Fed: per Elon Musk deve abbassare i tassi dello 0,25%
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Fed: per Elon Musk deve abbassare i tassi dello 0,25%

Fed: per Elon Musk deve abbassare i tassi dello 0,25%

I dati agghiaccianti sull’inflazione USA questa settimana hanno reso febbrile l’attesa della riunione della Federal Reserve del 20/21 settembre. L’indice dei prezzi al consumo relativo al mese di agosto ha segnato una discesa rispetto a luglio di 0,2 punti percentuali all’8,3%, mentre il mercato si aspettava un calo almeno fino all’8,1%. Il segnale che in questo modo è stato percepito dagli investitori dalla lettura dei dati è stato chiaro: gli sforzi della Fed non sono sufficienti per riportare l’inflazione a livelli più normali e occorre quindi la mano più pesante. Questo significherebbe solo una cosa, ovvero che l’istituto centrale continuerà ad alzare i tassi in maniera sostenuta.

Per la verità, già dall’intervento di Jerome Powell a Jackson Hole il 26 agosto era apparso evidente che la Banca Centrale non avrebbe abbassato la guardia e anzi avrebbe continuato a lungo sulla strada di una politica monetaria estremamente aggressiva. Il mercato, tuttavia, sperava che i dati sull’inflazione potessero ammorbidire la posizione del Governatore e farlo propendere per un atterraggio morbido.

Non solo non ci sarà alcun ammorbidimento, ma con molte probabilità la Fed franerà sui mercati con maggiore irruenza, forse anche dopo la riunione di settembre. È questa la convinzione di diversi analisti, tra cui Nomura, che ora prevedono una serie di strette sui tassi dell’1%. Alla fine, il tasso terminale del 4% previsto dagli investitori fino ad ora potrebbe essere solo un ricordo, soprattutto se le prossime risultanze sul fronte inflazionistico continueranno a essere deludenti.

 

Fed: per Musk e Wood sta commettendo un errore

In definitiva, la recessione tanto temuta e che il mercato vorrebbe evitare a ogni costo, rischia di materializzarsi prima del dovuto. Per i funzionari della Fed è un passaggio inevitabile, perché l’inflazione così alta potrebbe incancrenirsi nel sistema economico della società e fare danni irreparabili. La Banca vorrebbe evitare di ripetere lo stesso errore che si è compiuto negli anni ’70, quando il temporeggiamento eccessivo a intervenire per abbattere la crescita dei prezzi aveva portato l’America al disastro. Fu poi la nomina di Paul Volcker a capo della Fed a cambiare le cose, con una svolta da falco che costò un paio di anni di sacrifici ma che alla fine rilanciò l’economia a stelle e strisce.

Oggi come allora vi sono delle resistenze e da più parti si reputa che l’istituto monetario con la sua aggressività finisca per spegnere un’economia ancora in salute. Sull’argomento si è espresso anche il capo di Tesla, Elon Musk, che in risposta a un utente su Twitter, ha scritto che la Fed dovrebbe tagliare i tassi d’interesse dello 0,25%. L’uomo più ricco del mondo ha osservato che se la Banca Centrale effettuasse un importante rialzo si rischierebbe la deflazione.

Le affermazioni di Musk sono perfettamente in linea con quelle rilasciate poche ore prima da Cathie Wood, fondatrice di Ark Invest, che ha avvertito che la Federal Reserve sta commettendo un errore con i suoi aumenti del costo del denaro; quindi, al riguardo si è detta preoccupata per la deflazione. La stock picker di Wall Street ha affermato che il calo dei costi per le materie prime e il trasporto, insieme alla stabilità dei prezzi dell’oro, suggeriscono che i problemi alla catena di approvvigionamento, che sono stati la causa dell’inflazione più alta degli ultimi 40 anni, si stanno allentando. Inoltre, ha aggiunto, l’economia americana è probabilmente già in recessione; pertanto, le pressioni sui prezzi si ridurranno.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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