G20: IN ATTESA DI XI, TRUMP VEDE PUTIN - Borsa e Finanza

G20: IN ATTESA DI XI, TRUMP VEDE PUTIN

Da una parte c’è Xi Jinping, il premier cinese, che chiede l’immediata cancellazione delle sanzioni su Huawei e le altre società tecnologiche cinesi. Dall’altra c’è Donald Trump, che a Osaka, tra una stretta di mano con Angela Merkel (“Una mia grande amica” ha detto alla stampa) e una chiacchierata con Vladimir Putin (“Non interferite con le elezioni 2020” gli ha detto scherzando) rivolto a Pechino risponde così: loro non sono certo nelle condizioni di poter dettare regole, dato che la guerra dei dazi non l’abbiamo voluta noi. Ciò nonostante, le borse europee, come detto, e al contrario di quelle asiatiche che hanno chiuso negative, hanno scommesso sul buon esito dell’incontro di domani tra il presidente degli Stati Uniti e il primo ministro della Cina, complici le politiche estremamente accomodanti della Bce e della Fed. Lo stesso tycoon Usa ha detto alla vigilia del G20: “Mi aspetto un incontro costruttivo”.

FMI: IN BALLO MEZZO PUNTO DI PIL GLOBALE
L’obiettivo è uno sviluppo stabile dei rapporti tra Pechino e Washington. Se le prime due superpotenze economiche mondiali tornassero a collaborare, tutto il resto del mondo potrebbe trarne beneficio. Se invece i rapporti dovessero ulteriormente congelarsi, la trade war andrebbe avanti e allora gli effetti sarebbero gravissimi, come già ribadito più volte anche dal Fondo Monetario Internazionale: in ballo ci sarebbe mezzo punto di pil globale.

TRUMP: SARA’ UNA GIORNATA EMOZIONANTE
Si scommette sulla tregua dunque, con le borse europee che trattano tutte positive poco prima dell’apertura di Wall Street, con Francoforte maglia rosa  a +0,56%. Trump garantisce che “Sarà una giornata emozionante” riferendosi all’incontro di sabato, ma le richieste della Cina non sono poche. E il presidente Usa non si distingue certo come politico accomodante, specie quando le trattative riguardano direttamente l’economia del proprio paese. “La posizione della Cina sul commercio non è cambiata dai giudizi di inizio maggio del vicepremier e capo negoziatore Liu He” ha detto il portavoce del ministero del commercio cinese Gao Feng. Aggiungendo che: “La Cina si oppone all’abuso delle pratiche per il controllo delle esportazioni e chiede agli Stati Uniti di ritornare sul binario corretto della cooperazione, l’unica via percorribile dalle due grandi economie mondiali”.

“IN GUERRA NON CI SONO VINCITORI, TANTOMENO IN UNA GUERRA COMMERCIALE”
Chi ci ha rimesso di più finora, in questo contesto di guerra commerciale, è senz’altro Huawei. Il nodo è lo sviluppo delle reti 5G, su cui il colosso asiatico ha già investito 2 miliardi di dollari. Ma la compagnia cinese, al momento, è sottoposta a un bando di vendita di componenti hi-tech statunitensi. In buona sostanza, le aziende americane non possono vendere la loro tecnologia a Huawei. Il motivo? Ufficialmente per “spionaggio industriale e sicurezza nazionale”. Ma non c’è soltanto Huawei. Nel dettaglio, la Cina chiede l’eliminazione dei dazi aggiuntivi, l’acquisto “realistico” di beni Usa per riequilibrare il deficit commerciale e un accordo basato sull’uguaglianza. “In una guerra commerciale non ci sono vincitori -ha concluso Gao-. Quelli che alla fine saranno colpiti saranno solo i consumatori e le società americane”.

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