Economia mondiale: per l’Ocse l’impatto shock dei dazi deve ancora arrivare

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L’economia mondiale non ha ancora subito l’impatto completo dei dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. È quanto emerge dal rapporto dell’Organizzazione per il Commercio e lo Sviluppo Economico (Ocse) sull’outlook economico globale. Anche se negli ultimi mesi l’economia è risultata più resiliente del previsto alle tariffe commerciali, gli effetti più forti devono ancora manifestarsi, si legge nel documento. Finora gli investimenti nell’intelligenza artificiale hanno sostenuto l’attività degli Stati Uniti e gli stimoli fiscali hanno attutito il rallentamento della Cina, ha dichiarato l’Ocse. Ciò ha compensato le ricadute negative dei prelievi.

 

In questo articolo:

 

  • Dazi: l’impatto sull’economia mondiale è già visibile
  • Le previsioni dell’Ocse nei numeri

 

Dazi: l’impatto sull’economia mondiale è già visibile

L’Ocse ha sottolineato che le ripercussioni dei dazi si stanno vedendo già sulle importazioni di beni, con conseguenze visibili in alcuni prezzi al consumo e nelle scelte di spesa dei consumatori. Inoltre il rapporto cita l’indebolimento del mercato del lavoro, come dimostrano l’aumento della disoccupazione e il calo delle offerte. In un’intervista, il capo economista dell’Ocse, Álvaro Santos Pereira, ha detto che “è importante il dialogo tra i Paesi per ottenere accordi al fine di ridurre le barriere commerciali”. Questo in quanto “più scambi commerciali sono positivi per la crescita”, ha aggiunto.

Normalmente i dazi portano inflazione, ma secondo l’Ocse, il costo della vita dovrebbe diminuire nella maggior parte delle economie per effetto di una “crescita più lenta e pressioni occupazionali più deboli”. Tuttavia, “le Banche centrali dovrebbero rimanere vigili”, ha sottolineato l’istituto con sede a Parigi.

 

Le previsioni dell’Ocse nei numeri

Ma quanto sarà la crescita mondiale per quest’anno e il prossimo? A giudizio dell’organizzazione sovranazionale, il Pil globale aumenterà del 3,2% nel 2025, registrando una leggera contrazione rispetto al 3,3% dello scorso anno, ma in aumento in confronto alla previsione di giugno.

L’istituto ha mantenuto però le stime del 2,9% per la crescita del 2026, ribadendo che i dazi peseranno sugli investimenti e sul commercio. Scendendo nel dettaglio delle singole nazioni, l’Ocse prevede un rallentamento della crescita statunitense all’1,8% nel 2025 rispetto al 2,8% dello scorso anno. A giugno però aveva pronosticato un regresso più forte, all’1,6%. Per il 2026, le stime sono ferme all’1,5%. L’impatto negativo dei dazi sarà compensato da vari fattori, quali “il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale, il sostegno fiscale e i tagli ai tassi di interesse da parte della Federal Reserve”, ha scritto l’Ocse nel rapporto.

La Cina è vista in calo nella seconda metà del 2025, per via della diminuzione del sostegno fiscale del governo. Ciononostante, l’Ocse stima un Pil per la seconda superpotenza economica mondiale in salita del 4,9% quest’anno (4,7% nelle stime di giugno), rallentando al 4,4% l’anno prossimo (4,3% a giugno). 

L’eurozona soffrirà l’impatto delle tensioni commerciali e geopolitiche, che compenseranno l’effetto positivo dei tassi più bassi, ha detto l’Ocse. Quest’ultimo prevede una crescita dell’1,2% nel 2025 (1% a giugno) e dell’1% nel 2026 (1,2% a giugno). In tale contesto, la crescita sarà sostenuta dalla Germania grazie ai piani plurimiliardari di spesa pubblica, mentre verrà zavorrata dalle strette fiscali di Francia e Italia.

L’Ocse vede bene la Gran Bretagna, secondo cui registrerà la seconda più forte crescita dei Paesi del G-7 quest’anno con un incremento dell’1,4%, mentre per quanto riguarda il 2026 il progresso economico dovrebbe attestarsi all’1%.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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