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Gas naturale: la Russia aumenta l’export verso la Cina, Europa all’angolo?

Gas naturale: la Russia aumenta l'export verso la Cina, Europa all'angolo?

Il sospetto che la Russia avesse trovato nella Cina il partner ideale per sostituire l’Europa nella fornitura di gas naturale è stato sempre presente da quando è scoppiata la guerra Russia-Ucraina e l’Occidente ha imposto sanzioni severe al Paese guidato da Vladimir Putin. Adesso però se ne ha la certezza, dopo la notizia riportata dal quotidiano russo Kommersant sui flussi energetici verso Pechino. Nei primi otto mesi dell’anno vi è stato un aumento del 50% dell’export, di cui il 78% è costituito da risorse come petrolio, gas e carbone.

La situazione è in costante evoluzione e Russia e Cina stanno espandendo gli affari in comune, mentre l’Europa sprofonda in una crisi energetica dalla difficile soluzione e che potrebbe durare a lungo. Mosca sta per costruire attraverso il territorio della Mongolia un gasdotto che arriva in Cina. Soprattutto è partito il conto alla rovescia per Power of Siberia 2, il gasdotto che collega i campi siberiani di Kovyktinskoye e Chayandinskoyela, in Yakutia, e Blagoveshchensk, la città russa sul fiume Amur che segna il confine fra la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese. I due Paesi hanno già concordato una fornitura di 50 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, a un prezzo prestabilito.

 

Gas naturale: un’alleanza Cina-Russia non troppo velata, quali effetti?

Cosa significa tutto questo? Quello che si temeva, ovvero che gli sforzi dell’Occidente per mettere Putin all’angolo e farlo desistere dall’andare avanti nel conflitto sanguinoso con l’Ucraina non producano granché. Quantomeno non i risultati che si sperava di ottenere. Da molti anni la Cina, che ha la capacità di muovere la domanda mondiale di gas naturale (e non solo), è sempre stata considerata la mina vagante in tutta questa storia, in grado di spostare gli equilibri. Forse ha peccato di ingenuità chi pensava di vedere il Dragone al fianco dell’Occidente nel fronte unito contro il Cremlino, ma almeno sembrava lecito aspettarsi una posizione neutrale. Da quanto emerge invece sembra che la seconda superpotenza mondiale abbia scelto da che parte stare in maniera silenziosa facendo il suo interesse e quello della sua enorme popolazione.

Xi Jinping che strizza l’occhio a Putin è un problema serio per l’Europa e ciò complica i piani di Bruxelles di mettere un tetto al prezzo del gas, al punto che la riunione di domani del ministri dell’Energia rischia di essere un buco nell’acqua. Infatti quali effetti può realmente produrre un price cap se poi altrove la domanda di gas naturale è sostenuta? E pensiamo non solo alla Cina, ma anche all’India, che dovrà sfamare di energia oltre 1 miliardo di persone. Ieri la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha detto che nel breve periodo è quasi impossibile che la Russia trovi altri sbocchi per smerciare il gas se taglia fuori l’Europa dalle forniture. Alla luce di quanto sta succedendo, non sembra proprio sia così.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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