Fed: con i nuovi dazi è tra l’incudine e il martello

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La sfilza di dazi imposti dal presidente USA Donald Trump mette la Federal Reserve (Fed) in una posizione scomoda. L’istituto guidato da Jerome Powell aveva parlato di un’economia statunitense sana e di un mercato del lavoro in salute nell’ultima riunione di marzo, ma la guerra commerciale innescata dalle tariffe era già una questione aperta. In pratica, il Fomc aspettava di conoscere quali sarebbero state le tariffe ufficiali per studiare le prossime mosse di politica monetaria.

Trump ha varato un dazio minimo del 10% per tutte le nazioni, aggiungendo dazi reciproci, ossia sulle importazioni dai partner commerciali che a loro volta hanno barriere sulle merci  degli Stati Uniti.

L’Unione europea è stata colpita da una tariffa reciproca del 20%, la Cina del 34% e il Giappone del 24%. Qualche esenzione riguarda Canada e Messico, che non subiranno dazi reciproci perché già gravati da un prelievo generalizzato del 25%.

Sul fronte dei prodotti, le nuove tariffe tengono fuori le auto, già gravate da un prelievo del 25%, e beni come rame, prodotti farmaceutici, semiconduttori, legname, oro, energia e alcuni minerali non presenti negli Stati Uniti.

Le misure sono più pesanti di quelle attese in media dagli analisti. La Fed si troverà a fronteggiare due possibili effetti: il calo della crescita e l’aumento dell’inflazione. Le nazioni colpite hanno giurato vendetta, il che implica un’escalation della guerra commerciale. Il rischio è che gli Stati Uniti non riescano a vendere all’estero come prima, mentre l’aumento dei prezzi potrebbe indebolire la domanda interna riflettendosi su tutto l’indotto produttivo. Ne consegue che l’economia potrebbe contrarsi e scivolare in recessione. L’inflazione è un altro nemico pericoloso per la Banca centrale. Gli economisti stimano  aumenti dei prezzi per migliaia di miliardi di dollari all’anno a causa dei nuovi dazi. La Fed ha compiuto grandi sforzi dal 2022 per abbassare l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni e ora potrebbe vedere tali sforzi vanificati.

 

Fed: quali saranno le prossime mosse?

Di fronte a uno scenario preoccupante, la Federal Reserve si trova di fronte a un bivio: abbassare i tassi per evitare la recessione o tenerli alti per impedire il ritorno dell’inflazione. Dopo l’annuncio di Trump, gli investitori hanno aumentato le attese di almeno tre tagli dei tassi Fed quest’anno, ma è una provisione tutt’altro che scontata. “L Fed è tra l’incudine e il martello”, ha commentato Jay Bryson, capo economista di Wells Fargo & Co. “Da un lato, se la crescita rallenta e il tasso di disoccupazione sale, dovrebbe essere più accomodante tagliando i tassi. Dall’altra parte, se l’inflazione sale dovrebbe aumentare i tassi. Si trova davvero in una posizione difficile”.

Anche Diane Swonk, capo economista di Kpmg, ritiene che la Fed si trovi ad affrontare lo scenario peggiore. “Le tariffe hanno aumentato la probabilità di un rallentamento economico negli Stati Uniti ma i funzionari della Fed probabilmente si asterranno dall’abbassare i tassi per di interesse per valutare il potenziale impatto dei dazi sull’inflazione”.

Si unisce al coro anche Joseph Brusuelas, capo economista di Rsm US. A suo avviso, il nuovo regime dei dazi è molto più duro di quanto molti analisti si aspettassero e aumenterà la probabilità di una recessione negli Stati Uniti. “Mi aspetto che l’inflazione approdi tra il 3% e il 4% entro la fine dell’anno. È improbabile che la Fed fornisca un cuscinetto all’economia con tagli dei tassi nel breve e medio termine. Quando deciso dalla Casa Bianca mette la Fed in una posizione molto difficile, data la pressione su entrambi i lati del suo mandato, la crescita e l’inflazione”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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