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Dollaro USA: ecco perché scenderà ancora indipendentemente dall’inflazione

Dollaro USA: ecco perché scenderà ancora indipendentemente dall'inflazione

Il dollaro USA non arresta la sua discesa, perdendo quota sulle principali valute mondiali. La sensazione generale è che il biglietto verde abbia ormai smarrito la sua verve dopo un anno di straordinario fulgore. Da quando nel marzo del 2022 la Federal Reserve ha iniziato ad alzare i tassi d’interesse, la valuta statunitense ha macinato guadagni su guadagni, giganteggiando su euro, sterlina e yen con valori di cambio che non si vedevano da decenni. Nell’ultima fase dello scorso anno però è iniziata l’inversione, con l’arrivo cioè dei primi segnali di un raffreddamento dell’inflazione che hanno maturato le aspettative di una Fed meno aggressiva sul fronte dei tassi. Dal picco di settembre, il Dollar Index ha infatti perso circa il 10% del proprio valore.

 

Dollaro USA: gli analisti prevedono vendite a prescindere da inflazione

Oggi arrivano i dati sull’indice dei prezzi al consumo del mese di marzo, con gli analisti che si aspettano un calo al 5,1% dal 6% di febbraio. Gli osservatori di mercato però ritengono che, anche se ci dovesse essere un colpo di coda dell’inflazione, difficilmente il dollaro USA potrebbe tornare a mostrare i muscoli. La ragione deriva dal fatto che il mercato percepisce una Fed ormai vicina al picco dei tassi d’interesse, ancor più che la crisi bancaria soffia sul fuoco di una probabile recessione economica. Recentemente sono arrivate anche alcune dichiarazioni da parte dei funzionari della Banca centrale a stelle e strisce che vertono in tale direzione. Ad esempio, il presidente della Fed di Filadelfia, Patrick Harker, ritiene che la fine dei rialzi dei tassi potrebbe essere vicina, mentre il presidente della Fed di Chicago Austan Goolsbee ha affermato che l’istituto monetario dovrebbe essere paziente nell’aumentare i tassi di interesse di fronte al recente stress del settore bancario.

Questa settimana tutti gli indicatori dei timori obbligazionari e azionari hanno preventivato forti turbative nei mercati, poiché gli investitori si preparano alle rapide oscillazioni derivanti dalla pubblicazione dell’IPC USA. Al contrario, la tendenza al ribasso del dollaro è vista estendersi, nonostante l’indicatore JP Morgan della volatilità delle valute dei mercati sviluppati sia in calo per la seconda settimana consecutiva. “Ci aspettiamo che il dollaro USA si indebolisca man mano che la crescita degli Stati Uniti e il premio sui tassi d’interesse rispetto al resto del mondo si eroderanno nei prossimi mesi”, ha scritto in una nota Solita Marcelli, chief investment officer Americas di UBS Global Wealth Management.

Secondo gli analisti di TD Securities, “la tendenza al ribasso del dollaro potrebbe bloccarsi un po’ nel breve termine, aiutata dalle aspettative di un altro rialzo della Fed il mese prossimo”. Tuttavia, gli esperti si aspettano “una correzione del dollaro più profonda nei prossimi mesi, quindi qualsiasi rally è un’opportunità per rivenderlo”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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