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Fed: per Josep Borrell responsabile di una recessione globale

Fed: per Josep Borrell sarà responsabile di una recessione globale

La Fed sarà responsabile di una recessione mondiale. L’alert viene lanciato da Josep Borrell, dal 2019 Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. L’economista, parlando a una conferenza annuale degli ambasciatori dell’UE, ha detto che le banche centrali sono state in qualche modo costrette ad aumentare i tassi d’interesse, perché l’aggressività nella politica monetaria esercitata dalla Federal Reserve ha creato le condizioni, attraverso il rafforzamento del dollaro, di un crollo delle altre valute.

Secondo l’economista spagnolo, l’influenza che esercita l’istituto centrale americano è simile a quella della Bundesbank tedesca prima della creazione dell’euro. “Tutti stanno correndo per aumentare i tassi di interesse, questo ci porterà a una recessione mondiale”, ha asserito Borrell. Questi commenti si inseriscono in un discorso più ampio dove l’alto funzionario europeo mette in luce come l’UE non abbia “ascoltato i Paesi stranieri, cercando di esportare il suo modello di governance”, così come non è riuscita ad “anticipare l’invasione dell’Ucraina su larga scala da parte della Russia, sebbene Washington avesse lanciato degli avvertimenti”.

 

Fed: come condizionerà l’economia globale

Le parole di Borrell fanno il palio con i messaggi che il mese scorso aveva mandato la Banca Mondiale, dove veniva segnalato il pericolo della sincronicità delle banche centrali, una cosa molto diversa rispetto a ciò che si è visto negli ultimi 50 anni. L’istituto sovranazionale ha avvertito del rischio di una possibile recessione globale nel 2023 a seguito delle politiche della Fed. Probabilmente lo stesso concetto verrà ribadito questa settimana quando gli esponenti di punta della Banca Mondiale, insieme a quelli del Fondo Monetario Internazionale, effettueranno una serie di incontri a Washington dove discuteranno delle minacce per l’economia globale.

La Fed, quindi, sarà quella che avrà in mano il destino dell’economia su scala mondiale? Visto quello che è successo finora nei mercati non è difficile pensarlo. Da quando l’istituto guidato da Jerome Powell ha deciso di inasprire la sua politica monetaria per tentare l’assalto all’inflazione galoppante, le quotazioni a Wall Street sono sprofondate e il rendimento delle obbligazioni ha raggiunto livelli che non si vedevano da oltre un decennio. Quest’anno i tassi di riferimento sono stati aumentati per cinque volte: la prima a marzo di 25 punti base, la seconda a maggio di 50 punti base, poi a giugno, luglio e settembre di 0,75 punti percentuali. Ad oggi i tassi, quindi, sono arrivati al 3,25%. Le attese per le riunioni di ottobre e dicembre sono per due strette almeno di 75 basis point ciascuna.

Gli esponenti di spicco della Fed non lasciano altra speranza, di fronte a un carovita che stenta a frenare la sua corsa. I dati macroeconomici incoraggiano a proseguire lungo questa strada, come hanno mostrato i risultati sull’occupazione di venerdì scorso che hanno evidenziato come il mercato del lavoro negli USA sia in ottima salute. Tuttavia, i funzionari hanno riconosciuto che la loro campagna aggressiva potrebbe avere delle ricadute sulle economie più deboli, sottolineando però come la loro principale preoccupazione, in questo momento, sia quella di riportare l’inflazione americana sotto controllo. “La Fed tiene conto delle ricadute di tassi di interesse più elevati, un dollaro più forte e una domanda più debole da parte delle economie straniere. E anche del fatto che la liquidità dei mercati finanziari è un po’ fragile”, ha affermato Lael Brainard, Vicepresidente della banca centrale a stelle e strisce. Ad ogni modo l’aumento dei tassi deve essere eseguito “deliberatamente e in modo dipendente dai dati a causa di un’elevata incertezza economica e finanziaria globale”, ha aggiunto.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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