Questa settimana l’ex Primo Ministro italiano ed ex governatore della Banca centrale europea Mario Draghi ha presentato al pubblico il suo rapporto “The future of European competitiveness”, dopo che il testo è stato discusso a porte chiuse al Parlamento europeo. Dal documento sono emerse ben 170 proposte che hanno interessato i temi più svariati. Tra di essi, uno che si presta a discussioni vivaci è quello relativo all’ESMA (European Securities and Markets Authority), l’Autorità europea per i mercati finanziari.
A giudizio di Mario Draghi, l’ESMA dovrebbe subire una trasformazione, ossia passare da ente che coordina i regolatori nazionali a unico regolatore comune per tutti i mercati dell’Unione europea. Inoltre, all’organismo dovrebbe essere attribuita la supervisione esclusiva sui grandi emittenti multinazionali, sui principali mercati regolamentati con piattaforme di negoziazione in varie giurisdizioni, e sulle piattaforme di controparte centrale. In buona sostanza, l’uomo del “whatever it takes” vorrebbe centralizzare il potere dell’ESMA un po’ come avviene negli Stati Uniti con la Securities and Exchange Commission. Tutto ciò avrebbe l’effetto di agevolare e completare l’unione del mercato dei capitali nel Vecchio Continente, puntualizza Draghi.
ESMA: la soluzione proposta da Mario Draghi è quella giusta?
L’ESMA è stata istituita nel 2011 come risposta alle due grandi crisi finanziarie che l’hanno preceduta: quella globale dei mutui subprime del 2008 e quella dei debiti sovrani in Europa iniziata nel 2010 ed esplosa in tutta la sua potenza nel 2011. Dalla sua nascita, l’authority con sede a Parigi ha cercato di garantire quelle trasparenza, efficienza e stabilità necessarie per il buon funzionamento dei mercati finanziari. Ciò ha creato un ambiente ideale di stabilità che ha favorito la creazione di un’ampia gamma di prodotti e servizi di investimento. La tempesta finanziaria in Europa è stata superata e sono diminuiti i casi limite riguardo il rapporto tra gli investitori e le istituzioni.
Ovviamente sono rimasti in sospeso alcune situazioni di difficile soluzione, come quelle citate nella relazione attinenti alla frammentazione del mercato. Il cambiamento proposto da Draghi potrebbe però avere effetti indesiderati, secondo Mike Delano, Partner & AWM Leader di PwC Luxembourg. In particolare, “non risolverebbe i problemi di fondo che ostacolano l’integrazione del mercato”. L’esperto ritiene che i veri ostacoli affinché ci sia un mercato finanziario più unificato fanno riferimento alle normative nazionali che “aumentano la complessità e i costi quando i gestori patrimoniali provano e inserirsi in diversi mercati europei”. Ma “un’unica autorità di vigilanza non avrebbe la possibilità di modificare le leggi nazionali”. Quindi, le soluzioni caldeggiate da Draghi, “potrebbero rivelarsi fuorvianti e ritorcersi contro”, sottolinea Delano.
E allora quale sarebbe la strada ideale da percorrere? A suo avviso, il tragitto più ottimale è quello di “rafforzare la collaborazione tra le autorità nazionali competenti e l’ESMA”, garantendo in questo modo il mantenimento del vantaggio competitivo da parte dei diversi hub finanziari europei. Tra questi il Lussemburgo, che attualmente è un punto chiave per la gestione patrimoniale nel cuore dell’Europa.









