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EUR/USD: gli strateghi di Wall Street ora vedono la parità

Un metronomo poggiato su un tavolo scandisce il ritmo

L’EUR/USD continua la sua fase di debolezza nei mercati valutari e torna nelle vicinanze di area 1,05. Nelle ultime settimane, le posizioni lunghe nette degli speculatori si sono drasticamente ridotte. Secondo i dati della Commodity Futures Trading Commission degli Stati Uniti, nella settimana fino al 10 ottobre tra i fondi a leva i contratti di acquisto su EUR/USD sono ammontati a circa 75 mila unità contro gli oltre 170 mila del mese di agosto. Cosa sta succedendo? Gli investitori si stanno allontanando dall’euro e vengono attratti dal dollaro USA per tutta una serie di ragioni concomitanti.

In primo luogo, l’economia americana sta mostrando una straordinaria resilienza nonostante i rialzi dei tassi Fed mentre l’economia europea vacilla. La Germania, motore della crescita dell’eurozona, è in recessione, con il governo tedesco che la scorsa settimana il  ha tagliato le stime del PIL quest’anno, prevedendo una riduzione dello 0,4%. Inoltre il Fondo monetario internazionale ha aggiunto il suo carico sulla bilancia dei dolori della Germania posizionandola all’ultimo posto tra le economie avanzate sul fronte della crescita.

Un secondo fattore che spiega la debolezza dell’EUR/USD è la politica monetaria della Federal Reserve. La riunione del 19/20 settembre della Banca centrale americana ha convinto  i mercati che i tassi d’interesse in USA rimarranno alti per molto più tempo di quanto atteso. Questo giocoforza va a rafforzare il biglietto verde favorito anche dall’essere una valuta rifugio.

Infine pesa lo scenario geopolitica con la guerra tra Israele e Hamas. La principale preoccupazione in Europa è che possa ripresentarsi quanto accaduto con la guerra Russia-Ucraina, ossia un balzo dei prezzi energetici che rilanci l’inflazione a livelli insostenibili. L’aumento dei prezzi di gas e petrolio negli ultimi giorni è un assaggio di quello che potrebbe avvenire se il conflitto dovesse allargarsi ad altri paesi.

 

EUR/USD: parità possibile?

La domanda che molti si fanno ora è se esistano le condizioni affinché il cambio riveda la parità come accaduto nei momenti più critici del conflitto in Ucraina. J.P. Morgan ha rivisto al ribasso le sue previsioni e vede l’euro a 1 dollaro entro la fine dell’anno. “Nonostante la recente debolezza, l’euro non sta ancora incorporando uno sconto per la miriade di incertezze che la valuta deve affrontare” ha affermato Meera Chandan, co-responsabile del team di ricerca sulla strategia FX globale di J.P. Morgan, che cita “condizioni finanziarie più restrittive e potenziali rischi di ricadute geopolitiche in un contesto di crescita stagnante”. Per queste ragioni “ora ci aspettiamo che l’EUR/USD testi la parità e abbiamo rivisto al ribasso il nostro precedente obiettivo a 1,05”.

Dello stesso parere Citigroup, secondo cui la parità verrà raggiunta in sei mesi in quanto la recessione arriverà prima in Europa che negli Stati Uniti. “Pensiamo che il dollaro USA possa andare oltre l’eccezionalismo degli Stati Uniti”, ha detto Yasmin Younes, stratega di Citi. “La Federal Reserve ha ancora più tagli dei tassi scontati per il prossimo anno rispetto a qualsiasi altra Banca centrale del G10” ha aggiunto.

La parità è ritenuta possibile anche da Jane Foley, responsabile della strategia FX di Rabobank, sebbene la previsione sia per un calo del Fiber a 1,02 entro la fine dell’anno. “Su molti fronti l’Europa si trova di fronte a ostacoli e questo è totalmente indipendente dalle narrazioni di rifugio sicuro che stanno promuovendo il dollaro in questo momento. La parità è certamente qualcosa che vediamo come possibile e pensiamo che se ne parlerà sempre di più nei prossimi mesi”, ha affermato.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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