Gli italiani confermano la tradizionale grande propensione strutturale al risparmio. Il 58% è riuscito ad accantonare risorse nel corso dell’anno passato, il livello più alto degli ultimi venti anni, con una scalata praticamente ininterrotta dal minimo, al 39%, di dieci prima. Solo il Covid è riuscito a mettere in pausa, ma non a ridurre, il numero di italiani che risparmiano. È l’evidenza principale emersa dall’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani di Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, presentato ieri a Milano.
La principale evidenza, certo, ma è solo il punto di partenza. Perché oltre a queste circa 500.000 famiglie che sono “entrate” nel mondo di chi risparmia, come ha sottolineato il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, l’indagine aiuta a capire come risparmiano gli italiani, perché lo fanno e soprattutto cosa ne fanno.

In questo articolo:
- Gli italiani stanno imparando a pianificare
- Aumenta la consapevolezza sulla previdenza ma scarse conoscenze sugli strumenti
- Italiani ancora prudenti e innamorati del mattone
Gli italiani stanno imparando a pianificare
La seconda notizia positiva emersa dall’indagine, condotta su 1.500 intervistati, è l’aumento del risparmio intenzionale, ossia con obiettivi precisi: acquisto della casa, crescita dei figli, studio, perfino previdenza. Se il 36% accantona risorse per affrontare imprevisti futuri, un risparmio precauzionale che spesso rimane improduttivo, il 38% lo fa con obiettivi precisi. Tra questi l’acquisto di un’abitazione (l’80% vive in una casa di proprietà) ambizione mai sopita tra gli italiani, il 29% per la pensione e gli anni della vecchiaia, l’11,7% per i propri figli, il 3,4% per puro investimento.
Segnali di maturazione quindi: il risparmio non è più soltanto accumulo difensivo, ma inizia a trasformarsi in uno strumento di pianificazione, soprattutto in vista della terza età. A spingere gli italiani verso pianificazione e progettazione è la crescente incertezza economica e demografica, accompagnata alla sensazione – più di una sensazione – che lo Stato sociale stia accelerando la propria ritirata.
Aumenta la consapevolezza sulla previdenza ma scarse conoscenze sugli strumenti
Previdenza integrativa e polizze Ltcm sono due pilastri nella costruzione di una vecchiaia tranquilla. Eppure, ancora oggi, gli italiani dimostrano di conoscerle poco. Anche se in crescita costante, la percentuale di chi ha aderito a forme pensionistiche alternative rimane contenuta, al 24,5%. Ci sono voluti 15 anni per raddoppiare la cifra. Sul tema, il direttore del Centro Einaudi, Giuseppe Russo, si è dichiarato sfavorevole all’obbligatorietà, che potrebbe distorcere la scelta di come e dove risparmiare. La strada, secondo Russo, è quella della consapevolezza e della conoscenza. Si stanno facendo passi avanti, ma ancora troppo pochi, visto che il 68% del campione intervistato nello studio non ne conosce i vantaggi.
Ancora più bassa la diffusione di strumenti assicurativi come polizze sanitarie e long term care, anche tra le fasce d’età più avanzate. Soltanto il 17,9% degli intervistati è protetto da una forma di assicurazione (individuale o familiare, collettiva o aziendale) che copra, in tutto o in parte, le spese mediche.
Italiani ancora prudenti e innamorati del mattone
La casa, che sia prima casa o meno, per i figli o per generare reddito, rimane ben presente nell’allocazione dei risparmi degli italiani. L’80% vive in un’abitazione di proprietà e perfino quando si avanza con l’età l’idea di acquistare il mattone non sparisce: il 7% degli over 60 dichiara di voler acquistare un immobile con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita in vista del pensionamento o per lasciare un bene ai figli. Il 22% degli over 55 che acquistano immobili, infatti, lo fa con finalità intergenerazionali.

Rimane forte anche la passione per le obbligazioni, in grado di soddisfare la richiesta di sicurezza dei risparmiatori italiani. Circa il 20% le detiene contro il 4,6% cha ha scelto le azioni. L’obiettivo primario degli italiani nei loro investimenti è d’altronde la sicurezza (47%). Anche qui, tuttavia, si registrano passi avanti, probabilmente dettati da una maggiore fiducia nei mercati finanziari conseguenze al buon andamento degli ultimi anni.
Il risparmio deve circolare e non solo rimanere fermo e improduttivo” è il messaggio chiave che Gian Maria Gros-Pietro ha voluto ribadire al termine della presentazione. La sfida resta quella di diffondere una cultura finanziaria capace di rendere accessibili e comprensibili le scelte di investimento anche alle famiglie con redditi più modesti, sempre più numerose tra i nuovi risparmiatori.









