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Fed aggressiva, solo un taglio dei tassi nel 2024

Fed aggressiva, solo un taglio dei tassi nel 2024

La Federal Reserve (Fed) ha gettato di nuovo acqua fredda su Wall Street, smorzando l’entusiasmo degli investitori dopo gli ennesimi massimi storici segnati da Nasdaq ed S&P500. Nella riunione conclusasi ieri la Fed ha lasciato invariati i tassi di interesse sui Fed funds nell’intervallo 5,25%-5,5% come ampiamente scontato. La delusione è arrivata dalle proiezioni trimestrali sui tassi di interesse che indicano un solo taglio entro la fine dell’anno, rispetto ai tre ventilati a marzo. Tuttavia, l’autorità di politica monetaria USA ha lasciato aperte le porte per una seconda sforbiciata in funzione dell’evoluzione dello scenario economico.

Nella conferenza stampa a chiusura del meeting, il governatore Jerome Powell ha sottolineato che le nuove stime fanno parte di un approccio conservativo, in attesa di dati che possano confermare la discesa dell’inflazione verso i livelli obiettivo. Le proiezioni sul carovita sono state aggiornate al rialzo, nonostante i segnali di raffreddamento uscite dalla lettura dell’inflazione resa nota ieri.

I banchieri centrali della Fed hanno alzato le stime dell’inflazione core per il 2024 – che esclude gli elementi volatili cibo ed energia – dal 2,6% al 2,8% in quanto la crescita dell’occupazione e la spesa dei consumatori sono state sorprendentemente resilienti. Peraltro all’interno della Fed non c’è unanimità nel credere che la politica monetaria restrittiva possa raffreddare l’economia. Secondo il presidente della Fed di Dallas, Lorie Logan, i tassi elevati potrebbero non rallentare la crescita come si pensava prima. Al contrario, il presidente della Fed di New York, John Williams, è convinto che ci siano tutte le condizioni affinché l’inflazione ritorni al target del 2%.

Per quanto riguarda le stime sui tassi a lungo termine, la Fed le ha elevate al 2,8%, rispetto al 2,6% di marzo. “È meno probabile che i tassi scendano ai livelli pre-pandemia” ha detto Powell, che però ha ribadito come la politica monetaria restrittiva stia avendo gli effetti sperati. Il governatore ha comunque accolto favorevolmente l’ultimo rapporto sull’indice dei prezzi al consumo, diffuso poche ore prima della riunione, che ha evidenziato una crescita dell’inflazione al 3,3% su base annua contro il 3,4% del consensus.

 

Fed: ecco come hanno reagito i mercati dopo la riunione

Al termine dell’incontro Fed, la Borsa americana ha rallentato la corsa chiudendo al di sotto dei massimi di giornata, ma rimanendo sempre a livelli record. L’indice S&P 500 ha terminato la seduta con un rialzo dello 0,85% a 5.421,03 punti, mentre il Nasdaq ha guadagnato l’1,54% a 17.610,79. Il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni è scivolato di 2,18 punti percentuali al 4,31%. Sul mercato valutario, il dollaro USA si è indebolito, con l’EUR/USD che ha toccato un massimo di giornata a 1,0852 da un’apertura di 1,074, prima di chiudere a 1,0812.

 

I commenti degli analisti

Gli analisti ritengono che la Fed non porterà avanti per molto la politica del rigore. Il mercato dei future evidenzia che gli investitori si orientano ancora verso due riduzioni del costo del denaro quest’anno, con probabilità maggiori per una prima mossa a settembre. A giudizio di Kathy Bostjancic, capo economista di Nationwide Mutual Insurance Co., “c’è ancora la possibilità di due tagli dei tassi quest’anno, a partire da settembre, ma la Fed ha bisogno di dati per rafforzare la sua fiducia”.

Gargi Chaudhuri, responsabile di iShares Investment Strategy Americas di BlackRock, ha affermato che il segnale del dot plot di un solo taglio dei tassi non ha cambiato le sue aspettative per la strategia dell’istituto monetario quest’anno. “Penso che i funzionari della Fed abbiano lasciato aperta la strada per tagliare i tassi a settembre se l’inflazione continuerà a migliorare”. La Banca centrale continuerà a “non reagire in modo eccessivo a nessun singolo dato, compresi i dati sull’inflazione più deboli”, ha aggiunto.

Secondo Saurabh Sud, gestore di portafoglio di T. Rowe Price, “la Fed sta dicendo che l’ultimo miglio per arrivare al 2% di inflazione sarà più lungo, ma il mercato crede ancora in una crescita decente e in prospettive di lavoro che graviteranno verso un atterraggio morbido”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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