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ETF: ecco perché il mercato continuerà a crescere

La sede di Franklin Templeton a San Mateo in California

A venti anni dalla loro introduzione in Italia gli ETF sono uno strumento di investimento che ha ancora elevati spazi di crescita e di evoluzione. Ne è convinto Demis Todeschini, senior sales specialist per l’Italia di Franklin Templeton che, insieme a Carolin Baron, responsabile ETF Distribution EMEA, e Jason Xavier, responsabile ETF Capital Markets EMEA, hanno tracciato le linee future per gli Exchange Traded Fund in occasione del quinto anno di presenza in Italia dell’asset manager. Secondo Todeschini è uno strumento caratterizzato da una continua innovazione la cui frontiera è rappresentata oggi dagli ETF attivi, Smart Beta e tematici, che stanno riscuotendo un interesse crescente da parte degli investitori.

 

I numeri degli ETF in Italia

L’industria degli ETF è reduce da un 2022 di successo. Nonostante tutte le difficoltà che hanno caratterizzato l’anno passato, gli Exchange Traded Fund in Italia hanno registrato una raccolta netta positiva per 1,1 miliardi di dollari secondo i dati di Borsa Italiana. Nel complesso il patrimonio gestito in ETF a fine 2022 si attesa a 108,2 miliardi di dollari su 1.440 prodotti negoziati nel Belpaese. Di questa raccolta, 23,14 miliardi di euro sono finiti negli ETF ESG e 1,33 miliardi negli Smart Beta mentre gli Exchange Traded Fund attivi, una categoria che deve ancora entrare nelle abitudini di investimento, hanno visto crescere le masse in gestione da 2,3 a 3,6 miliardi di euro. Todeschini ha anche segnalato il ritorno di interesse verso gli ETF obbligazionari che hanno registrato una raccolta di 39,54 miliardi di euro nel 2022, il 39% complessivo sul totale dei prodotti quotati su ETFPlus.

La crescita non è stata solo italiana ma corale in tutto il globo. Come ha sottolineato Caroline Baron, il mese di dicembre 2022 è stato il 43° consecutivo di crescita per l’industria degli fondi passivi che oggi vanta un patrimonio globale di 9.230 miliardi di dollari. “Ci aspettiamo di crescere a un ritmo composto annuo del 16,8%, mantenendo il ritmo degli ultimi dieci anni”.

 

I trend che guideranno la crescita in Europa

Franklin Templeton punta sugli spazi di crescita per l’industria in Italia e in Europa. Per questo investirà in infrastrutture, organizzazione, marketing ma anche in educazione dei clienti. Perché anche se l’ETF è un prodotto finanziario semplice, trasparente e poco costoso, le difficoltà nel farlo comprendere all’investitore non mancano. In particolare per i prodotti di più recente introduzione come gli ETF attivi.

I trend di fondo che guideranno la crescita futura degli ETF in Europa nascono in parte dal confronto con il mercato principale dove gli Exchange Traded Fund sono nati, gli Stati Uniti d’America. Negli USA il patrimonio gestito in ETF ammonta a 6.510 miliardi di dollari quasi cinque volte che in Europa con una raccolta netta che nel 2022 è ammontata a 607 miliardi di dollari.

“Lo spazio di crescita è enorme” ha commentato Caroline Baron, secondo cui in Europa l’industria degli ETF è ancora nella sua prima fase di sviluppo. “E i tassi di crescita che stiamo registrando – ha proseguito – sostengono la nostra visione positiva sugli scenari futuri. Spesso sento dire che il mercato degli ETF è saturo ma non è così”. Anche perché, ed è il secondo punto toccato dalla responsabile ETF distribution EMEA, l’innovazione di prodotto è molto forte. “Pensiamo all’ETF su Metaverso che abbiamo appena lanciato -ha ripreso Baron -. Inoltre, i numeri ci dicono che lo spazio finanziario degli ETF è ancora piccolo rispetto al complesso dei fondi di investimento. In Italia rappresentano solo il 10% del mercato”.

Spazi di crescita che secondo Franklin Templeton gli ETF potranno sfruttare grazie alle loro caratteristiche che si combinano con tre evoluzioni di fondo dell’investimento: la tendenza alla riduzione dei costi dei prodotti; lo spostamento – in Italia ancora quasi assente – verso una consulenza indipendente; la domanda diretta degli investitori al dettaglio.

“In Italia e in Europa assisteremo allo stesso trend di sviluppo che già abbiamo visto negli Stati Uniti” ha spiegato Todeschini illustrando la rilevanza della domanda retail negli USA rispetto al Vecchio continente. “Negli Stati Uniti la metà della domanda di ETF proviene da investitori retail, in Europa siamo appena al 20%”. Una differenza spiegata anche dalle caratteristiche differenti della distribuzione. In Europa, e in Italia in particolare, la consulenza legata al mondo bancario è il punto di riferimento per la distribuzione dei prodotti fee based, ossia basati sulle commissioni. Gli ETF, che da questo punto di vista non rendono come i fondi attivi non quotati, vengono trascurati. L’iniziativa della Commissione europea che vorrebbe abolire le commissioni retrocesse dagli asset manager alle banche distributrici non avrà tuttavia un ruolo decisivo nello spostare masse verso gli ETF. Secondo Caroline Baron, infatti, il rischio che si corre è di lasciare una parte dei risparmiatori, quelli meno profittevoli, “scoperta e senza consulenza proprio nel momento in cui c’è bisogno di aumentare l’alfabetizzazione finanziaria e quindi l’affiancamento dell’investitore è ancora più necessario”.

 

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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