Elon Musk, chi è (davvero) il primo triliardario della storia

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Non esiste un termine per definire ciò che Elon Musk sta per diventare: la parola triliardario non è ancora entrata nel dizionario, e probabilmente è colpa sua se presto dovrà farlo. Imprenditore, ingegnere autodidatta, padre di quattordici figli, ex consigliere presidenziale e protagonista di alcune delle battaglie legali più seguite degli ultimi anni, Musk incarna una figura che sfugge a qualsiasi categorizzazione lineare.

La sua storia parte da una periferia sudafricana, attraversa il crollo e la rinascita di aziende che hanno ridefinito interi settori industriali, e arriva fino alle stanze del potere politico americano. “Nel bene o nel male, purché se ne parli”, scrisse Oscar Wilde nel suo Ritratto di Dorian Gray: mai citazione fu più calzante per un uomo che, nel bene e nel male, non ha mai smesso di farlo.

 

In questo articolo:

 

  • Da Pretoria a Stanford: le radici dell’impero di Elon Musk
  • SpaceX e Tesla: due scommesse sull’orlo del precipizio
  • Starlink e la dimensione geopolitica dello spazio
  • La svolta politica di Elon Musk
  • AI, quando l’uomo teme le macchine che ha creato
  • Il prezzo di essere Elon Musk

 

Da Pretoria a Stanford: le radici dell’impero di Elon Musk

Ogni leggenda imprenditoriale comincia da qualche parte, e quella di Musk ha origine in una città che pochi avrebbero associato alla Silicon Valley o allo spazio: Pretoria, Sudafrica. Il padre Errol, ingegnere, viene descritto dal biografo Walter Isaacson come una figura violenta, sia emotivamente che fisicamente, oltre che incline a commenti sprezzanti su tutti coloro che non avevano la sua stessa sfumatura di pelle. Un amico raccontò a Isaacson che nel 2016, quando Musk accettò di incontrare il padre dopo anni di distanza, fu l’unica volta in cui lo vide con le mani che tremavano. “Ci sono certe persone che occupano un angolo oscuro nella mente di Musk. Lo turbano, lo fanno diventare oscuro e risvegliano in lui una rabbia gelida. Suo padre è al primo posto”.

L’infanzia che Musk ha descritto pubblicamente è segnata anche dal divorzio dei genitori, dal bullismo scolastico e dalla sindrome di Asperger, che lo rendeva incapace di cogliere i segnali sociali con la spontaneità dei coetanei. In questo contesto, il ragazzo costruì la sua prima forma di autonomia attraverso l’intraprendenza: vendeva uova di Pasqua al cioccolato fatte in casa porta a porta con il fratello e, a dodici anni, aveva già sviluppato e venduto il suo primo videogioco.

Alla prima occasione disponibile lasciò il Sudafrica per l’università in Canada, poi per gli Stati Uniti, dove si iscrisse alla University of Pennsylvania, ateneo della Ivy League, studiando economia e fisica. Ammesso a un dottorato in fisica a Stanford, abbandonò il programma dopo soli due giorni per gettarsi nel boom delle dot-com degli anni Novanta, fondando due start-up in rapida successione. La seconda, una piattaforma di servizi bancari online, si sarebbe evoluta fino a diventare PayPal, acquisita da eBay nel 2002 per 1,5 miliardi di dollari. 

 

SpaceX e Tesla: due scommesse sull’orlo del precipizio

Reinvestire l’intera fortuna accumulata con PayPal in due settori nei quali non si aveva esperienza diretta è una scelta che la maggior parte degli analisti avrebbe definito spericolata. Musk lo fece comunque, fondando SpaceX nel 2002 con l’obiettivo di costruire un’alternativa economicamente vantaggiosa alla Nasa per i lanci spaziali, e diventando presidente del consiglio di amministrazione di Tesla, la start-up di auto elettriche, fino ad assumerne la guida come amministratore delegato nel 2008. Entrambe le aziende arrivarono sull’orlo del collasso finanziario prima di invertire la rotta.

Isaacson riporta che Musk stesso descrisse quegli anni come un periodo di lotta costante per la sopravvivenza, vissuto in modalità adrenalinica permanente, con conseguenze fisiche e mentali rilevanti, salvo poi riconoscere che fu proprio quella pressione a definire il suo approccio operativo. Lo distillò in cinque fasi, che chiamò “l’algoritmo”: mettere in discussione i requisiti, eliminare parti o processi, semplificare e ottimizzare, accelerare, automatizzare.

Nel 2021, SpaceX divenne il primo operatore privato a inviare con successo un equipaggio in orbita senza un astronauta professionista a bordo, un risultato che Musk commentò sottolineando come, a differenza della diffusione delle auto elettriche, “diventare una civiltà spaziale non fosse un processo inevitabile senza l’intervento umano”. Tesla nel frattempo ridefinì gli standard dell’industria automobilistica globale sui veicoli elettrici, non senza frizioni: nel 2018, mentre l’azienda faticava a raggiungere gli obiettivi di produzione, Musk attaccò pubblicamente gli speculatori che scommettevano al ribasso sul titolo. Riconobbe però, con una certa sorpresa, che alcuni di quei trader disponevano di informazioni dettagliatissime sull’azienda che lui stesso definì “pazzescamente accurate”.

 

Starlink e la dimensione geopolitica dello spazio

Con SpaceX stabilmente operativa, Musk si trovò di fronte a un problema pratico: come finanziare nel presente le ambizioni interplanetarie future. La risposta arrivò nel 2015 con l’annuncio di Starlink, un servizio di accesso a internet ad alta velocità erogato attraverso una costellazione di satelliti in orbita bassa terrestre. Il progetto trasformò SpaceX da azienda di lanci a operatore di infrastrutture globali di comunicazione, con un impatto che avrebbe presto oltrepassato i confini commerciali.

Starlink è diventato un servizio critico per le popolazioni in zone di conflitto e ha svolto un ruolo operativo diretto nel supporto alle forze armate ucraine durante l’invasione russa. Fu proprio quell’utilizzo militare a generare una delle controversie geopolitiche più discusse legate al nome di Musk: secondo quanto riportato, avrebbe impedito all’Ucraina di utilizzare il servizio per condurre un attacco con droni contro una base navale russa, dichiarando di non voler essere parte di un’escalation di quella portata. La vicenda ha sollevato un interrogativo inedito nella storia recente: fino a che punto un’infrastruttura privata di comunicazione satellitare può condizionare le scelte operative di uno Stato in guerra.

 

La svolta politica di Elon Musk

Nel panorama delle acquisizioni aziendali degli ultimi decenni, quella di Twitter (poi denominata X) da parte di Musk occupa un posto a sé per le modalità con cui si è svolta. Nell’ottobre del 2022, dopo un’offerta iniziale a sorpresa seguita da una fase di apparente riluttanza, Musk completò l’acquisto della piattaforma per 44 miliardi di dollari. Secondo Isaacson, pochi giorni dopo l’approvazione dell’accordo, Musk disse ai figli adolescenti di averla acquistata per influenzare le elezioni presidenziali del 2024, una battuta, scrive il biografo, che i figli non compresero.

Nei mesi successivi, i suoi collaboratori più stretti setacciarono le comunicazioni interne dei dipendenti cercando in archivi Slack parole chiave come il nome stesso di Musk, licenziando decine di persone che avevano espresso commenti critici. In una circostanza emblematica, nella notte di Natale organizzò un’operazione improvvisata per spostare fisicamente i server di un data center di Sacramento con una flotta di furgoni, ignorando gli avvertimenti dei tecnici che indicavano in diversi mesi il tempo necessario per un trasferimento sicuro: l’operazione causò interruzioni del servizio, e Musk dichiarò in seguito di essersi pentito della decisione. Secondo alcune stime, il valore della piattaforma si sarebbe ridotto dai 44 miliardi dell’acquisizione a circa 9,4 miliardi.

Sul piano politico, la svolta era già in corso. Per lungo tempo Musk si era definito “politicamente moderato”, dichiarando di aver votato per Obama e Clinton; Isaacson riporta che nutriva un “profondo disprezzo” per Trump, che considerava “un truffatore” e “un po’ matto”. Con il tentato assassinio di Trump nel 2024, Musk dichiarò pubblicamente il suo sostegno alla rielezione, diventando uno dei principali finanziatori della campagna attraverso il Super PAC America, che organizzò anche una distribuzione controversa da un milione di dollari agli elettori negli stati chiave. Dopo la vittoria, Trump lo nominò alla guida del Dipartimento per l’Efficienza Governativa — DOGE — con tagli profondi e controversi alla spesa pubblica federale. Il sodalizio si deteriorò durante uno scontro su una legge di spesa e tasse, che degenerò in uno scambio di insulti personali sulle rispettive piattaforme social. Musk annunciò il suo addio alla Casa Bianca il 28 maggio 2025, e a giugno Trump dichiarò ufficialmente chiuso il rapporto, sebbene nei mesi successivi siano emersi segnali di possibile riavvicinamento.

 

AI, quando l’uomo teme le macchine che ha creato

Prima che il mondo imparasse a pronunciare la parola ChatGPT, Elon Musk aveva già scommesso, e poi perso, sulla partita più grande del secolo. Tra i fondatori originari di OpenAI, ne interruppe i rapporti nel 2018, prima che l’organizzazione diventasse la più nota al mondo nel settore. Nel febbraio 2023, poco dopo il lancio di ChatGPT, convocò il ceo Sam Altman a un incontro presso la sede di Twitter, chiedendo con toni accesi di giustificare la trasformazione dell’organizzazione da entità no-profit finanziata da donazioni a società a scopo di lucro legata a Microsoft. L’incontro, scrive Isaacson, lasciò Altman profondamente ferito.

Nel febbraio 2024, Musk formalizzò quelle contestazioni in una causa legale contro OpenAI e Altman; nel maggio 2026, una giuria californiana ha respinto il ricorso, stabilendo che Musk aveva atteso troppo a lungo prima di presentarlo. Nel 2023 aveva già fondato la sua società di intelligenza artificiale, xAI, con l’obiettivo dichiarato di “comprendere la vera natura dell’universo”. Isaacson riporta che la decisione fu motivata anche dalla preoccupazione demografica di Musk: nel suo ragionamento, mentre l’intelligenza biologica si stabilizzava per effetto del calo delle nascite, quella artificiale cresceva in modo esponenziale, avvicinando il momento in cui la capacità intellettiva digitale avrebbe superato quella umana. 

Nel 2023, Musk firmò una lettera aperta che chiedeva a tutti i laboratori di intelligenza artificiale di sospendere immediatamente per almeno sei mesi l’addestramento dei sistemi più avanzati. “I sistemi di intelligenza artificiale possono comportare gravi rischi per la società e l’umanità”, si leggeva nel testo, che invocava uno stop allo sviluppo fino a quando “i protocolli di sicurezza condivisi non saranno sviluppati, implementati e verificati da esperti indipendenti”. L’imprenditore temeva il realizzarsi del cosiddetto scenario Terminator, l’ipotesi che richiama gli scenari apocalittici del film di James Cameron dove l’umanità viene resa obsoleta da un’intelligenza artificiale dotata di coscienza e capacità cognitive superiori alle nostre. Quella firma, all’epoca liquidata da molti come un gesto di facciata, si sarebbe rivelata il prologo di un dibattito quanto mai attuale, come dimostrano le recenti dichiarazioni di Anthropic.

 

Il prezzo di essere Elon Musk

Il ritratto di Dorian Gray si chiude con la vera faccia del soggetto finalmente esposta: quello di Musk si chiude con i numeri che, forse meglio di qualsiasi altra cosa, raccontano chi è davvero. Nell’ottobre del 2025, Forbes ha certificato che Musk è diventato la prima persona a superare i 500 miliardi di dollari di patrimonio netto. Secondo le stime aggiornate di Bloomberg, la cifra si attesterebbe oggi intorno ai 700 miliardi, distanziando nettamente Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Larry Page e Sergey Brin. Il traguardo del trilione si avvicina su due fronti: la quotazione in borsa di SpaceX al prezzo previsto di 135 dollari per azione porterebbe il patrimonio di Musk a circa 988 miliardi, mentre il pacchetto retributivo approvato dagli azionisti di Tesla nel novembre 2025 — ripristinato dalla Corte Suprema del Delaware nel dicembre 2025 dopo due bocciature — potrebbe superare i 1.000 miliardi al raggiungimento di obiettivi ambiziosi nel prossimo decennio.

A questi numeri corrisponde una vita privata di pari complessità. Divorziato tre volte, due delle quali dalla stessa donna, l’attrice britannica Talulah Riley, Musk ha avuto quattordici figli da cinque donne diverse: sei con la prima moglie Justine, tre con la cantante canadese Grimes, quattro con Shivon Zilis e uno con l’influencer conservatrice Ashley St. Clair, che nel gennaio 2026 ha citato in giudizio xAI dopo che la piattaforma Grok era stata utilizzata per creare deepfake sessualizzati che la ritraevano su X.

Un “sapientone polemico con un ego smisurato”, lo ha definito il biografo Ashlee Vance, salvo aggiungere il ritratto inatteso di un oratore pubblico timido e di un ballerino impacciato. Un uomo però anche capace di autoironia, come dimostra la dichiarazione rilasciata al TedEx nel 2022: “Se elencate i miei peccati, sembrerei la persona peggiore sulla Terra”. Secondo il giornalista Chris Stokel-Walker, “Musk non sa mai del tutto cosa vuole fare il giorno dopo”, e si lascia guidare dall’istinto. È forse questa l’unica chiave di lettura, la sua costante imprevidibilità, a rappresentare quel fil rouge che tiene insieme tutto nell’arco di una vita che è partita da Pretoria con un videogioco da dodicenne e si appresta a produrre il primo triliardario della storia.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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