La Federal Reserve si avvia al meeting del 27-28 gennaio mantenendo un atteggiamento di attesa. Le informazioni macroeconomiche disponibili dopo lo shutdown federale restano parziali e non forniscono elementi sufficienti per giustificare un cambio immediato di direzione della politica monetaria. È quanto emerge dal Focus United States del Research Department di Intesa Sanpaolo, aggiornato al 23 gennaio 2026.
Rispetto al 2025, il quadro che si delinea appare complessivamente più stabile: crescita, inflazione e mercato del lavoro convergono su uno scenario di equilibrio delicato, che lascia alla Federal Reserve margini limitati per modificare l’attuale impostazione. La normalizzazione dei prezzi procede lentamente, l’attività economica mostra una resilienza superiore alle attese e il mercato del lavoro rallenta senza segnali evidenti di deterioramento.
In questo articolo:
- Tassi fermi e strategia di attesa della Fed
- Usa, mercato del lavoro e inflazione: segnali contrastanti
- Stati Uniti, la solidità del ciclo incontra un quadro politico più complesso
Tassi fermi e strategia di attesa della Fed
Secondo Intesa Sanpaolo, il Fomc dovrebbe confermare una politica monetaria invariata, mantenendo il corridoio dei Fed funds al 3,50-3,75%. Le nuove evidenze macroeconomiche non rafforzano in modo convincente né le posizioni più prudenti, preoccupate per un possibile indebolimento dell’occupazione, né quelle più restrittive, focalizzate sui rischi inflazionistici. La valutazione prevalente all’interno del Comitato è che l’orientamento monetario si collochi ormai in prossimità della neutralità, riducendo l’urgenza di nuovi interventi. La scelta di “wait-and-see” appare quindi come una risposta alla persistente incertezza, più che come un segnale di svolta, e riflette una maggiore coesione rispetto alle riunioni precedenti.
Usa, mercato del lavoro e inflazione: segnali contrastanti

Il mercato del lavoro statunitense mostra una stabilizzazione dopo il rallentamento osservato in autunno. A dicembre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%, mentre la crescita dell’occupazione, pur inferiore alle attese, resta positiva. Allo stesso tempo emergono elementi di raffreddamento: il rapporto tra posti vacanti e disoccupati è sceso sotto l’unità e gli indicatori di percezione delle famiglie continuano a deteriorarsi.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione core al consumo ha registrato sorprese al ribasso, ma il ritmo mensile resta superiore a quello coerente con l’obiettivo del 2%. Il quadro è ulteriormente complicato dalle distorsioni statistiche legate allo shutdown e dal ruolo dei dazi, il cui impatto sui prezzi finali appare rinviato più che esaurito.
Stati Uniti, la solidità del ciclo incontra un quadro politico più complesso
L’attività economica ha fornito segnali più solidi rispetto alle attese. Nel terzo trimestre del 2025 il Pil ha accelerato al 4,4% annualizzato, trainato dai consumi e dagli investimenti al netto delle costruzioni. I dati su vendite al dettaglio ed esportazioni indicano una tenuta della domanda anche negli ultimi mesi dell’anno, nonostante le incertezze legate allo shutdown. Intesa Sanpaolo ha rivisto al rialzo le stime per il quarto trimestre, portando la crescita annua del 2025 al 2,2%. Per il 2026 è attesa solo una moderazione marginale, con una crescita intorno al 2%, in un contesto in cui i rischi di breve periodo appaiono orientati verso un ulteriore rafforzamento dell’attività.
In questo quadro si inserisce anche l’irrigidimento del contesto istituzionale, legato all’indagine avviata dal Dipartimento di Giustizia sui costi di ristrutturazione della sede della Federal Reserve, che coinvolge il presidente Jerome Powell. Un passaggio che ha riacceso il dibattito sull’indipendenza della banca centrale, già esposta a un clima politico più conflittuale. Al momento, tuttavia, il funzionamento collegiale del Fomc e le prese di posizione a tutela dell’autonomia dell’istituzione contribuiscono a preservare una linea di continuità e prudenza nelle decisioni di politica monetaria.









