Fed: svolta da falco di Jerome Powell, l'inflazione non è più transitoria
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Fed: svolta da falco di Jerome Powell, l’inflazione non è più transitoria

Fed: svolta da falco di Jerome Powell, l'inflazione non è più transitoria

Il Governatore della Fed, Jerome Powell, ieri ha mandato in rosso i mercati americani nell’ultima seduta di Wall Street. I 3 principali indici USA hanno chiuso con perdite vicine al 2%, dopo la testimonianza del numero uno della Federal Reserve davanti al Congresso degli Stati Uniti. Ciò che ha fatto peggiorare l’umore degli operatori è stato quando il Governatore ha dichiarato che la parola “transitoria” riguardo all’inflazione è il momento di “mandarla in pensione.”

Powell cambia quindi registro rispetto a quanto fino ad oggi sostenuto, ovvero che la crescita dei prezzi fosse un fenomeno dettato dall’aumento del costo delle materie prime e dalle carenze degli approvvigionamenti, quindi destinata a raffreddarsi nel 2022.

Il 68enne di Washington, che ha appena ricevuto il secondo mandato alla guida della Fed, sembra essersi arreso di fronte all’evidenza, riconoscendo che l’inflazione si sta dimostrando più potente e persistente del previsto. A questo riguardo ha preso in considerazione anche la possibilità di accelerare sul tapering per tentare di calmierare il surriscaldamento dell’economia.

 

Fed: perché l’inflazione non è più transitoria

Cosa succederà adesso? L’ipotesi più probabile è che le affermazioni del capo della Fed servano per preparare il terreno all’aumento dei tassi d’interesse, ora atteso già a maggio del prossimo anno dal mercato. La percezione è chiara perché queste dichiarazioni giungono in un momento molto delicato, dove la variante Omicron rischia di mandare all’aria i piani di ripresa economica dell’economia statunitense.

Soprattutto Powell aveva finora posto una grande attenzione al livello occupazionale, altro obiettivo prioritario della Banca Centrale statunitense al pari della stabilità dei prezzi. E oggi si può dire in tutta franchezza che la forza lavoro negli USA non è nemmeno paragonabile a quella del periodo pre-Covid, dove si era giunti allo stato di piena occupazione. Di fronte a un mercato del lavoro ancora claudicante, Powell assume una svolta da falco e questa è una mossa che non può passare inosservata.

Proprio attraverso il mercato del lavoro passerebbe buona parte della salita dei prezzi. Il Presidente si aspettava che con la ripresa delle attività le persone tornassero al lavoro e si riproponesse una situazione simile a quella vista prima della pandemia. Così invece non è stato, il che ha comportato un aumento dei costi della manodopera per le aziende che si è riflesso sui prezzi.

Questo in aggiunta ovviamente a un’offerta che la Fed non si attendeva fosse così scarsa per tutto questo tempo. La carenza di forniture ha fatto incrementare le spese delle imprese che inevitabilmente si sono riverberate sui consumatori, costretti a pagare di più per i prodotti desiderati. Powell mette insieme tutte le cose dicendo che per tornare al grande mercato del lavoro esistente prima della pandemia è necessaria una lunga espansione, che può essere ottenuta solamente con la stabilità dei prezzi.

 

Fed: il giudizio degli analisti sulla svolta di Powell

La paura dei mercati ora è che si ripresenti un pò la stessa situazione del quarto trimestre del 2018, che è stato per il mercato azionario statunitense tra i peggiori di sempre a causa di una serie di aumenti del costo del denaro. Fu da allora infatti che Jerome Powell decise di smantellare quel sistema,  portando l’S&P 500 a raddoppiare le quotazioni.

Secondo Max Gokhman, chief investment officer di AlphaTrAI, il capo della Fed non solo sta adottando un tono più aggressivo, ma sta completamente trascurando come i mercati potrebbero prendere le implicazioni politiche di una svolta di questo tipo. A giudizio di Michael Kantrowitz, capo strategist di portafoglio di Cornerstone Macro, da questo momento i mercati diventeranno eccessivamente reattivi ai dati, in un clima in cui ci sarà molta incertezza.

Neil Dutta, capo dell’economia statunitense presso Renaissance Macro, sostiene che il rischio adesso è che avvenga il rialzo dei tassi prima che gli obiettivi sull’occupazione siano raggiunti. Per fortuna da qui a quando Powell inaugurerà tassi più elevati, per l’esperto il tapering sarà terminato e l’occupazione continuerà ad accelerare.

Il rialzo del costo del denaro tuttavia non necessariamente significa ribassi dei mercati azionari, molto dipende dal ritmo dell’inasprimento. Infatti secondo uno studio di Ned Davis Research, dal 1946 l’S&P 500 è aumentato in media del 5,3% nei 12 mesi successivi al primo aumento, con una discesa del 2,7% durante i rialzi più rapidi e una crescita dell’11% durante quelli più lenti.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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