FCA-RENAULT, UNA FUSIONE DA 170 MILIARDI DI EURO - Borsa e Finanza

FCA-RENAULT, UNA FUSIONE DA 170 MILIARDI DI EURO

Il primo a darne notizia è stato il Financial Times, proprio la domenica del voto europeo. Lunedì, prima dell’apertura delle borse, la nota ufficiale pubblicata da Fiat Chrysler Automobile, firmata dall’amministratore delegato Mike Manley. Infine l’accoglienza, con tanto di “brindisi”, a Piazza Affari, dove i due titoli hanno subito guadagnato oltre dieci punti percentuali a testa, sull’onda dell’entusiasmo per un matrimonio che può valere un giro d’affari di 170 miliardi di euro.

La proposta di Fca prevede una fusione con Renault al 50%. Nessuna chiusura di stabilimenti, e quindi zero licenziamenti. L’obiettivo? Diventare uno dei principali produttori di auto al mondo in termini di fatturato, volumi, redditività e tecnologia, a beneficio dei rispettivi azionisti e degli stakeholder delle società. Con una vendita annuale di 8,7 milioni di vetture e una forte leadership nelle tecnologie EV, nei marchi premium, nei SUV, nei pickup e nei veicoli commerciali. Una mossa che dunque porterebbe benefici a entrambe le parti, ma contemporaneamente “necessaria”, per far fronte alla competizione crescente da parte di soggetti – come Google – che entrano nel mondo delle quattro ruote, e ai forti costi per sostenere le nuove sfide che riguardano il settore automotive, a partire dall’elettrico, dalla guida autonoma e la connettività tra autovetture.

LA RISPOSTA DI RENAULT
La casa madre francese ha confermato di aver ricevuto la proposta di fusione alla pari da parte del gruppo italo-statunitense. E in mattinata il Consiglio di Amministrazione si è riunito per discutere dell’offerta. Il tutto mentre in borsa le azioni di entrambe le case registravano un balzo del 13,45%, a 56,71 euro (Renault) e del 12,6% a 12,9 euro (Fca). “Un comunicato verra’ diffuso al momento opportuno -è così che ha risposto il gruppo francese, che ha deciso di valutare con interesse l’opportunità di una fusione- per informare il mercato dei risultati delle discussioni”.

LA NUOVA SOCIETA’
Se l’operazione venisse conclusa, nascerebbe una società di diritto olandese posseduta al 50 per cento da ognuno dei due partner, con numero identico di consiglieri, per quello che sarebbe, numeri alla mano, il terzo polo automobilistico al mondo, con oltre 5 miliardi di euro di sinergie run-rate annuali. Nel quadro d’insieme, la famiglia Agnelli sarebbe l’azionista di riferimento con il 15% del capitale mentre lo Stato francese, da cui filtra, almeno per il momento, un atteggiamento favorevole verso le nozze, scenderebbe al 7,5%. La nuova società dovrebbe essere quotata a Milano, Parigi e a Wall Street, con un cda composto, almeno all’inizio, da 11 membri e una maggioranza di consiglieri indipendenti, e con un numero uguale di consiglieri, 4 ciascuna, in rappresentanza di Fca e Renault e uno designato da Nissan.

I SINDACATI
Il Cgt, secondo sindacato all’interno del gruppo Renault, esige tuttvia che lo stato francese mantenga “una minoranza di blocco che permetta di far prevalere gli interessi francesi”. Dal canto suo, Mike Manley, in una lettera inviata ai dipendenti, ha sottolineato che “i benefici che matureranno da una fusione di Groupe Renault ed Fca si estenderanno anche ai partner dell’alleanza, Mitsubishi e Nissan”, pur mantenendo una certa prudenza, dato che “di fatto, se questa fusione andrà avanti, la formazione della nuova società potrebbe richiedere più di un anno”. Per il sindacato della Fiom-Cgil “c’è bisogno di affrontare la situazione con impegni precisi da parte della famiglia Agnelli/Elkann e la convocazione da parte del governo di un tavolo sull’automotive che coinvolga sindacati e imprese, con l’augurio che non siano sacrificati stabilimenti italiani”.

 

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