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Elezioni Francia: ecco perché si rischia una nuova euro-crisi

Nell'immagine la Torre Eiffel inquadrata dal Trocadero utilizzando un filtro fotografico

Il programma politico del Rassemblement National potrebbe valere il 35,5% dei voti per il partito guidato da Marine Le Pen, al primo turno delle elezioni che si terranno in Francia nel fine settimana (30 giugno). È quanto risulta dal sondaggio più recente condotto da Ipsos e pubblicato su Le Parisien e Radio France. L’alleanza di sinistra otterrebbe il 29,5% delle preferenze mentre lo schieramento del presidente in carica Emmanuel Macron verrebbe confinato al 19,5% dei voti.

È un quadro che preoccupa i mercati finanziari. Il programma del partito della destra populista francese prevede infatti una riforma delle pensioni, una riduzione del cuneo fiscale, un taglio delle tasse per le imprese e dell’IVA sull’energia, investimenti in infrastrutture e sanità. Tra minori introiti e maggiore spesa il costo sarebbe di 70 miliardi di euro circa secondo le stime di Allianz Research. Sull’altro piatto della bilancia, quello delle risorse, queste potrebbero arrivare dal taglio delle spese per gli immigrati, dalla lotta all’evasione, dalla riduzione dei pagamenti agli enti locali, dalla riduzione dei trasferimenti a Ong e Unione europea, dalla revisione dei piani di finanziamento per le energie rinnovabili per un totale, sempre secondo le stime di Allianz Research, di 50 miliardi di euro.

Il tutto in un Paese che ha superato i 3.000 miliardi di debito pubblico, con un rapporto debito/Pil al 112% e un deficit/Pil al 4,4%. Una potenziale Italia, anche se il paragone farà storcere il naso ai cugini d’Oltralpe.

Il grafico a linea nell'immagine mostra il cammino crescente del debito pubblico francese dagli anni '90 fino ad oggi, dove ha superato i 3.000 miliardi di euro
Il debito pubblico francese supera i 3.000 miliardi di euro – Fonte: Bloomberg. dati in milioni di euro.

Elezioni Francia: rischiano tutti?

Dopo l’impennata iniziale dei rendimenti dei titoli di Stato e dei CDS (assicurazioni finanziarie contro il rischio paese), seguita al risultato del voto per il Parlamento europeo e alla chiamata a elezioni anticipate di Emmanuel Macron, le tensioni si sono attenuate. I rendimenti dei titoli di Stato francesi e lo spread nei confronti del Bund rimangono tuttavia superiori rispetto a prima del voto europeo. Solo lo svolgimento delle elezioni in Francia e l’evidenza di una nuova maggioranza (quindi dopo il secondo turno del 7 luglio) potrebbero riportare lo scenario alla normalità. Il rischio opposto è che alle elezioni prevalgano le ali estreme dello schieramento politico francese.

I CDS sono assicurazioni finanziarie contro il rischio di default di un paese. Sull'arco dei 10anni, in Francia, si sono impennate
L’impennata dei CDS sulla Francia a 10 anni – Fonte: Bloomberg

“In Francia, dovremo aspettare il 7 luglio, anche se i mercati hanno già iniziato a ridurre i premi di rischio specifici del Paese come dimostra l’emissione di titoli di Stato il 20 giugno, i cui livelli di sottoscrizione e tassi di emissione si sono rivelati rassicuranti” ha sottolineato Clement Inbona, gestore di La Financiere de l’Echiquier, secondo il quale “se da un lato i programmi elettorali sono tesi ad attirare gli elettori, dall’altro l’esercizio del potere potrebbe imporre realismo e rigore a chi vuole avere qualche speranza di continuare a esercitarlo”.

In effetti il candidato ministro delle Finanze di un eventuale governo a guida Le Pen ha cercato di mostrare il volto meno populista dello schieramento dichiarando che sarà mantenuta l’attenzione ai conti pubblici. “I funzionari francesi devono rassicurare gli investitori stranieri che le finanze del Paese sono in ordine o rischieranno una nuova esplosione degli spread obbligazionari” ha commentato il direttore degli investimenti multi-asset di Allianz GI, Gregor Hirt.

Non a caso l’attuale ministro delle Finanze francese ha lanciato l’allarme Truss, ricorda Liam O’Donnell, responsabile tassi e macroeconomia di Artemis IM “se Marine Le Pen dovesse vincere e realizzare il suo programma economico”. La preoccupazione sul debito francese è testimoniata anche dalla riduzione di rating operata dagli analisti di S&P’s, da AA ad AA-, già prima delle elezioni. “Alla notizia delle elezioni in Francia, in previsione del caos che poi si è effettivamente verificato, abbiamo prontamente provveduto a vendere il debito pubblico francese allo scoperto perché, a nostro avviso, le elezioni e i sondaggi acuiranno le preoccupazioni sulle finanze del Paese” ha concluso il suo pensiero O’Donnell.

 

Il ricordo della crisi dei debiti sovrani è ancora fresco

Gli investitori ricordano perfettamente il 26 luglio 2012, quando l’allora presidente della BCE Mario Draghi pronuncio il “whatever it takes” che salvò l’euro dalla disgregazione. Allora al centro della tempesta c’era soprattutto l’Italia. Oggi al centro della tempesta ci finirebbe la Francia che probabilmente vi trascinerebbe anche l’Italia, mente a Francoforte, sulla poltrona presidenziale della Banca centrale, Mario Draghi non c’è più.

“Qualsiasi ricordo della crisi del debito sovrano europeo è un campanello d’allarme per molti investitori internazionali” ha proseguito Hirt. Secondo il direttore degli investimenti multi-asset di Allianz GI proprio nel comportamento degli investitori internazionali risiede il maggiore rischio. Il debito francese detenuto da investitori esteri è più elevato rispetto a quello di altre nazioni. Per il Fondo monetario internazionale oltre il 50% del debito pubblico francese è detenuto da investitori esteri contro il 30% dell’Italia.

Cosa succederebbe se gli investitori esteri decidessero di alleggerire le posizioni in corrispondenza di un aumento del rischio percepito? “Sono necessari degli interventi in grado di rassicurare gli investitori esteri e stabilizzare lo scenario” ha proseguito Hirt che, come riporta Bloomberg, preferisce in questo momento le posizioni in dollari USA rispetto a quelle in euro e utilizza l’oro come uno scudo contro le turbolenze geopolitiche.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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