Stasera la Fed statunitense deciderà sui tassi di interesse (Fed funds). Le attese sono per un taglio di 25 punti base, nell’intervallo 3,75%-4% e non dovrebbero andare deluse. L’economia americana ha mostrato segnali di rallentamento e l’inflazione è cresciuta meno delle attese nell’ultimo dato pubblicato. Sarebbe il secondo taglio consecutivo dopo quello di settembre e potrebbe essere seguito da ulteriori interventi, almeno due secondo le previsioni degli analisti, fino a tre per chi manifesta maggiore pessimismo sulla crescita.
In questo articolo:
- Fed: taglio dei tassi di sicurezza
- I dilemmi della Fed, lavoro e inflazione
- A cosa prestare attenzione nelle parole di Powell
- Chi si ricorda del quantitative tightening?
Fed: taglio dei tassi di sicurezza
La Fed ha segnalato nelle ultime riunioni un cambiamento nel peso attribuito ai suoi due mandati: inflazione e crescita. L’attenzione si è spostata sulla seconda. “Nel suo ultimo discorso alla conferenza Nabe (National association for business economics) del 14 ottobre, Powell ha osservato che le prospettive economiche erano cambiate poco rispetto alla riunione di settembre, pur evidenziando un aumento dei rischi al ribasso per l’occupazione” evidenzia Michael Krauzberger, direttore degli investimenti Public markets di AllianzGI.
In un contesto in cui gli ultimi dati in mano alla Federal Reserve riguardanti il mercato del lavoro risalgono al periodo pre-shutdown, il Comitato di politica monetaria (Fomc) dovrebbe preferire la strada di un taglio assicurativo. “Ci aspettiamo che i responsabili politici seguano il percorso di minore resistenza e riducano i tassi di altri 25 punti base” riprende Krautzberger. E siccome i tagli di questo genere non vengono quasi mai da soli, il direttore degli investimenti di AllianzGI se ne aspetta altri, ricordando come lo scorso anno la Banca centrale americana operò tre tagli per complessivi 100 punti base proprio tra settembre e dicembre. “Nei cicli assicurativi, in tre casi su quattro dal 1980, la Fed ha tagliato nuovamente entro 90 giorni dalla prima mossa”.
Nel frangente attuale, entro fine anno i tagli “assicurativi” potrebbero essere tre e tutti di 25 punti base. Solo “un’intensificazione delle tensioni nei settori bancario regionale o del credito privato potrebbe spingere il Fomc a considerare una riduzione più ampia, di 50 punti base”.
I dilemmi della Fed, lavoro e inflazione
Il cambiamento di rotta della Federal Reserve riflette un nuovo equilibrio tra le due componenti del suo mandato statutario, stabilità dei prezzi e piena occupazione. Secondo Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, questa evoluzione pone la Fed in una posizione di crescente delicatezza, in quanto se fosse troppo accomodante rischierebbe di riaccendere le pressioni inflazionistiche, ma un atteggiamento eccessivamente prudente potrebbe aggravare il rallentamento economico già in corso.
“La crescita occupazionale si è raffreddata in modo significativo: il ritmo di creazione dei nuovi posti di lavoro ha rallentato notevolmente e il tasso di disoccupazione è risalito verso i massimi dal 2021 (4,3%)” sottolinea Diodovich. L’inflazione, per contro, non sembra destare grandi preoccupazioni ma rimane ancora presente: “L’inflazione core Pce, l’indicatore preferito dalla Fed per misurare le pressioni sui prezzi negli Usa, non è ancora tornata stabilmente al 2%. Siamo quindi in una situazione scomoda: i prezzi al consumo restano alti mentre l’economia reale e l’occupazione rallentano”.
Proprio la presenza di inflazione latente non permette a Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia, di andare più in là di una previsione di due tagli dei tassi di interesse nel corso dei prossimi sei mesi. Ciò porterebbe il tasso di riferimento “al 3,75% contro il 3,50% previsto dal mercato dei future. Una volta corretti i dati per gli effetti del blocco del governo (shutdown), dovremmo osservare un rimbalzo dell’inflazione nel quarto trimestre, spingendo la Fed a mantenere un atteggiamento prudente”. Anche un mercato immobiliare più resiliente rispetto alle previsioni degli economisti viene citato da Sansone come ragione per non aspettarsi più di due interventi entro fine anno.
A cosa prestare attenzione nelle parole di Powell
Nella riunione di oggi della Fed non è previsto il rilascio di aggiornamenti sulla situazione macroeconomica. Il discorso del presidente Jerome Powell, il cui mandato scadrà a maggio 2026, e il comunicato di accompagnamento alla riunione avranno ancora più importanza. Ma a che cosa bisognerà prestare attenzione? Filippo Diodovich riassume per punti gli elementi che potrebbero dare indicazioni sul futuro dei tassi di interesse negli Stati Uniti:
- Tono della comunicazione sul mercato del lavoro
- Inflazione: transitoria o no?
“Le parole sono importanti” dice Nanni Moretti nel film “Palombella Rossa”. Nei comunicati stampa della Fed e nelle conferenze stampa del suo presidente, ancora di più. Con riferimento al mercato del lavoro, l’utilizzo di espressioni come “deterioramento significativo” o “indebolimento marcato” potrebbero indicare ulteriori tagli dei tassi di interesse nelle prossime riunioni. Se invece la debolezza occupazionale verrà descritta come “contenuta”, “gestibile” o “in linea con un atterraggio morbido”, significa che la Fed non vuole alimentare l’idea di una serie di tagli aggressivi.
Con riferimento all’inflazione, se questa è “coerente con un rientro graduale verso il 2%” significa che la Fed rimane aperta a nuove riduzioni dei tassi. Al contrario una sottolineatura dei “rischi inflazionistici restano elevati” ridurrà le aspettative per tagli aggressivi.
Chi si ricorda del quantitative tightening?
C’è anche un’altra leva della politica monetaria della Fed, oltre alla manovra dei tassi di interesse. Spesso viene trascurata ma rimane importante, in special modo nei momenti di svolta. Lo ricorda Mabrouk Chetouane, responsabile globale della strategia di mercato di Natixis IM Solutions: “Riteniamo che la questione dei tassi rimanga in secondo piano. Sebbene i commenti sulla situazione economica degli Stati Uniti saranno attentamente esaminati durante la conferenza stampa, gli investitori attendono dettagli sugli aspetti non convenzionali della politica monetaria statunitense”.
Secondo Chetouane, non solo la Fed interromperà il quantitative tightening, ma potrebbe anche diventare più attiva intervenendo in modo mirato sui mercati monetari. “Senza ricorrere al quantitative easing, la Fed potrebbe intervenire in modo discrezionale acquistando titoli di debito pubblico (principalmente a breve scadenza) al fine di attenuare i picchi localizzati di tensione sui mercati monetari” conclude.









