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Elezioni francesi: ecco come potrebbero reagire i mercati dopo il voto

Elezioni francesi: ecco come potrebbero reagire i mercati dopo il voto

Mancano solo due giorni per il verdetto definitivo sulle elezioni francesi e gli investitori si interrogano su quanto potrà accadere dopo il voto. Qualunque sia l’esito del secondo turno, le aspettative non sono idilliache. Difficilmente il Rassemblement National di Marine Le Pen, tanto temuto dal mercato, riuscirà a conquistare i 289 seggi necessari per la maggioranza alla Camera e la conduzione del governo della nazione. Questo in virtù del fronte comune creato tra Ensemble di Emmanuel Macron e lo schieramento di estrema sinistra Nouveau Front Populaire per ritirare le candidature al ballottaggio del 7 luglio. Tutto ciò ha tranquillizzato per ora i trader, che reputano l’affermazione dell’estrema destra il peggiore scenario che possa verificarsi.

In ogni caso è molto probabile che un governo orchestrato da Le Pen e guidato dal suo delfino Jordan Bardella sia molto meno minaccioso per l’integrità europea di quanto paventato dai mercati. Negli ultimi tempi il partito di destra ha abbandonato le sue velleità di uscire dell’euro e altri atteggiamenti intransigenti degli anni passati sono stati smorzati. Tuttavia il mercato vorrebbe capire come si comporterebbe alla prova dei fatti Le Pen una volta al potere. Anche con il leader della destra italiana, Giorgia Meloni, sul mercato inizialmente prevaleva lo scetticismo, salvo poi assistere a un rasserenamento una volta che, nominata alla Presidenza del Consiglio, ha mostrato uno spirito collaborativo con l’Europa.

L’alternativa di un Parlamento diviso in Francia potrebbe inizialmente accontentare gli investitori per lo scampato pericolo di vedere il Rassemblement National alla guida della nazione, ma in seguito rischierebbe di creare un’instabilità politica poco apprezzata dai mercati. Una coabitazione tra Macron e la sinistra estrema, poi, sarebbe davvero difficile: il capo dell’Eliseo sostiene gli sforzi per contenere il deficit di bilancio della Francia in modo da rientrare nei criteri dell’Unione europea; il Nouveau Front Populaire al contrario ha come obiettivo quello di aumentare l’età pensionabile e la spesa sociale.

 

Elezioni francesi: ecco le aspettative sui mercati finanziari

Cosa bisogna aspettarsi sui mercati dopo le elezioni francesi? Da quando il 9 giugno il Presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha sciolto il parlamento, il CAC 40 ha perso quasi 4 punti percentuali, risultando il peggiore tra i principali indici azionari europei. Allo stesso tempo, gli OAT francesi a 10 anni hanno visto lo spread sugli equivalenti Bund tedeschi aumentare a poco meno di 70 punti base. Il divario  è schizzato fino a 86 punti base nei giorni immediatamente seguenti l’annuncio di Macron, ovvero al livello più alto dalla crisi dei debiti sovrani. Prima delle elezioni europee lo spread si collocava intorno ai 50 basis point. Sul mercato valutario l’euro è finito sotto pressione nell’ultimo mese, arrivando a scendere fino a 1,066 contro il dollaro USA prima di risalire a oltre 1,08 attuali.

Quello che succederà a partire da lunedì dipende dal quadro politico che si delineerà in Francia e per tal motivo gli investitori in genere rimangono guardinghi. “Il mercato è ancora molto cauto e non sta certo festeggiando” ha detto Alberto Tocchio, gestore di portafoglio di Kairos Partners. “È ancora preoccupato per un Parlamento sospeso che potrebbe diventare una preoccupazione a medio termine”.

Benoit Anne, amministratore delegato di MFS Investment Management, mette in guardia dal rischio di muoversi troppo presto, considerando che le prospettive politiche ed economiche del Paese rimangono nebulose: “Il livello degli spread francesi è in qualche modo irrilevante in assenza di rassicurazioni sulla direzione della futura politica fiscale”.

C’è poca fiducia anche sui mercati valutari, nonostante lo sprint della valuta unica negli ultimi giorni per effetto di un clima più sereno. Morgan Stanley ha suggerito di vendere EUR/USD con prezzo obiettivo a 1,05 per effetto, tra l’altro, della “bassa qualità della crescita europea e dei rischi politici della Germania”.

Le azioni potrebbero invece essere volatili nel breve termine, ma gli analisti di Goldman Sachs avvertono che le aziende francesi generano più del 60% dei loro introiti al di fuori dell’Europa. Questo significa che le turbolenze politiche nel medio-lungo termine potrebbero avere un impatto limitato. Un’osservazione raccolta da Madeleine Ronner, gestore delle azioni globali presso DWS Group: “Sembra che le aziende francesi in generale siano state vendute ma che nessuno abbia guardato al vero rischio di alcuni nomi o all’esposizione di questi alla Francia”. Helen Jewell, direttrice degli investimenti dell’unità EMEA delle azioni fondamentali, ritiene invece che il mercato non stia scontando abbastanza gli utili societari e che ci sia “l’opportunità di acquistare aziende interessanti e di qualità a un prezzo inferiore”. L’esperta vede in particolare occasioni nei settori aerospaziale, della difesa e dei beni di lusso.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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