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Economia USA: perché i rendimenti record minacciano il soft landing

Economia USA: perché i rendimenti record minacciano il soft landing

Le vendite incessanti sul mercato obbligazionario con i rendimenti a livelli record che stiamo vedendo in questi giorni trasmettono profonde inquietudini per l’economia USA nei prossimi mesi. Fino ad oggi gli Stati Uniti hanno mostrato una straordinaria resilienza dal punto di vista economico, nonostante la serie di rialzi aggressivi dei tassi d’interesse attuata dalla Federal Reserve a partire da marzo dello scorso anno. Molti avevano presagito una recessione imminente, che non si è mai verificata ma che soprattutto non dà alcuni segnali che possa configurarsi. Le attività economiche delle aziende procedono a gonfie vele, al punto che gli analisti hanno aumentato le stime dei profitti alla fine del 2023. Mentre il mercato del lavoro si mostra eccezionalmente in salute.

Oggi, la gran parte degli economisti pensa che ci siano le condizioni per un atterraggio morbido e lo stesso governatore della Fed Jerome Powell si è detto sorpreso della grande tenuta dell’economia USA in occasione dell’ultima riunione avvenuta il 19-20 settembre. Tuttavia, i rendimenti dei titoli di Stato non fanno ben sperare. I Treasury Bond a 10 anni oggi rendono il 4,8%, mentre i T-Note a 30 anni hanno un ritorno di oltre il 5%. Per vedere questi numeri bisogna risalire al 2007, poco prima che scoppiasse la più grande crisi finanziaria ed economica di questo millennio.

 

Titoli di Stato USA: perché stanno salendo i rendimenti

Il motivo principale per cui stanno crescendo così tanto i rendimenti obbligazionari è chiaramente dettato dalla politica monetaria della Fed, che ha ribadito la linea dura di tassi d’interesse alti per un tempo più lungo di quello che tutti quanti si aspettavano. Da solo però non spiega questa ondata di vendite che si sta registrando sui mercati.

Probabilmente tutto ciò è suffragato da una fuga degli investitori stranieri, delle banche d’investimento e dei gestori dal debito statunitense, che continua a crescere ponendo dubbi sulla sua stabile tenuta. Negli ultimi otto anni l’indebitamento americano è raddoppiato a 26.000 miliardi di dollari, mentre Moody’s è tornata alla carica minacciando un downgrade del rating degli Stati Uniti. L’atto dell’agenzia non sarebbe di poco conto, visto che è l’unica rimasta a conservare la tripla A.

 

Economia USA: le minacce dai rendimenti elevati

Il punto però è in che modo i rendimenti così alti possono colpire l’economia USA. Innanzitutto, rendendo più oneroso un debito già molto pesante, potrebbero finire per frenare la spesa dello Stato, rallentando quindi la domanda generale e i consumi.

In secondo luogo, il mercato immobiliare potrebbe essere gravemente messo sotto pressione. I tassi ipotecari si sono fiondati ai massimi degli ultimi 23 anni e alcuni istituti di credito applicano tassi superiori al 7,5% per i mutui a 30 anni. Questo inevitabilmente rischia di far crollare la domanda delle case, perché gli acquirenti non riescono ad accedere ai finanziamenti.

In terzo luogo, è la possibilità generale di ricevere denaro in prestito per comprare beni di consumo che subirebbe un arresto, soprattutto ora che il cuscinetto di risparmi creato durante il periodo pandemico si sta esaurendo.

Secondo le previsioni di Goldman Sachs, “se l’inasprimento delle condizioni finanziarie iniziato a fine luglio sarà sostenuto, la produzione economica potrebbe ridursi di 1 punto percentuale nel prossimo anno”.

Daleep Singh, ex dirigente della Fed di New York e ora capo economista globale di PGIM Fixed Income, ritiene che quella che stiamo vedendo è una “rivalutazione di come il mercato obbligazionario prezzi l’incertezza”. L’esperto sottolinea come i segnali di debolezza dell’economia potrebbero arrestare l’aumento dei rendimenti, anche se forse non è ancora arrivato il momento. “Certe situazioni permangono fino a quando non si auto-correggono, magari attraverso dati economici più deboli e la paura per la stabilità finanziaria. Uno di questi sviluppi segnerebbe un punto di svolta verso rendimenti più bassi, ma ancora non siamo a quel punto”, ha affermato.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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