Gas naturale: 2 scenari per l'Europa se la Russia invade l'Ucraina
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Gas naturale: 2 scenari per l’Europa se la Russia invade l’Ucraina

Gas naturale: 2 scenari per l'Europa se la Russia invade l'Ucraina

L’Europa difficilmente si staccherà dalla Russia riguardo il rifornimento di gas naturale. Il calo delle forniture nell’ultimo anno ha allarmato il Vecchio Continente, che sta cercando affannosamente di guardarsi intorno per vedere se ci sono le condizioni per sopperire al vuoto che sta lasciando Mosca. I fornitori di Stati Uniti, Qatar e Azerbaigian fanno il loro, ma ancora Bruxelles consuma il 40% di gas da Gazprom, l’ente di Stato russo.

La situazione ora corre sul filo del rasoio, perché già la mancata certificazione del gasdotto Nord Stream 2 ha fatto letteralmente precipitare il livello di riempimento dei serbatoi europei del combustibile a meno del 40% della loro capacità a fine gennaio, come mai è successo fino ad oggi. Ma ciò che potrebbe far deflagrare tutto è l’eventualità, ogni giorno più concreta, che la Russia invada l’Ucraina. A quel punto lo scenario che si potrà prospettare davanti non è ancora del tutto immaginabile, vista la sua portata.

Per ora, se l’Europa ha evitato una vera crisi di gas lo deve probabilmente a un clima invernale che non è stato dei più freddi e, con l’arrivo della primavera, anche una situazione esacerbata potrebbe essere in qualche modo tamponata. Il problema però sarebbe soltanto rinviato al futuro, se si cercasse di nascondere la polvere sotto il tappeto.

 

Gas naturale: lo scenario mite da una guerra Russia-Ucraina

E’ lecito quindi domandarsi cosa potrà succedere realmente se il conflitto al confine ucraino dovesse alla fine scoppiare. Vediamo 2 scenari che possono verificarsi. Il primo è con effetti contenuti, in cui gli oleodotti in Ucraina verranno danneggiati ma l’aggressione di Mosca sarà rapida e gli obiettivi verranno raggiunti in tempi brevi. A quel punto l’Europa potrebbe anche sopportare le conseguenze negative.

Il punto semmai è: chi subirà gli effetti più gravi? Intanto bisogna dire che il transito del gas naturale dall’Ucraina negli anni è stato notevolmente ridotto perché altri gasdotti che passano da altre parti sono stati costruiti. Fino alla fine degli anni ’90 quasi tutto il gas russo aveva come rotte i gasdotti ucraini di Soyuz, Brotherhood e Progress. Ma poi sono arrivati Yamal-Europe, Nord Stream 1, Blue Stream e TurkStream. Inoltre si attende l’approvazione di Nord Stream 2. Questo significa che se più di 20 anni fa l’Ucraina era il crocevia per 125 miliardi di metri cubi di gas russo verso il resto d’Europa, ora si è arrivati a meno di 42 miliardi di metri cubi, ovvero il 65% in meno.

In sostanza, oggi l’Ucraina non è una rotta chiave per la Germania e per almeno altri 6 Paesi europei. Lo è invece per Italia, Austria e Slovacchia. Quindi, se a essere coinvolto è solo il gas che passa attraverso l’Ucraina, si può dire che l’Europa si trova in condizioni migliori rispetto al passato per rispondere a un’eventuale crisi. Poi è chiaro che subentrano altri fattori non del tutto controllabili, come le temperature più o meno rigide che condizionano la domanda, e altre più controllabili come lo stoccaggio strategico di gas. Da quest’ultimo punto di vista l’Italia è più avvantaggiata rispetto ad Austria e Slovacchia per via di una presenza di scorte di gas superiore: 50,8% della capacità vs rispettivamente 22,7% e 32,5%.

 

IUno scenario grave da una guerra Russia-Ucraina

Lo scenario peggiore è quello in cui la Russia non solo non invierà gas attraverso i gasdotti che passano dall’Ucraina, ma effettuerà una chiusura totale verso l’Europa. Soprattutto alla luce delle tensioni che potrebbero scaturire dall’applicazione delle sanzioni minacciate da Bruxelles. A quel punto il quadro generale cambia radicalmente, con i Paesi europei che potrebbero andare incontro a blackout e sofferenze non indifferenti. Altrove non c’è disponibilità sufficiente per sostituire le forniture dalla Russia. Le stime più ottimistiche dicono che il Vecchio Continente sarebbe in grado di rimpiazzare fino a un massimo dei 2/3 del gas che arriva da Mosca. E il resto?

E poi c’è un altro fatto. Come si fa a incanalare il gas che sopraggiungerebbe nelle coste da altri Paesi? Solo pochi Stati, tra cui Spagna, Francia e Regno Unito hanno una capacità di gassificazione, il resto langue. La conseguenza potrebbe essere un razionamento dell’energia, ovvero di coprire i servizi base come ospedali e residenze, per poi ricorrere alla produzione di elettricità, facendo affidamento al petrolio e rispolverando il carbone. Se ciò non sarà sufficiente si potrebbero configurare gravi danni per le industrie, molte delle quali incapaci di sopportare il logico aumento del costo delle materie prime e quindi costrette a chiudere battenti.

Quanto sarà plausibile questo scenario? Le probabilità sono poche, perché Putin penserà 2 volte prima di mettere all’angolo un partner così prezioso come l’Europa, in considerazione del fatto che in futuro quest’ultima difficilmente farebbe ancora affidamento a Gazprom, cercando invece altre strade. A perdere insomma sarebbero in 2, ma è anche vero che a volte alla follia non vi è limite.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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