Europa: PMI composite ai minimi da 17 mesi, segnali di recessione

Europa: PMI composite ai minimi da 17 mesi, segnali di recessione

Europa: PMI composite ai minimi da 17 mesi, segnali di recessione

Dopo i dati sul PMI composite sceso ai minimi degli ultimi 17 mesi in Europa si respira aria di recessione. L’indicatore misura l’attività dei servizi e delle società manifatturiere dell’Eurozona e questo mese ha registrato un calo a 49,4 rispetto al mese scorso in cui stazionava a 52. Gli analisti invece si aspettavano una diminuzione a 51. Il dato è importante perché segnala un livello inferiore rispetto a 50, che separa la crescita dalla contrazione. Questa è la prima volta che l’indice scende sotto tale soglia da febbraio 2021 e ciò alimenta le aspettative che il Vecchio Continente possa essere investito da una recessione economica.

Chris Williamson, capo economista aziendale di S&P Global Market Intelligence, ha affermato che l’Europa va incontro a una contrazione economica nel terzo trimestre, in quanto l’attività economica è scivolata in luglio e gli indicatori suggeriscono un peggioramento nei prossimi mesi. Al riguardo le fabbriche hanno ridotto gli appalti a causa del più grande accumulo di prodotti finiti rimasti invenduti che si sia mai visto, sostiene l’esperto.

 

Europa: prospettive economiche riviste al ribasso

Le prospettive per l’Europa sono diventate più fosche dopo la riunione della Banca Centrale Europea di ieri, nella quale l’istituto monetario ha aumentato oltre il previsto i tassi d’interesse e quelli sui depositi. Gli analisti si aspettavano per entrambi una stretta di 0,25 punti percentuali, ma l’Eurotower ha deciso per 50 punti base. Così, dopo 11 anni si è attuato il primo rialzo del costo del denaro e la fine dei tassi negativi.

Questo genera forti preoccupazioni per una Regione in preda a una drammatica crisi energetica. La Russia ha ripreso la fornitura del gas attraverso il gasdotto Nord Stream, chiuso temporaneamente per manutenzioni per 10 giorni. Tuttavia, il flusso è al 40% della capacità, ossia allo stesso livello di prima della chiusura. Questo sta mettendo in agitazione un intero Continente, che sta studiando piani di emergenza come la riduzione del 15% dell’utilizzo del gas per l’inverno, proposta dalla Commissione Europea.

In questo contesto nebuloso, l’aumento dei tassi della BCE potrebbe contribuire ad affondare ancora di più l’Europa e dirigerla verso una flessione inevitabile. Per quanto altrettanto inevitabile sia il restringimento della politica monetaria con un’inflazione arrivata all’8,6%. L’Eurotower ha pubblicato il sondaggio che riguarda le aspettative di crescita dell’Eurozona. Dei 56 intervistati tra i vari professionisti, è emerso che per quest’anno il PIL è stimato al 2,8%, appena lo 0,1% in meno rispetto alle previsioni di aprile; ma per l’anno prossimo è prevista una crescita solo dell’1,5%, in netto calo rispetto al 2,3% stimato in precedenza.

Quali conseguenze avrà questo rallentamento economico? Per Melanie Debono, economista di Pantheon Macroeconomics, l’effetto potrebbe essere quello che la BCE alzi di meno i tassi d’interesse in rapporto a quanto i mercati si aspettano. “Tuttavia, ulteriori aumenti stanno arrivando comunque”, sottolinea l’esperta. A settembre, quindi, quasi sicuramente l’istituto guidato da Christine Lagarde effettuerà un altro ritocco al costo del denaro di 25 o 50 punti base. Su questo si è espresso Peter Kazimir, Governatore della Banca Centrale slovacca, che ha precisato come “gli sviluppi economici in Europa e al di fuori di essa determineranno di quanto alla fine saranno alzati i tassi nelle prossimi riunioni”.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.