Debito pubblico mondiale record, ecco a quanto arriverà nel 2022

Debito pubblico mondiale record, ecco a quanto arriverà nel 2022

Debito pubblico mondiale record, ecco a quanto arriverà nel 2022

Il debito pubblico mondiale salirà quest’anno del 9,5% a un livello record di 71.600 miliardi di dollari. È quanto ha affermato un report elaborato dal gestore patrimoniale britannico Janus Henderson. Lo scorso anno il debito sovrano globale aveva già fatto un salto del 7,8%, raggiungendo la cifra monstre di 65.400 miliardi di dollari. A trainare la crescita l’aumento del numero di prestiti. 

Gli interessi però sono scesi al minimo storico di 1.010 miliardi di dollari, con un tasso effettivo dell’1,6%. Questi però saranno destinati ad aumentare del 14,5% a 1.160 miliardi di dollari nel 2022, per effetto dell’aumento del costo del denaro da parte delle Banche centrali. Secondo lo studio, sarà il Regno Unito a subirne l’impatto maggiore, per via dell’aumento dei tassi d’interesse della Bank of England e dell’inflazione che andrà a incidere sul debito indicizzato, insieme ai costi relativi al restringimento monetario. 

Janus Henderson ritiene la guerra Russia-Ucraina deleteria, perché spingerà i Governi occidentali a prendere maggiormente in prestito per finanziare l’aumento delle spese per la difesa militare. La Germania ad esempio ha in programma un aumento degli investimenti per la difesa a oltre il 2% del PIL.

 

S&P Global Ratings: perché il debito rimarrà elevato

Il rapporto di Janus Henderson segue quello di S&P Global Ratings pubblicato questa settimana, dove la società di rating prevede un indebitamento complessivo che rimarrà elevato per una serie di fattori come: le esigenze di rinnovo del debito in essere, la normalizzazione della politica fiscale dopo la pandemia, l’inflazione alta e le questioni sociali e politiche. In questo contesto vi sarà il nuovo prestito per il 2022 che raggiungerà quota 10.400 miliardi di dollari, oltre il 30% in più rispetto alla media ante-pandemica. 

Inoltre, la guerra Russia-Ucraina eserciterebbe pressioni sulle esigenze di finanziamento da parte dei Governi, mentre le politiche monetarie più restrittive delle Banche centrali spingerebbero in alto i costi finanziamento degli Stati. Tuttavia, nelle economie avanzate l’aumento degli oneri finanziari rimarranno a un livello per cui i Governi potranno avere tempo per consolidare il bilancio e concentrarsi sulla crescita, ha affermato il rapporto di S&P.

 

Tassi più alti? Ecco dove investire

L’aumento dei tassi d’interesse dettato dalla politica monetaria restrittiva di gran parte delle Banche centrali crea delle divergenze, perché USA, Regno Unito, Europa, Canada e Australia cercano di inasprire per contenere l’inflazione, mentre al contrario la Cina adotterà una posizione più accomodante per rilanciare la crescita. La conseguenza per Janus Henderson è che gli investitori in obbligazioni avranno delle opportunità nel breve termine. 

Una è rappresentata dalla Cina, per via dell’allentamento monetario. Un’altra dalla Svizzera, che è maggiormente protetta dalle pressioni inflazionistiche perché meno dipendente dalla componente energetica. A giudizio del gestore, le obbligazioni a breve scadenza sono più allettanti rispetto a quelle a lunga scadenza, reputate più rischiose. Inoltre, i mercati avrebbero in buona parte scontato aspettative di inflazione più alte, quindi i bond oggi beneficiano di rendimenti più elevati rispetto ad alcuni mesi fa.

 

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