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Dollaro USA: forti vendite dei gestori, cosa aspettarsi?

Banconote di dollari scendono dal cielo

Nuova debolezza oggi per il dollaro USA sui mercati valutari sebbene i volumi si mantengano bassi dopo il Thanksgiving Day. Wall Street è rimasta chiusa ieri mentre oggi aprirà solo la mattina. Ciò non toglie che in questo periodo gli investitori stiano scaricando il biglietto verde. Secondo i dati forniti dalla società americana di servizi finanziari e bancari State Street, i gestori patrimoniali hanno chiuso circa l’1,6% delle loro posizioni in dollari nel mese in corso, il più grande deflusso mensile dallo scorso anno.

Le vendite sono iniziate il 3 novembre, dopo la divulgazione dei dati sull’occupazione statunitense, e sono proseguite ogni giorno fino a oggi. Gli esperti di State Street osservano che solo in sei occasioni ci sono state vendite così concentrate di dollari negli ultimi due decenni, L’ultima volta è stata a novembre dello scorso anno, quando il Dollar Index ha perso il 10% fino alla fine di gennaio 2023.

 

Dollaro USA: cosa sta guidando le vendite

I grandi investitori vendono dollari perché scontano che la Federal Reserve non alzerà più i tassi d’interesse e in vista di un taglio dei tassi di interesse. Il rally del dollaro nel 2022 è stato guidato dall’aggressiva campagna di strette sul costo del denaro operata dalla Fed per combattere l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni. Ciò ha portato il Dollar Index a guadagnare il 19% fino a settembre. Il rallentamento del carovita ha determinato una brusca inversione della valuta statunitense nell’ultimo scorcio dello scorso anno. Trend che è continuato fino a luglio quando i dati macroeconomici robusti degli Stati Uniti hanno ridato forza al biglietto verde, balzato del 7% fino a ottobre.

Lo scenario è mutato nuovamente dopo la riunione della Fed a cavallo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. In quell’occasione il governatore Jerome Powell ha trasmesso il messaggio che la Fed avrebbe prestato attenzione allo stato di salute dell’economia americana nelle scelte di politica monetaria. Ciò è stato tradotto dal mercato nel seguente modo: picco dei tassi raggiunto e tagli più rapidi nel 2024. I dati sull’inflazione (al 3,2% nell’ultima rilevazione) e sui nuovi posti di lavoro creati (molto meno rispetto alle attese) hanno avvalorato la tesi che l’economia a stelle e strisce stia rallentando e  che a Fed possa diventare più accomodante.

“I flussi delle ultime due settimane indicano un rapido ripensamento sulla domanda di dollari. Gli investitori ritengono che se i tagli dei tassi saranno effettivamente realizzati, non ci sia bisogno di detenere tanti dollari”, ha affermato Michael Metcalfe, responsabile della strategia macro di State Street.

 

Cosa aspettarsi ora

State Street ha sottolineato che la recente liquidazione delle posizioni in dollari dei gestori patrimoniali non toglie che la valuta americana sia ancora sovrappesata nei portafogli di investimento. Secondo Francesco Sandrini, responsabile delle strategie multi-asset di Amundi la debolezza del dollaro continuerà i quanto ci saranno “meno turbolenze tra Stati Uniti e Cina e quindi gli investitori ricorreranno meno al biglietto verde come bene rifugio”. Geoff Yu, stratega dei cambi di BNY Mellon, ha affermato che i clienti della banca stanno vendendo dollari al ritmo più veloce di quest’anno preferendo altre valute tipo lo yen giapponese, il dollaro canadese e altre monete dell’America latina.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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