Euro: ecco perché la Francia potrebbe essere una bomba a orologeria

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L’euro ha perso slancio nelle ultime settimane sui mercati valutari. Dopo aver raggiunto il massimo dell’anno a 1,1831 dollari alla fine di giugno, è scivolato a 1,16 dollari. Il ritracciamento del cambio Eur/Usd si spiega principalmente con gli acquisti di valuta americana effettuati dagli investitori dopo le nuove tensioni innescate dai dazi Usa. Nei giorni scorsi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha  imposto prelievi del 30% verso l’Europa che entreranno in vigore il 1° agosto. Il mercato teme che, qualora nel tempo che manca non si dovesse raggiungere un accordo commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, l’applicazione delle tariffe creerebbe un grosso danno all’economia dell’eurozona, penalizzando in questo modo l’euro. Nel contempo il biglietto verde è anche tornato in auge nella veste di bene rifugio. Questa funzione era venuta meno nei mesi scorsi durante la fase più intensa degli scontri tra Trump e il resto del mondo sui dazi. Gli operatori di mercato avevano preferito disfarsi di asset statunitensi, anche se di asset sicuri come dollaro e titoli di Stato. Ora sembra che la tendenza sia cambiata di nuovo e la moneta a stelle e strisce abbia recuperato il suo ruolo tradizionale. In questo articolo:

 

  • Euro: il problema viene dalla Francia
  • Attenzione ai titoli di Stato francesi

 

Euro: il problema viene dalla Francia

Uno dei fattori che potrebbero mettere sotto pressione la moneta unica in questo periodo è la difficile situazione politica della Francia, lche rischia di riflettersi nei conti economici e finanziari del Paese. È quanto sostengono gli strategist di Ing, secondo cui il modo in cui Parigi controllerà il suo crescente deficit di bilancio potrebbe intaccare la domanda di euro. In Francia si sono riaccese le schermaglie tra il governo guidato da François Bayrou – che ha sostituito Michel Barnier a dicembre – e i partiti di opposizione contrari ai tagli della spesa e all’aumento delle tasse proposti dall’esecutivo. Il piano di Bayrou da 43,8 miliardi di euro mira a contenere il deficit e include misure – come quella dell’eliminazione di due festività nazionali – che non sono piaciute ad alcune forze parlamentari.

È bene ricordare che il governo non ha una maggioranza che lo sostiene e quindi in autunno potrebbe essere costretto a dimettersi se venisse votata una sfiducia, riproducendo quanto accaduto lo scorso anno con Barnier. “La storia del deficit francese è stata molto sullo sfondo negli ultimi tempi, ma è una bomba a orologeria per il sentiment dell’Ue“, ha scritto in una nota oggi Francesco Pesole, strategist valutario di Ing. “Potremmo iniziare a vedere alcune ricadute sul Forex nei prossimi mesi“. L’esperto vede il cambio Eur/Usd scivolare a 1,15 a breve, se i dati economici statunitensi mettessero in dubbio i prossimi tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

 

Attenzione ai titoli di Stato francesi

Le tensioni per l’euro potrebbero venire anche dai titoli di Stato francesi. Attualmente, lo spread tra gli Oat a 10 anni e i Bund tedeschi alla stessa scadenza è stabile intorno ai 70 punti base. Tuttavia, un peggioramento del quadro politico potrebbe impensierire gli investitori riguardo la stabilità di uno dei Paesi più importanti dell’eurozona, con conseguenti ripercussioni sull’euro. Tra l’altro, i rendimenti dei buoni del Tesoro transalpini a cinque anni sono tra i più alti della regione, il che la dice lunga sul clima teso che si respira nei mercati.

“Le obbligazioni francesi a 10 anni offrono un rendimento più elevato rispetto alle economie con rating più basso come Spagna e Portogallo”, hanno scritto gli strategist di Bloomberg. Tuttavia, gli esperti hanno sottolineato che “ci sono già così tante cattive notizie nel prezzo degli Oat che ulteriori perdite significative non sembrano ancora giustificate”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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