Fed: Powell alza i tassi, Borse in rosso con recessione inevitabile - Borsa e Finanza

Fed: Powell alza i tassi, Borse in rosso con recessione inevitabile

Fed: Powell manda in rosso le Borse, recessione inevitabile

La Fed ha fatto precipitare le Borse, dopo la riunione che ha sancito il terzo aumento consecutivo di 0,75 punti percentuali dei tassi d’interesse. I funzionari hanno votato all’unanimità, quindi ora i tassi federali sono compresi tra il 3% e il 3,25%, un livello che non si vede dal 2008. Wall Street ha chiuso con gli indici principali tutti con perdite vicine al 2% e nei mercati asiatici le vendite sono proseguite con cali generalizzati oltre il punto percentuale. Anche l’Europa questa mattina ha sentito il colpo e viaggia in territorio negativo.

L’umore degli investitori è stato profondamente turbato non tanto dalla scelta della Federal Reserve di attuare un altro maxi-rialzo del costo del denaro, quanto dalle parole del Governatore Jerome Powell, che in conferenza stampa ha detto a chiare lettere che “non c’è un modo indolore per abbassare l’inflazione”. Questo significa solo una cosa: la recessione non potrà essere evitata in alcun modo. Il messaggio stride un po’ con quanto il 69enne di Washington aveva dichiarato nel meeting di luglio, quando si era detto convinto che l’inflazione potesse essere domata senza per questo dover far scivolare l’economia in recessione.

 

Fed: ecco quanto aumenteranno i tassi in futuro

Dove si collocherà ora il tasso terminale? Il dot plot dei funzionari della Fed prevede un livello tra il 4% e il 4,5% entro la fine dell’anno, il che vuol dire altre due strette molto forti negli incontri di novembre e dicembre. Inoltre, i membri del FOMC hanno stimato che gli aumenti proseguiranno nel 2023, con la maggior parte che ora si attende il tasso terminale al 4,6% entro la fine del prossimo anno. A giugno invece le proiezioni erano per un livello del 3,8%. A partire dal 2024 vi è una certa divergenza di opinioni all’interno dell’istituto centrale, con alcuni che prevedono un mantenimento dei tassi sopra il 4%, altri invece che optano per ulteriori tagli.

Ad ogni modo, più la Fed alza i tassi, maggiore è il rischio che l’economia americana si contragga. In questo, Powell è stato molto schietto, sottolineando la necessità di ridurre l’inflazione ora per evitare una recessione ancora più grave in seguito. Sarà insomma un periodo di lacrime e sangue per gli Stati Uniti, come fu all’inizio degli anni ’80 quando il timone della Fed fu preso da Paul Volcker. Allora l’ex-Governatore prese di petto la questione inflazionistica e instaurò una lotta feroce contro il carovita spingendo il Paese in una dura recessione. Tuttavia, quello fu il passaggio obbligato per sconfiggere il nemico, preparando le condizioni per il rilancio economico.

La stessa cosa sta facendo adesso Powell, che non vorrebbe ripetere altri errori del passato, dove un eccessivo temporaggiamento alla fine rischiò di far perdere il controllo della situazione. “Non è dove ci aspettavamo o volevamo essere”, ha detto Powell ieri. “La nostra aspettativa era che avremmo iniziato a vedere l’inflazione scendere in gran parte a causa del miglioramento del mercato dal lato dell’offerta. Così non è stato”, ha aggiunto. Il numero uno della Fed, inoltre, ha riferito di voler maggiori prove che il mercato del lavoro si stesse raffreddando. Attualmente il tasso di disoccupazione è al 3,7%, ma i funzionari dell’istituto centrale hanno previsto un aumento al 4,4% l’anno prossimo. Dal punto di vista storico, una risalita così rapida in tale arco di tempo ha coinciso con una recessione.

 

Le opinioni degli analisti

Gli analisti hanno mostrato un certo stupore riguardo le proiezioni che la Federal Reserve ha fatto sui tassi nei prossimi mesi, nel senso che non si aspettavano un endpoint così elevato. Secondo Ellen Meade, economista della Duke University ed ex consulente senior della Fed, il tasso terminale a questo punto potrebbe anche essere superiore rispetto a quello indicato dai funzionari, ossia attestarsi al 5%. Per Blerina Uruci, economista di T.Rowe Price, il messaggio della Banca Centrale statunitense è chiaro: i tassi rimarranno più alti e più a lungo. Questo comporta una certa volatilità e incertezza sul mercato, “rendendo difficile per le imprese attuare piani”.

A giudizio di Bill Zox, gestore di portafoglio di Brandywine Global, “la Fed non è affatto vicina a una pausa o a un pivot. Sono focalizzati sulla rottura dell’inflazione. Una domanda chiave è cos’altro potrebbero rompere”. Il capo economista statunitense di UBS, Jonathan Pingle, ha affermato che la notizia che Powell ha dato in conferenza stampa è il riconoscimento che non si tratta solo di una crescita debole, ma di un rischio molto reale di recessione. Per questo, “c’è una volontà di passare attraverso un atterraggio duro”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.