Fed: ecco cosa aspettarsi dai verbali di questa sera - Borsa&Finanza

Fed: ecco cosa aspettarsi dai verbali di questa sera

Fed: ecco cosa aspettarsi dai verbali di questa sera

L’attenzione del mercato questa sera per i verbali della Fed sarà altissima, alla luce di quello che è accaduto dopo il rilascio dei dati dell’inflazione di ottobre. Il segnale di raffreddamento del carovita che i risultati hanno trasmesso ha ridato agli investitori un po’ di quella speranza sopita da tempo. Il mercato ha cominciato a credere che finalmente la Banca Centrale americana potesse allentare la morsa in merito al rialzo dei tassi d’interesse. Subito dopo però l’entusiasmo è stato smorzato dalle varie dichiarazioni dei funzionari della Federal Reserve, che hanno richiamato all’ordine tutti quanti sottolineando che ancora la strada è lunga perché l’istituto centrale si rilassi.

Tuttavia, sembra che all’interno della Fed si sia creata una sottile spaccatura tra chi vorrebbe un approccio più sfumato in quanto preoccupato che i costi alti di finanziamento finiscano per stressare troppo l’economia e i mercati, e chi invece rimane in apprensione per un costo della vita ancora troppo alto e che potrebbe fare danni severi se la Banca tenesse giù i guantoni. I verbali di questa sera potrebbero mostrare quanto sia profondo il disaccordo, sebbene si riferiscano alla riunione di politica monetaria dell’1-2 novembre quando ancora i dati sull’inflazione non si conoscevano (essendo stati pubblicati giovedì 10 novembre).

 

Fed: la divergenza dei funzionari punto chiave

Il dilemma che attanaglia gli investitori attualmente è se la Fed attuerà a dicembre la quinta stretta consecutiva di tre quarti di punto percentuale oppure se correggerà il tiro a mezzo punto. Dall’ultimo meeting in effetti sono cambiate alcune cose e in parte anche gli stati d’animo. I verbali però danno sempre delle indicazioni sulle tendenze di fondo. Secondo gli analisti di Citi, ad esempio, potrebbero mostrare alcune differenze tra coloro che vogliono adottare un approccio più attendista e quelli che ritengono di procedere spediti per restringere le condizioni finanziarie fino in fondo.

La posizione del Governatore Jerome Powell è risultata chiara dopo la fine della riunione di novembre. “Dal punto di vista della gestione del rischio, vogliamo essere sicuri di non commettere l’errore di non riuscire a stringere abbastanza o di allentare la politica troppo presto”, aveva detto. Il numero uno della Fed aveva rimarcato il fatto che se si stringe troppo una via d’uscita la si trova con gli strumenti di sostegno all’economia, ma se non si stringesse abbastanza l’inflazione si potrebbe consolidare e richiedere più tempo per rimettere le cose in sesto.

Powell è preoccupato per quello che successe all’inizio degli anni ’80, quando l’inflazione si era trascurata per molto tempo e l’allora Governatore Paul Volcker ha dovuto adottare un restringimento sui tassi senza precedenti. Le sue dichiarazioni non lasciano ben sperare, proprio perché il 69enne di Washington è tradizionalmente più accomodante rispetto all’ala più austera della Fed. “C’è ancora molta divergenza nel FOMC, ma sembra che il messaggio da quell’ultima stampa CPI sia stato abbastanza coerente, ovvero che il loro lavoro non è ancora finito”, afferma Megan Greene, senior fellow della Brown University e capo economista globale del Kroll Institute. “Questo si rifletterà nel verbale”, aggiunge.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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