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Gas naturale: ecco perché Mosca vuol esser pagata in rubli

Gas naturale: Mosca vuol esser pagata in rubli, ecco perché

Se vuole il gas naturale russo ora l’Europa deve pagare in rubli. È questa la mossa di Vladimir Putin che in un colpo solo ha fatto impennare le quotazioni del rublo, con l’USD/RUB precipitato fino a 95,5 dai massimi di ieri a 104,50, e del gas europeo balzato fino a 132 euro a megawattora immediatamente dopo la notizia. Inoltre, oggi è il giorno della riapertura della Borsa russa per 33 titoli dell’indice Moex, fermo dal 25 febbraio, e la cosa potrebbe essere di buon auspicio. Le negoziazioni avverranno dalle 9.50 alle 14.00 ora locale, con divieto di vendere allo scoperto. Tra le 33 azioni scambiabili figurano il gigante statale Gazprom e la banca Sberbank, che finora è stata risparmiata dall’esclusione da SWIFT.

La Russia quindi continuerà a fornire il Vecchio Continente del combustibile, ma le fatture saranno espresse in valuta locale e non in euro come fatto finora. Mosca rappresenta oggi il 40% del gas consumato nell’Unione Europea e, dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina, sta annaspando per cercare una soluzione alternativa alla dipendenza dall’import russo. Adesso però ha una settimana di tempo per adeguarsi, rilanciare o chiudere i ponti.

Dal punto di vista contrattuale, in alcuni casi vi è già un’opzione per pagare in rubli, hanno riferito alcuni quotidiani russi, ma secondo gli analisti europei è improbabile che in Europa i contratti di fornitura includano tale clausola. Il nuovo scenario comporterebbe una rinegoziazione di quelli in essere, essendo che probabilmente la Russia non può costringere i maggiori clienti a modificare la valuta di pagamento.

 

Gas naturale: le conseguenze della scelta di Putin

Quali conseguenze avrà la mossa di Putin? Costringere l’Europa a pagare in rubli il gas che acquista significa rafforzare la valuta russa, messa costantemente sotto pressione dalle sanzioni occidentali, con l’effetto di bloccare l’inflazione importata nel Paese da svalutazione monetaria. Questo potrebbe anche arginare la fuga di capitali dalla Russia, che ha contribuito ad appesantire la perdita di valore del rublo. Inoltre, risparmierebbe la Banca di Russia dall’azione per sostenere la moneta, anche perché le armi a disposizione dell’istituto centrale sono limitate dal congelamento delle riserve in valuta estera per 630 miliardi di dollari.

La domanda che sorge in una situazione del genere è: chi ci perderebbe di più tra l’Europa e la Russia se si arrivasse in extrema ratio a chiudere i rapporti commerciali perché Bruxelles non si presta al gioco di Putin? Per quanto i Paese del Vecchio Continente si stiano guardando intorno e allacciando accordi con altri fornitori, per qualche anno ancora la rinuncia al gas naturale russo è impossibile. Giocoforza, l’impressione è che in qualche modo dovrebbero concedere qualcosa al capo del Cremlino, provando magari un compromesso.

La Russia potrebbe avere un asso nella manica rappresentata dall’area Asia Pacifico. L’India ha già preso posizione annunciando la continuazione dei rapporti commerciali con Mosca, che potrebbero intensificarsi in un terreno sgomberato dalla presenza occidentale. Ma è soprattutto la Cina il bandolo della matassa. Lo spostamento di tutto il business energetico e finanziario a est passa da Pechino, attraverso un consolidamento dei rapporti tra i 2 Stati che finiscono per sganciarsi dall’egemonia del dollaro americano. Al riguardo non sarebbe nemmeno escluso che, se l’Europa non volesse pagare in rubli, Putin potrebbe rilanciare chiedendo il regolamento in yuan. Le prossime mosse del Governo cinese saranno quindi decisive, una volta valutate tutte le variabili e gli effetti collaterali, prime tra tutte le sanzioni occidentali.

 

Gas in rubli? Le opinioni degli analisti

Le implicazioni della decisione di Mosca sarebbero molto forti, per gli analisti. Vinicius Romano, analista senior di Rystad Energy, afferma che gli acquirenti europei potrebbero valutare altre aperture contrattuali, come la durata. In alternativa, accelererebbero del tutto l’uscita dal gas naturale russo. James Huckstepp, manager di Emea Gas Analytics presso S&P Global, ritiene che si sia entrati in un territorio di rischio, che creerebbe complicazioni per gli acquirenti europei del combustibile russo.

Per James Waddell, capo del gas europeo presso la società di consulenza Energy Aspects, l’iniziativa di Putin dimostra come ci sia una maggiore volontà di mettere a repentaglio i suoi accordi sul gas nel confronto politico con l’Occidente. Per Jason Tuvey, economista senior dei mercati emergenti presso Capital Economics, l’obiettivo del Premier russo è quello di aumentare il valore del rublo e ridimensionare la dipendenza del Paese dalla finanza occidentale. L’inconveniente è che la Russia ridurrebbe ulteriormente l’afflusso di valute forti necessarie per regolare le proprie importazioni, innescando in questo modo una deriva ancora più autarchica.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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