparmiatori: la fetta dei residenti non finanziari (famiglie e imprese) è scesa di un decimo di punto al 14,3%. La parte restante è detenuta da altre istituzioni finanziarie come banche, assicurazioni e Cassa Depositi e Prestiti.

I dati di Bankitalia certificano che il debito pubblico italiano ad aprile 2025 ha segnato un nuovo massimo storico: 3.063,5 miliardi di euro, con +30,1 miliardi rispetto al mese precedente. Non è mai stato così alto nella storia del Paese. A pesare è soprattutto il fabbisogno delle pubbliche amministrazioni: la loro quota sul debito è salita di 21,5 miliardi, con un incremento di 29,9 miliardi delle amministrazioni centrali. Sono aumentate di 7,2 miliardi, per un totale di 69,4 miliardi, le riserve di cassa del Tesoro, mentre fattori marginali ed effetti tecnici – come indicizzazione all’inflazione e rivalutazione dei titoli indicizzati, premi e scarti su emissioni e rimborsi – hanno fatto segnare +1,4 miliardi. È rimasto invariato il debito delle amministrazioni locali e quello degli enti di previdenza.

Discorso diverso dal lato della duration e sul fronte fiscale. La Banca d’Italia fa sapere che la durata media residua è solida e si conferma a 7,9 anni, in linea con i mesi precedenti. Ad aprile, infine, le entrate tributarie hanno raggiunto i 41,9 miliardi di euro, con il +3,2% rispetto allo stesso mese del 2024. Il gettito fiscale è salito a 170 miliardi nei primi quattro mesi del 2025, con una crescita del 3,9% su base annua pari a 6,5 miliardi.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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